Archivi categoria: Educazione Finanziaria

Come incassare un Buono fruttifero postale

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Manuale del Risparmio: Come risparmiare soldi migliorando la propria vita

Il risparmio è importante!

Basta pensare che, nel nostro Paese, la sua tutela ha rilevanza costituzionale.

Infatti, l’articolo 47 della Costituzione Italiana così recita: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese”.

In famiglia si risparmia denaro (impiegandolo in diverse forme) per futuri investimenti, ma anche in modalità precauzionale (tradotto, in caso di necessità).

Per approfondire si segnala l’ultima Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2016 del Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo, scaricabile gratuitamente al link: Indagine sul Risparmio 2016

Buoni fruttiferi postali

Tra gli strumenti di accantonamento del risparmio vi sono i Buoni Fruttiferi Postali (abbr. Bfp). Ma come si procede, se ho bisogno di far fronte a una spesa imprevista, e devo incassare un Bfp? Vediamo come fare.

Prima di tutto il Bpf è rimborsabile in qualsiasi momento presso uno sportello postale e può essere cartaceo o dematerializzato. Nel primo caso è da portare con sé all’ufficio postale, nel secondo bisogna portare il libretto di risparmio nel caso fosse “appoggiato” su tale strumento. Occorre avere il documento d’identità e il codice fiscale.

Kakebo 2017. Il libro dei conti di casa. Il metodo giapponese per imparare a risparmiare

L’operatore eseguirà l’elaborazione a terminale, preregistrando il codice fiscale e facendo apporre la firma di richiesta liquidazione al titolare. Nel caso del Bfp dematerializzato sarà necessario eseguire il prelievo dal libretto/conto di appoggio per avere fisicamente il contante. Non ci sono costi/commissioni da pagare.

Per verificare la correttezza del calcolo di liquidazione da parte dell’operatore, per i Bfp dematerializzati è possibile effettuare sul sito, previa registrazione, la simulazione di liquidazione:Sito Poste

Così facendo si avrà contezza del valore lordo, delle tasse pagate (12,50% sui rendimenti) e del valore netto liquidabile.

Alessandro Gaetani

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Il FinTech tra banca e cliente

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L’era del Fintech: La rivoluzione digitale nei servizi finanziari
Il Fintech, in altre parole “Financial Technology”, raggruppa tutti quei modelli di business basati sull’utilizzo di software innovativi che consentono agli utenti di compiere ogni tipo di operazione finanziaria. In genere si tratta di startup che utilizzano tecnologie avanzate per rendere il settore dei servizi finanziari più veloce, dinamico e proficuo.

“La maggioranza delle banche – preoccupata di perdere parte del proprio business a vantaggio delle nuove realtà FinTech, migliori interpreti dell’evoluzione delle esigenze del cliente – sta stringendo delle collaborazioni con questi player con l’obiettivo di migliorare i propri servizi. E a beneficiarne è soprattutto il consumatore.”

Ecco quanto risulta dallo studio Global FinTech Survey 2016 di Price Waterhouse Coopers. Le startup del Fintech svolgono in linea di massima le seguente operazioni: crowdfunding, ovvero la raccolta di piccoli capitali dal pubblico dei risparmiatori; peer-to-peer lending, finanziamenti concessi da privati a privati oppure ad aziende; roboadvisor, cioè algoritmi che forniscono soluzioni di asset management creando portafogli finanziari con gli strumenti più efficienti; gestione dei pagamenti online e con le app; credit scoring, sistemi di valutazione del rischio di credito.

In Italia, operano già realtà come MoneyFarm, AdviseOnly, etc. ma in generale, attorno alla realtà del Fintech, nel nostro Paese c’è ancora parecchio vuoto da colmare.

Infine, si legge ancora nello studio sopra citato: “Nel frattempo, le banche dovrebbero iniziare a semplificare prodotti e servizi per facilitare il confronto tra i player del mercato e mitigare la confusione del cliente. In parallelo, è cruciale da parte loro ideare dei prodotti basati sull’esperienza dell’utente, piuttosto che mantenere il solito approccio di “procedure secondo le linee guida”.

Le banche dovrebbero prestare ascolto al feedback dei clienti e tradurlo in un’offerta di servizio in maniera puntuale. Tutte azioni queste, che vanno intraprese a prescindere dalla rivoluzione avviata dal FinTech.”

Alessandro Gaetani

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Hai comprato un Salvadanaio?

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Molte volte ho scritto dell’importanza di tenere un salvadanaio.

Permette in prima battuta di svuotarsi le tasche quando si rientra in casa e, successivamente, una volta riempito, di trovarsi a contare somme più o meno importanti.

Due gli alleati in questa buona abitudine:
la grandezza del salvadanaio e il tempo.

L’acquisto è economico e ci si può sbizzarrire nella scelta, di terracotta, di alluminio, colorato e/o raffigurante immagini (magari con i colori della propria squadra del cuore!).
Pochi euro per avere nella propria casa, nel proprio ufficio, nella propria auto, uno strumento che genera una buona “dipendenza”.

Salvadanaio
Salvadanaio

Alcuni lettori mi hanno raccontato della gradita sorpresa ricevuta, quando si è provveduto a rompere/svuotare il salvadanaio, ricavandone somme utili a pagare quella determinata spesa, una piccola vacanza, la retta della palestra del proprio figlio/a, etc.

È Facile Risparmiare Se Sai Come Farlo! ED. 2014: Manuale Pratico di Sopravvivenza alla Crisi

Inoltre, tutti gli istituti di credito sono forniti di comodi raccoglitori di monete, utili a dividerle per taglio e a trasportarle per versarle nel proprio conto corrente e/o libretto di risparmio.

E’ un semplice strumento di raccolta che, certamente non genera interessi, ma che in momenti di bassissima e/o assente inflazione, come gli ultimi anni, non ha alcuna controindicazione.

Una buona abitudine, da trasmettere anche ai propri figli, approfittando magari delle festività, del compleanno, per aggiungere un bel salvadanaio al regalo ufficiale.

Di seguito un’intervista ufficiale rilasciata per i lettori del blog: Intervista al salvadanaio

Buona raccolta!

Alessandro Gaetani

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Intervista al Salvadanaio

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Economiafamiliare: ciao Salvadanaio, perché piangi?

Salvadanaio: perché sono triste.

 

Economiafamiliare: perché sei triste Salvadanaio?

Salvadanaio: perché sono destinato a scomparire, io mi trovo così bene nelle case degli italiani, ho a che fare con i nonni, i bambini e tutti gli altri componenti della famiglia italiana.

Economiafamiliare: perché pensi questo?

Salvadanaio: perché se continuano a spingere sull’azzeramento dell’uso del contante, non ci saranno più resti ad alimentarmi, lo sai che nella maggior parte delle case mi riempiono di monete, e che quando vengo rotto per prelevarle mi sento rigenerato, perché so che rinascerò, magari in un’altra forma, ma resterò comunque in famiglia.
E poi vuoi mettere io sono sempre bello e cicciottello, quelle carte sono così magre!

Alessandro Gaetani

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Alla larga dai derivati

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I derivati godono ancora oggi di troppa libertà e di poca regolamentazione.

Sarà ormai noto a tutti che si tratta di contratti, aventi a oggetto attività finanziarie, il cui valore varia con la loro quotazione di mercato: ad esempio, azioni, obbligazioni, tassi di interesse, valute, e persino indici su tali attività. Peccato che, i derivati, da strumenti di copertura del rischio (termine assicurativo) si siano trasformati in un gioco da casinò.

Sì proprio quello di roulette e fiche!

Infatti, i derivati, grazie alla tecnologia e al fatto che sono diventati delle vere e proprie “scommesse” hanno generato una massa enorme di denaro “virtuale” contagiando l’intero mondo. Il loro valore attuale è superiore di varie volte al Pil terrestre (si stima che nel mondo la massa dei derivati in circolazione ammonti a 300 miliardi di dollari), estromettendo di fatto l’economia reale. Infatti i derivati, sono arrivati anche ai prodotti alimentari (caffè, mais, olio, etc.) alterando, di fatto, i prezzi finali di prodotti cibari che arrivano sulle nostre tavole.

Leggevo qualche giorno fa un documento della Fao, che ormai da diversi anni a questa parte mette in guardia dalle conseguenze che questi hanno sulla fame nel mondo, dove i banchieri si sostituiscono agli agricoltori nel determinare i prezzi degli alimenti.

L’investimento in derivati è, non a caso, ancora oggi oggetto delle cronache finanziarie, che riportano come persino molti enti territoriali (Regioni, Comuni, Province) abbiano, forse inconsapevolmente, investito in derivati, essendo così incorsi – a seguito dell’andamento negativo dei mercati – in un’esposizione finanziaria gravissima.

Warren Buffet

In una recente intervista al Financial Times, Warren Buffet (Investitore di maggiore successo del XX secolo. Seconda persona più ricca degli Stati Uniti. Guru numero uno della finanza mondiale), ancora una volta ha definito i derivati “armi finanziarie di distruzione di massa”.

Per i risparmiatori è bene starne alla larga, anche quando si trovino in altri prodotti finanziari “strutturati” (polizze index linked, obbligazioni strutturate, etc.).

Alessandro Gaetani

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“Accorciare il mutuo e pagare meno interessi” Il cortometraggio

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Da un diplomato geometra con studi in materie economiche, che mastica di costruzione immobili dall’età di 8 anni, in quanto figlio di un carpentiere edile che ha costruito le strutture portanti di case, palazzi e alberghi, non ci si poteva aspettare che un approfondimento sui mutui. Nel caso specifico sulla surroga del mutuo.

La locandina

Infatti, i dieci anni della Legge 40/2007 hanno “sbloccato” nel nostro Paese il mercato della portabilità del mutuo per i cittadini mutuatari (la surroga era prevista già dal nostro Codice Civile all’art.1202).

E’ una delle cosidette “lenzuolate di liberalizzazioni” messe in atto dall’allora Ministro alle Attività produttive Pierluigi Bersani, che ha dato la possibilità di surrogare il proprio mutuo senza affrontarne i costi (notaio, perizia immobiliare, etc.) trasformando i sottoscrittori di mutuo in una sorta di “speculatori” finanziari alla ricerca di un guadagno economico.

Ma non tutti i potenziali beneficiari, hanno approfittato di tale opportunità.

Infatti alcuni lettori del mio blog Economiafamiliare.it mi dicono che, per pigrizia, per mancanza di tempo e/o voglia di “darsi da fare”, hanno perso denaro, nel decennio che ha visto i tassi d’interesse scendere, forse come non mai!

Stiamo parlando della riduzione della durata del mutuo, del pagamento di meno “quota” interessi, anche grazie al ricalcolo sul debito residuo che, nel frattempo, è visibilmente diminuito.

Allora, anche per quest’ultimi ho voluto “celebrare” il decennale della legge 40/2007 raccontando in un cortometraggio (unico in Italia ad averlo fatto) la storia che mi ha riferito un lettore del mio blog, per il quale ho usato il nome di fantasia Alfonso, (come pure di fantasia e il nome di Chiara l’addetta dell’ufficio mutui e della Banca Italiana Mutui, che non esiste.

Clicca qui per vedere il cortometraggio: “Accorciare il mutuo e pagare meno interessi”

In questo caso specifico le tempistiche bancarie, previste dalla suddetta legge sono state rispettate.

E’ andata per le lunghe solo la parte preliminare (da qui il riferimento al darsi da fare) che non ha comunque scoraggiato Alfonso.

Mi auguro quindi che, la storia di Alfonso alle prese con la seconda surroga del suo mutuo, sia utile, che spinga tutti a condividerla con altre persone interessate, affinchè possano essere stimolate a darsi da fare per averne un guadagno economico. I dialoghi e la narrazione sono stati molto semplificati, proprio per dimostrare la facilità di accesso alla surroga del mutuo.

Le parole chiave del cortometraggio sono:

Storia, Condivisione, Facilità, Emozione, Visibilità, Informazione

Buona Visione!

Alessandro Gaetani

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Debito pubblico e Ricchezza privata

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L’Italia è un Paese ricco in uno Stato povero” (citazione).

Probabile che, chi ha detto questa frase, si riferisse non tanto all’enorme debito pubblico, arrivato a oltre 2.250,40 miliardi (gennaio 2017), ma al fatto che la ricchezza privata delle famiglie italiane è superiore allo stesso debito pubblico.

Quest’ultimo è così definito su Wikipedia: “il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ e altri) destinati a coprire il fabbisogno di cassa statale, nonché l’eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato”.

Secondo la Banca d’Italia, dato il rapporto tra la ricchezza netta (somma delle attività reali e finanziarie al netto dei debiti – alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro) e il reddito lordo disponibile delle famiglie, il nostro Paese è tra i più ricchi del mondo. Questo perché, rispetto ad altri Paesi le famiglie italiane sono poco indebitate (alla fine del 2014 era indebitato il 23 per cento delle famiglie italiane per un ammontare medio di poco più di 44.000 euro) e hanno ricchezza derivante da voci di economia reale (case, terreni, etc.).

Basti pensare che l’Agenzia del Territorio evidenzia che, solo il patrimonio immobiliare privato, vale oltre 6 trilioni di euro. Più del triplo del debito pubblico.

Detto patrimonio oltre ad avere questo valore nominale è anche uno strumento di garanzia per l’accesso al credito. In parole povere, un finanziatore davanti alla possibilità di ipotecare l’immobile, a fronte di una perizia terza, concede somme di denaro, a testimonianza del fatto che l’immobile è leva principale per qualunque attività economica (creazione di reddito, imprese, posti di lavoro, etc.).

Paese ricco in uno Stato povero, per quanto tempo potrà restare in questa condizione?

Alessandro Gaetani

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Non è tutto oro quello che luccica

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La verità sull’oro: Confessioni inedite del titolare di una catena di Compro Oro

Dicesi età dell’oro quella in cui oro non c’era” così scriveva tra il 1870 circa e il 1907, Carlo Dossi nel suo lungo diario di vita quotidiana, contenuto in sedici cartelle azzurro oltremare “Note azzurre” (ho spulciato in biblioteca l’edizione del 2010 pubblicata dalla casa editrice Adelphi).

A leggere la cronaca degli anni novanta, nel nostro Paese alla parola “oro”, gli italiani collegavano tutta una serie di scandali politico/amministrativi pubblici.
Citando Enzo Biagi nel suo libro “I” come italiani: Le lenzuola d’oro (alle ferrovie di stato), le mense d’oro (alla refezione scolastica al comune di Roma), le merendine d’oro (i pasti all’asilo dei bimbi milanesi), i cespugli d’oro (sull’autostrada serenissima), e altri scandali italici “d’oro”.

Qualche mese fa, in una trasmissione televisiva, il conduttore chiedeva ai telespettatori di svuotare i cassetti di casa alla ricerca di oggetti d’oro da vendere, perché a suo dire, “era il momento buono”.

I trader di tutto il mondo consigliano che, in una corretta diversificazione, bisognerebbe investire in oro (monete, lingotti, strumenti finanziari) massimo il dieci percento del proprio patrimonio. Per tutti, l’oro è stato sempre considerato un bene rifugio.

Come fare quindi?

E’ acquistabile presso banche, gioiellerie e operatori professionali in oro, autorizzati da Bankitalia.

Gli Etc (exchange traded commodity) per esempio, sono fondi d’investimento legati all’oro. Si acquista una quota corrispondente a un quantitativo di minerale, il cui valore aumenta o diminuisce in base al mercato del metallo giallo. Tra i vantaggi vi è la facilità di acquisto e tra gli svantaggi il non sapere con esattezza, l’effettiva quantità di oro fisico posseduto dal fondo, per garantire le somme investite.

Oppure si può detenere oro fisico (monete e lingotti) con lo svantaggio di dover individuare forme di custodia (per esempio cassette di sicurezza o la cassaforte in casa).

Alessandro Gaetani

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Quasi un romanzo. L’economia spiegata a chi non la capisce

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Con questo libro, il giornalista economico Leonardo Martinelli, ci spiega l’economia trattando i temi più attuali (seppure il libro sia di qualche anno fa), utilizzando i film e i libri che storicamente, hanno dato tanto materiale cui far riferimento per capirla.

Pubblicato dall’editore Bompiani, sono 282 le scorrevolissime pagine, con sottotitolo “l’economia raccontata a chi non la capisce”.

Obbligazioni, spread, azioni, investimenti, sono alcune delle diverse parole chiave che si possono trovare, ben spiegate, sul libro.

Riferimenti diretti a un libro o a un film. Tra le testimonianze Tom Wolf, Emile Zolà, Francis Scott Fitzgerald, Primo Levi, Oliver Stone, e altri, che con le loro opere letterarie e/o cinematografiche ci raccontano uno spaccato attualissimo sui fenomeni economici che viviamo tutti i giorni.

Un paio di anticipazioni.

  • Una prettamente italiana come il film Il Maestro di Vigevano del 1963, che, interpretato da Alberto Sordi, racconta la storia di un maestro di scuola elementare che seguendo le intuizioni della moglie lascia la scuola e con la sua liquidazione gli fa aprire l’aziendina di scarpe. E qui di stretta attualità c’è la “furbizia” del far soldi ritenendo lo Stato un carrozzone da “fregare” con l’evasione fiscale e il lavoro in nero, ma anche lo scontro tra le persone di cultura (il maestro) e l’operaio che diventa piccolo imprenditore e che fa i soldi. Passano gli anni ma non cambiano i comportamenti.

  • L’altra rappresenta il sempre sottile filo che lega i correntisti alle banche. Nel film Mary Poppins è interessante la scena in banca quando per un frainteso urlo di blocco del denaro in cassa, si scatena il panico con i correntisti che vogliono ritirare i loro soldi e il direttore che ordina ai cassieri di chiudere. Quanto c’è di attuale anche qui, è girato nel 1964 e nel film di Walt Disney già s’intravedono i meccanismi dell’unione bancaria dei giorni nostri.

Alessandro Gaetani

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Conto quanto mi costi?

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Il conto corrente, dove corre? Breve guida per fermare il conto corrente prima che svuoti le nostre tasche

Il conto corrente è uno contratto, regolato dal codice civile, utile alla gestione di alcune operazioni tra correntista e banca: ricevere l’accredito dello stipendio, l’addebito delle utenze domestiche, etc.

La Banca d’Italia (giornalisticamente Bankitalia) svolge con cadenza annuale un’indagine sull’onerosità dei conti correnti delle famiglie; questa indagine tiene conto degli oneri e delle commissioni effettivamente addebitati alla clientela nel corso dell’anno.

Così scopriamo che nel 2015, la spesa di gestione dei conti correnti è stata in media pari a 76,5 euro con una riduzione di 5,8 euro rispetto all’anno precedente. Sono diminuite sia le spese fisse (3,9 euro), trainate dai minori canoni di base, sia quelle variabili (1,9 euro); sulla diminuzione di queste ultime hanno influito le minori commissioni unitarie che hanno più che compensato la crescita del numero di operazioni effettuate (da 140,4 a 143,8 unità); a parità di operazioni, le spese variabili sarebbero diminuite di 2,1 euro per effetto delle minori commissioni unitarie.

Ricchezza familiare

I contratti di più recente apertura, probabilmente anche per effetto delle politiche commerciali praticate dalle banche nei confronti della nuova clientela, hanno condizioni economiche generalmente più favorevoli rispetto ai contratti con maggiore anzianità: i clienti con conti aperti da un anno spendono 27,6 euro in meno rispetto al valore medio; i clienti con conti accesi da almeno dieci anni spendono 16,7 euro in più rispetto alla media.

Io so e ho le prove: Confessioni di un ex manager bancario……….per scoprire i costi del tuo conto!

Il risultato della corrente rilevazione si inquadra in una fase di progressiva riduzione della spesa: nel periodo 2010 – 2015 la spesa di gestione dei conti è diminuita in media del 3,4 per cento annuo, con una variazione complessiva di 14,6 euro (era pari a 91,1 euro nel 2010).

Resta valido, l’utilizzo dei siti comparatori, alla ricerca del conto corrente ideale.

Alessandro Gaetani

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