Archivi categoria: Educazione Finanziaria

Porte girevoli tra Istituzioni e Banche

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Porte girevoli

Le revolving door o porte girevoli rappresentano generalmente il passaggio dal mondo delle istituzioni al mondo del business e viceversa, passaggio attraverso il quale le persone coinvolte portano con sé un inestimabile bagaglio di contatti conoscenze, esperienze che possono essere messe a disposizione dei nuovi datori di lavoro.

Allo stesso modo, anche se meno frequente avviene il meccanismo inverso cioè di manager privati, magari con il ruolo di interlocutori per le relazioni istituzionali, che nel corso della loro carriera mettono la loro professionalità a servizio delle istituzioni.

In Italia se ne è fatto un gran parlare recentemente per via di passaggi da Istituzioni di vigilanza agli organi amministrativi di banche.

Qui la Banca d’Italia dice la sua sui tanti articoli pubblicati dai media sulle porte girevoli nelle banche italiane.

Nel rispetto delle leggi (limite temporale di divieto passaggio a mercato del lavoro privato, ecc.), se da un lato la risorsa di provenienza istituzionale avrebbe potuto presentare benefici per le banche (maggiore attenzione al rispetto di leggi e norme, ecc.) dall’altro sollevava potenziali conflitti di interesse con i quali era necessario confrontarsi, in modo da non compromettere l’integrità di chi ha operato nelle istituzioni e soprattutto la fiducia nelle banche destinatarie, da parte di risparmiatori e investitori.

In particolare i maggiori rischi sono legati a:

Informazioni: l’ex istituzionale può avere accesso a informazioni riservate che ha acquisito durante il suo mandato e può utilizzarle per assicurare un indebito vantaggio per il nuovo datore di lavoro;
Indipendenza: è possibile che l’ex istituzionale possa favorire l’adozione di un determinato regolamento in modo da contrattare così un impiego con un futuro datore di lavoro;
Accesso: l’ex istituzionale in virtù del suo passato all’interno dell’istituzione ha creato un network di contatti con i suoi ex colleghi che possono essere utilizzati per ottenere ingiustificati benefici personali e vantaggi indebiti.

clicca qui per i libri sull’argomento

Per adesso nella relazione di chiusura del proprio operato la Commissione Banche ha proposto il divieto di passaggio da una posizione di controllore a controllato.

Alla prossima legislatura spetta il compito di legiferare per cercare di regolamentare lo scambio di esperienza tra istituzioni e banche.


Alessandro Gaetani

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Le novità 2018 per banche e risparmiatori

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MIFID 2

Mifid II

La direttiva sugli obblighi di comunicazione e di valutazione del rischio personale del portafoglio da parte degli intermediari finanziari ai risparmiatori.
Siete stati informati? La vostra banca vi ha contattato?
Vi hanno sottoposto il nuovo questionario di adeguatezza da compilare?

Tra le novità c’è la necessità di rispondere a domande “comportamentali” per valutare la propensione al rischio e la capacità di assorbire eventuali perdite al fine di stabilire l’adeguatezza. Sono domande psicologiche!

D’altra parte proprio nel 2017 Richard Thaler ha vinto il Premio Nobel per l’economia per le sue ricerche e studi sul comportamento dei risparmiatori nelle faccende economico/finanziarie

D’altra parte proprio nel 2017 Richard Thaler ha vinto il Premio Nobel per l’economia per le sue ricerche e studi sul comportamento dei risparmiatori nelle faccende economico/finanziarie

L’importante è rispondere alle domande con sincerità perché determineranno le possibilità che avrà l’operatore di fronte di proporvi la sottoscrizione o meno di determinati titoli, prodotti finanziari, ecc.

Emotività, prevenzione, protezione, tutela, istinto e razionalità, saranno le parole chiave per la corretta profilazione sull’orientamento psicologico nei confronti del rischio e non per accertare la competenza tecnica sugli strumenti.
Nessuno potrà più dire “mi sono fidato!”

Psd2

Psd 2

La direttiva sui sistemi di pagamento che introduce la possibilità di accedere ai dati dei conti correnti che abbiamo presso le banche con cui lavoriamo. Rendere trasparente il rapporto con queste ultime grazie ai dati che vengono messi a disposizione dei correntisti.

Trasforma i vari prodotti sottoscritti, mutui, conti di deposito, carte di credito, assicurazioni, ecc. in qualcosa di molto più comparabile tra di loro e usarli per ottenere condizioni migliori.

Alessandro Gaetani

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L’educazione finanziaria di Assogestioni

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l’educazione finanziaria di Assogestioni
Assogestioni è l’associazione italiana dei gestori del risparmio e rappresenta la maggior parte delle società di gestione del risparmio italiane e straniere operanti nel nostro Paese, oltre a banche e imprese di assicurazione attive nella gestione individuale e collettiva del risparmio.

Anche Assogestioni promuove la diffusione di una maggiore educazione finanziaria in Italia, nella convinzione che la conoscenza del mercato e la consapevolezza riguardo le caratteristiche degli strumenti finanziari possano aiutare i risparmiatori a compiere scelte adeguate alle proprie esigenze di risparmio e investimento.

Sul sito troviamo l’area Financial Education contenente diverse pagine che, dichiara l’associazione, hanno l’obiettivo di offrire una risposta chiara e attendibile alle necessità informative dei risparmiatori italiani, riguardo ai temi dell’investimento di medio/lungo periodo e della previdenza complementare.

Infine è possibile navigare tra le diverse sezioni nelle quali, tra gli altri strumenti, si trovano:

· il Vademecum scaricabile gratuitamente intitolato “Il risparmio, dove lo metto ora?”;

· il Teacher’s corner dedicato a genitori e insegnanti che desiderano dare una risposta chiara e semplice alle domande che i bambini e i ragazzi fanno riguardo al denaro e al risparmio;

· Il Glossario che raccoglie i principali termini economici e finanziari, utilizzati comunemente nei documenti (sia promozionali che legali) dei prodotti finanziari e sulle pagine economiche dei quotidiani.

Alessandro Gaetani

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In banca il vademecum per acquistare con sicurezza in Rete

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1° Salone dei Pagamenti
Pagamenti digitali sicuri

L’Associazione bancaria italiana (Abi) in collaborazione con ABI Lab, Polizia di Stato, CERTFin e Feduf, promuove l’uso responsabile della tecnologia e degli strumenti di pagamento con una guida che illustra le regole base per concludere senza rischi transazioni di commercio elettronico, usare con attenzione le carte e accedere in sicurezza da pc o cellulare ai canali digitali delle banche.

La guida cartacea è organizzata in sei sezioni: ognuna propone tre messaggi chiave per agire in sicurezza, accompagnata da due pillole informative che traducono e spiegano il significato di termini tecnici di utilizzo sempre più diffuso come phishing, 3DSecure, CVV o malware.

A seguire tre ulteriori messaggi finali sulla gestione delle transazioni commerciali, con particolare riferimento ai rischi rappresentati dalla condivisione via cellulare o posta elettronica delle immagini di strumenti di pagamento (ad esempio foto di assegni, circolari o bancari) oppure alla comunicazione di dati sensibili agli esercenti commerciali.

A chiudere, un utile glossario di parole e concetti chiave.

Prevista anche una versione digitale in forma di infografica destinata ai canali Social e ai siti Web, pubblicata sul sito di Abi Servizi.

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I Piani Individuali di Risparmio

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Leggendo sui pir


Tra le tante sigle di strumenti di risparmio, in questo periodo i risparmiatori italiani incrociano spesso i PIR (tramite la pubblicità sui media, i contatti telefonici degli operatori bancari, etc.).

esempio di mail che invita a sottoscrivere un Pir

Sono i Piani Individuali di Risparmio

Il depliant di Focus Risparmio

Presenti sul mercato italiano dall’inizio del 2017, hanno l’obiettivo di raccogliere il risparmio delle famiglie (Bankitalia dice che, circa 1.300 miliardi dei 4.000 miliardi di euro della ricchezza totale delle famiglie, sono parcheggiati su conti correnti e depositi) e convogliarlo alle piccole e medie imprese.
Infatti, vi è un vincolo di investimenti al 70% a favore delle PMI italiane ed EU con stabile organizzazione sul territorio nazionale.
Mentre il restante 30% può essere investito in altri strumenti finanziari.
Inoltre di quel 70% suddetto, almeno il 30% dovrà essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese diverse da quelle inserite nell’indice di borsa FTSE Mib (Borsa Italiana) o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati.

Sostanzialmente, per le piccole e medie imprese è un canale alternativo a quello bancario, per finanziarsi, che potenzialmente può gettare le basi per uno sviluppo strutturato e solido del sistema produttivo italiano.

Destinati ai privati, questi ultimi possono investirvi fino a un massimo di 30.000 annui e non oltre il tetto di 150.000 euro per tutta la durata dell’investimento. Se mantenuti almeno 5 anni in portafoglio i guadagni da essi derivanti sono esentasse. Inoltre i PIR non sono soggetti a imposte di successione e donazione.

Per i risparmiatori i soliti consigli per approcciare lo strumento PIR con consapevolezza.
E’ utile inserirli in una corretta diversificazione degli investimenti, sapendo che ai PIR non vi è agganciata nessuna garanzia specifica di rendimento.
Quest’ultimo, infatti, dipende dal mercato e dalla bravura del gestore.
Infine, è importante farsi ben evidenziare, i costi e le commissioni applicate (di gestione, di risultato e performance, etc.).

Alessandro Gaetani

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Prestito Vitalizio Ipotecario – la nuova intervista al Dott. Claudio Pacella

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65Plus nata nel 2012, è una realtà leader nel settore della consulenza finanziaria per la terza età.
In particolare per l’erogazione dei prestiti vitalizi 65Plus è considerata lo specialista di riferimento.

Claudio Pacella

Intervistiamo nuovamente l’amministratore delegato Dott. Claudio Pacella sulla diffusione del Prestito Vitalizio Ipotecario nel nostro Paese (ci comunica anche che lo scorso mese di luglio MutuiOnLine è entrata nel capitale della società con una quota pari al 30%).

Qui puoi leggere la precedente intervista.

A due anni ormai dalla nuova Legge (44/2015) disciplinante il Prestito Vitalizio Ipotecario, quali sono i numeri di utilizzo dello strumento? Ci sono attualmente banche che hanno in offerta al mercato tale strumento di finanziamento?

Le banche che offrono il prodotto sono 5 (tra cui Intesa Sanpaolo, Monte Paschi di Siena e Banca Popolare di Sondrio). I volumi sono ancora limitati in quanto il 2017 è stato il primo anno di piena sperimentazione. La crescita è attesa per il 2018. In UK è un mercato che vale quasi 3 milioni di sterline con una crescita nell’ultimo trimestre del 50% su base annua.

Quali sono i riscontri delle vostre ricerche sulla popolazione italiana over 60, quale bacino di destinatari del prestito vitalizio ipotecario?

La nostra stima del potenziale di clienti interessati è sempre stata di almeno 20.000 transazioni all’anno. Recentemente Fondazione Cariplo ha pubblicato uno studio del Prof. Beltrametti che ha analizzato la popolazione italiana potenzialmente interessata. Come target sono state indicate le famiglie con a capo un Over60 che abbia una casa del valore di almeno 200.000 euro e percepisca redditi lordi inferiori a 20.000 euro l’anno: bene i nuclei famigliari così identificati sono oggi 1,5 milioni, certamente rilevante ai fini della determinazione del mercato.

Avete già avuto modo di prendere contatto con il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria per essere, con Plus65, attori attivi nei progetti destinati ai cittadini sul territorio nazionale?

A oggi ancora no, in quanto abbiamo dedicato la prima fase dell’attività a sviluppare la piattaforma di supporto alle banche. Ora potremo ampliare anche questa attività.

Grazie.

Alessandro Gaetani

Di seguito il libro scritto dal Dott. Pacella per approfondire sull’argomento:

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Fondi Comuni: costi e rendimenti

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I LIBRI SUI FONDI COMUNI

Tutto ha un costo. Anche quando vogliamo investire i nostri risparmi in strumenti finanziari.

Per quanto riguarda i fondi comuni (al 31/12/2016 la raccolta netta complessiva ha raggiunto quota 34 miliardi di euro), i costi complessivi comprendono quelli che gravano sul fondo e quelli direttamente imputati ai sottoscrittori (commissioni di ingresso e di uscita).

Un recente Paper della serie “Questioni di Economia e Finanza” pubblicato sul sito di Bankitalia, presenta una stima del costo complessivo (TSC) dell’investimento in fondi comuni, effettuata utilizzando le informazioni riportate dalle SGR nelle segnalazioni di vigilanza.

Le stime ottenute mostrano come nel periodo 2006-2016 il TSC sia stato in media pari all’1,58 per cento del patrimonio complessivo dei fondi (1,74 per cento a fine 2016); se si sottraggono i costi direttamente e indirettamente sostenuti dagli investitori il rendimento dei fondi comuni aperti si riduce in media dal 3,5 al 2 per cento. In base a risultati preliminari, la presenza di commissioni di sottoscrizione e vendita riduce l’elasticità delle sottoscrizioni e dei riscatti ai rendimenti.

Il suddetto Paper è stato preceduto dall’annuale indagine sui fondi e SICAV di diritto italiano, effettuata dall’ufficio studi di Mediobanca.

Nel solo 2016 la raccolta netta è stata positiva per circa 8 miliardi di euro. Il rendimento netto medio del patrimonio è valutabile all’1,3%, che ha beneficiato maggiormente della performance dei fondi bilanciati (1,8%), azionari (1,6%) e obbligazionari (1,5%), come pure dei fondi pensione, sia negoziali (2,6%) che aperti (2,2%); i fondi flessibili si sono fermati allo 0,5%, con i fondi di mercato monetario in pur lieve negativo (-0,2%). Due le segnalazioni “negative”: l’eccessiva rotazione del portafoglio (che incide sui costi) e il fatto che i rendimenti, in un’ottica di lungo periodo sono ancora insoddisfacenti.

Dice Mediobanca: chi avesse investito in tutti i fondi comuni aperti italiani negli ultimi 33 anni avrebbe subìto, rispetto ad un impiego annuale in BOT a 12 mesi, una perdita di poco inferiore a una volta il patrimonio iniziale.

Alessandro Gaetani

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Come risparmiare con la PEC

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Risparmi

Il singolo cittadino, nelle faccende economiche quotidiane, va incontro anche alla necessità di spedire documenti.

Recandosi oggi in un ufficio postale per chiedere il costo base (peso 20 gr.) di una Raccomandata A.R., si scopre che bisogna pagare 5,95 euro.

Ma oggi sempre più siamo catapultati nel mondo digitale, e allora si scopre facilmente che è possibile eseguire spedizioni sicure anche con la PEC.

Tecnicamente si definisce come un sistema di posta elettronica che fornisce al mittente documentazione elettronica, con valenza legale, attestante l’invio e la consegna del messaggio di posta e degli eventuali allegati, nonché delle identità del mittente e del destinatario della PEC (il suo valore legale, può essere garantito solo se utilizzata, sia dal mittente sia dal destinatario della comunicazione).

Per la pubblica amministrazione, ma anche per altri soggetti (Professionisti, Aziende e Partite iva) la PEC rappresenta soprattutto un’occasione di formidabile risparmio.

Permette, infatti, un consistente abbattimento dei costi delle comunicazioni cartacee, con notevole impatto su diverse parti della spesa: dai costi di generazione e imbustamento dei documenti, alle spese per stampe e fotocopie, agli oneri legati ai servizi di spedizione tradizionali, nonché ai costi legati agli spazi di archiviazione.

Ma il vantaggio per il suddetto cittadino?

Semplice, attraverso uno dei soggetti denominati “gestori”, preventivamente autorizzati e iscritti in un apposito elenco Ministeriale, è possibile crearsi la propria casella di posta elettronica certificata, con un costo annuale che parte da 5 euro (costi inferiori alla suddetta raccomandata e per n volte, unitamente a un risparmio notevole di tempo).
Il costo garantisce 1 Gb di spazio, più che sufficiente per l’uso privato familiare.

Eccone alcuni esempi:

  • l’invio di documenti alla P.A.;
  • l’invio e la ricezione delle comunicazioni per le riunioni di condominio;
  • le comunicazioni con le banche e gli istituti finanziari;
  • la prenotazione di visite mediche e ritiro dei relativi referti.

Alessandro Gaetani

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