Archivi categoria: Risparmio e Finanza

Alla larga dai derivati

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I derivati godono ancora oggi di troppa libertà e di poca regolamentazione.

Sarà ormai noto a tutti che si tratta di contratti, aventi a oggetto attività finanziarie, il cui valore varia con la loro quotazione di mercato: ad esempio, azioni, obbligazioni, tassi di interesse, valute, e persino indici su tali attività. Peccato che, i derivati, da strumenti di copertura del rischio (termine assicurativo) si siano trasformati in un gioco da casinò.

Sì proprio quello di roulette e fiche!

Infatti, i derivati, grazie alla tecnologia e al fatto che sono diventati delle vere e proprie “scommesse” hanno generato una massa enorme di denaro “virtuale” contagiando l’intero mondo. Il loro valore attuale è superiore di varie volte al Pil terrestre (si stima che nel mondo la massa dei derivati in circolazione ammonti a 300 miliardi di dollari), estromettendo di fatto l’economia reale. Infatti i derivati, sono arrivati anche ai prodotti alimentari (caffè, mais, olio, etc.) alterando, di fatto, i prezzi finali di prodotti cibari che arrivano sulle nostre tavole.

Leggevo qualche giorno fa un documento della Fao, che ormai da diversi anni a questa parte mette in guardia dalle conseguenze che questi hanno sulla fame nel mondo, dove i banchieri si sostituiscono agli agricoltori nel determinare i prezzi degli alimenti.

L’investimento in derivati è, non a caso, ancora oggi oggetto delle cronache finanziarie, che riportano come persino molti enti territoriali (Regioni, Comuni, Province) abbiano, forse inconsapevolmente, investito in derivati, essendo così incorsi – a seguito dell’andamento negativo dei mercati – in un’esposizione finanziaria gravissima.

Warren Buffet

In una recente intervista al Financial Times, Warren Buffet (Investitore di maggiore successo del XX secolo. Seconda persona più ricca degli Stati Uniti. Guru numero uno della finanza mondiale), ancora una volta ha definito i derivati “armi finanziarie di distruzione di massa”.

Per i risparmiatori è bene starne alla larga, anche quando si trovino in altri prodotti finanziari “strutturati” (polizze index linked, obbligazioni strutturate, etc.).

Alessandro Gaetani

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Debito pubblico e Ricchezza privata

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L’Italia è un Paese ricco in uno Stato povero” (citazione).

Probabile che, chi ha detto questa frase, si riferisse non tanto all’enorme debito pubblico, arrivato a oltre 2.250,40 miliardi (gennaio 2017), ma al fatto che la ricchezza privata delle famiglie italiane è superiore allo stesso debito pubblico.

Quest’ultimo è così definito su Wikipedia: “il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ e altri) destinati a coprire il fabbisogno di cassa statale, nonché l’eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato”.

Secondo la Banca d’Italia, dato il rapporto tra la ricchezza netta (somma delle attività reali e finanziarie al netto dei debiti – alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro) e il reddito lordo disponibile delle famiglie, il nostro Paese è tra i più ricchi del mondo. Questo perché, rispetto ad altri Paesi le famiglie italiane sono poco indebitate (alla fine del 2014 era indebitato il 23 per cento delle famiglie italiane per un ammontare medio di poco più di 44.000 euro) e hanno ricchezza derivante da voci di economia reale (case, terreni, etc.).

Basti pensare che l’Agenzia del Territorio evidenzia che, solo il patrimonio immobiliare privato, vale oltre 6 trilioni di euro. Più del triplo del debito pubblico.

Detto patrimonio oltre ad avere questo valore nominale è anche uno strumento di garanzia per l’accesso al credito. In parole povere, un finanziatore davanti alla possibilità di ipotecare l’immobile, a fronte di una perizia terza, concede somme di denaro, a testimonianza del fatto che l’immobile è leva principale per qualunque attività economica (creazione di reddito, imprese, posti di lavoro, etc.).

Paese ricco in uno Stato povero, per quanto tempo potrà restare in questa condizione?

Alessandro Gaetani

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Non è tutto oro quello che luccica

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La verità sull’oro: Confessioni inedite del titolare di una catena di Compro Oro

Dicesi età dell’oro quella in cui oro non c’era” così scriveva tra il 1870 circa e il 1907, Carlo Dossi nel suo lungo diario di vita quotidiana, contenuto in sedici cartelle azzurro oltremare “Note azzurre” (ho spulciato in biblioteca l’edizione del 2010 pubblicata dalla casa editrice Adelphi).

A leggere la cronaca degli anni novanta, nel nostro Paese alla parola “oro”, gli italiani collegavano tutta una serie di scandali politico/amministrativi pubblici.
Citando Enzo Biagi nel suo libro “I” come italiani: Le lenzuola d’oro (alle ferrovie di stato), le mense d’oro (alla refezione scolastica al comune di Roma), le merendine d’oro (i pasti all’asilo dei bimbi milanesi), i cespugli d’oro (sull’autostrada serenissima), e altri scandali italici “d’oro”.

Qualche mese fa, in una trasmissione televisiva, il conduttore chiedeva ai telespettatori di svuotare i cassetti di casa alla ricerca di oggetti d’oro da vendere, perché a suo dire, “era il momento buono”.

I trader di tutto il mondo consigliano che, in una corretta diversificazione, bisognerebbe investire in oro (monete, lingotti, strumenti finanziari) massimo il dieci percento del proprio patrimonio. Per tutti, l’oro è stato sempre considerato un bene rifugio.

Come fare quindi?

E’ acquistabile presso banche, gioiellerie e operatori professionali in oro, autorizzati da Bankitalia.

Gli Etc (exchange traded commodity) per esempio, sono fondi d’investimento legati all’oro. Si acquista una quota corrispondente a un quantitativo di minerale, il cui valore aumenta o diminuisce in base al mercato del metallo giallo. Tra i vantaggi vi è la facilità di acquisto e tra gli svantaggi il non sapere con esattezza, l’effettiva quantità di oro fisico posseduto dal fondo, per garantire le somme investite.

Oppure si può detenere oro fisico (monete e lingotti) con lo svantaggio di dover individuare forme di custodia (per esempio cassette di sicurezza o la cassaforte in casa).

Alessandro Gaetani

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Quasi un romanzo. L’economia spiegata a chi non la capisce

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Con questo libro, il giornalista economico Leonardo Martinelli, ci spiega l’economia trattando i temi più attuali (seppure il libro sia di qualche anno fa), utilizzando i film e i libri che storicamente, hanno dato tanto materiale cui far riferimento per capirla.

Pubblicato dall’editore Bompiani, sono 282 le scorrevolissime pagine, con sottotitolo “l’economia raccontata a chi non la capisce”.

Obbligazioni, spread, azioni, investimenti, sono alcune delle diverse parole chiave che si possono trovare, ben spiegate, sul libro.

Riferimenti diretti a un libro o a un film. Tra le testimonianze Tom Wolf, Emile Zolà, Francis Scott Fitzgerald, Primo Levi, Oliver Stone, e altri, che con le loro opere letterarie e/o cinematografiche ci raccontano uno spaccato attualissimo sui fenomeni economici che viviamo tutti i giorni.

Un paio di anticipazioni.

  • Una prettamente italiana come il film Il Maestro di Vigevano del 1963, che, interpretato da Alberto Sordi, racconta la storia di un maestro di scuola elementare che seguendo le intuizioni della moglie lascia la scuola e con la sua liquidazione gli fa aprire l’aziendina di scarpe. E qui di stretta attualità c’è la “furbizia” del far soldi ritenendo lo Stato un carrozzone da “fregare” con l’evasione fiscale e il lavoro in nero, ma anche lo scontro tra le persone di cultura (il maestro) e l’operaio che diventa piccolo imprenditore e che fa i soldi. Passano gli anni ma non cambiano i comportamenti.

  • L’altra rappresenta il sempre sottile filo che lega i correntisti alle banche. Nel film Mary Poppins è interessante la scena in banca quando per un frainteso urlo di blocco del denaro in cassa, si scatena il panico con i correntisti che vogliono ritirare i loro soldi e il direttore che ordina ai cassieri di chiudere. Quanto c’è di attuale anche qui, è girato nel 1964 e nel film di Walt Disney già s’intravedono i meccanismi dell’unione bancaria dei giorni nostri.

Alessandro Gaetani

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Conto quanto mi costi?

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Il conto corrente, dove corre? Breve guida per fermare il conto corrente prima che svuoti le nostre tasche

Il conto corrente è uno contratto, regolato dal codice civile, utile alla gestione di alcune operazioni tra correntista e banca: ricevere l’accredito dello stipendio, l’addebito delle utenze domestiche, etc.

La Banca d’Italia (giornalisticamente Bankitalia) svolge con cadenza annuale un’indagine sull’onerosità dei conti correnti delle famiglie; questa indagine tiene conto degli oneri e delle commissioni effettivamente addebitati alla clientela nel corso dell’anno.

Così scopriamo che nel 2015, la spesa di gestione dei conti correnti è stata in media pari a 76,5 euro con una riduzione di 5,8 euro rispetto all’anno precedente. Sono diminuite sia le spese fisse (3,9 euro), trainate dai minori canoni di base, sia quelle variabili (1,9 euro); sulla diminuzione di queste ultime hanno influito le minori commissioni unitarie che hanno più che compensato la crescita del numero di operazioni effettuate (da 140,4 a 143,8 unità); a parità di operazioni, le spese variabili sarebbero diminuite di 2,1 euro per effetto delle minori commissioni unitarie.

Ricchezza familiare

I contratti di più recente apertura, probabilmente anche per effetto delle politiche commerciali praticate dalle banche nei confronti della nuova clientela, hanno condizioni economiche generalmente più favorevoli rispetto ai contratti con maggiore anzianità: i clienti con conti aperti da un anno spendono 27,6 euro in meno rispetto al valore medio; i clienti con conti accesi da almeno dieci anni spendono 16,7 euro in più rispetto alla media.

Io so e ho le prove: Confessioni di un ex manager bancario……….per scoprire i costi del tuo conto!

Il risultato della corrente rilevazione si inquadra in una fase di progressiva riduzione della spesa: nel periodo 2010 – 2015 la spesa di gestione dei conti è diminuita in media del 3,4 per cento annuo, con una variazione complessiva di 14,6 euro (era pari a 91,1 euro nel 2010).

Resta valido, l’utilizzo dei siti comparatori, alla ricerca del conto corrente ideale.

Alessandro Gaetani

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Fondi comuni – L’indagine annuale Mediobanca

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I FONDI COMUNI D’INVESTIMENTO RESI SEMPLICI. La guida introduttiva ai fondi comuni e alle strategie d’investimento più efficaci nel campo del risparmio gestito.

In attesa che mi arrivi, la copia cartacea dell’indagine realizzata dal Centro Studi di Mediobanca, ho scaricato i materiali, in bozza, dal sito Ufficio Studi Mediobanca

I risultati dell’indagine (stavolta pubblicata a fine anno, rispetto alle precedenti edizioni estive) curata da Mediobanca, che ha riguardato 1003 fondi di diritto italiano, si basano sulla raccolta e l’elaborazione dei rendiconti annuali dei fondi, al fine di trarne statistiche aggregate.

Fonte Mediobanca Ufficio Studi
Fonte Mediobanca Ufficio Studi

Alla fine del 2015 vi era un patrimonio aggregato pari a 292 miliardi di euro.
Infatti, da una prima lettura, si conferma anche nel 2015 una raccolta netta positiva pari a circa 25 miliardi di euro.
Così per il terzo anno consecutivo le sottoscrizioni hanno superato i riscatti.

Vediamo qualche dato saliente:

Rendimenti
Ancora una volta, l’indagine fornisce una valutazione negativa, in termini di rendimenti dei fondi, nel lungo periodo. Infatti, questi sono ancora in perdita rispetto all’acquisto annuale dei BOT a 12 mesi, dall’esordio dei Fondi comuni d’investimento (1984): in parole povere se un risparmiatore avesse impiegato gli stessi soldi, sottoscrivendo e rinnovando anno per anno i Buoni ordinari del Tesoro, invece che impiegarli in tutti i fondi avrebbe guadagnato di più.

Costi di gestione
Il volume delle commissioni addebitate ai risparmiatori nel 2015 cresce rispetto al 2014 (3,5 miliardi di euro). Il raffronto con l’industria finanziaria USA conferma che i fondi italiani sono più costosi.

Rotazione
Come è noto una rotazione eccessiva del portafoglio si traduce in maggiori oneri di negoziazione che gravano sugli investitori attraverso riduzioni di rendimento. L’elevato turnover nella gestione nei fondi di diritto italiani è anomalo nel contesto internazionale (continua ad avvenire su visioni nel brevissimo periodo).

Di seguito la mia lezione sui Fondi Comuni

Alessandro Gaetani

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Il FinTech tra banca e cliente

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L’era del Fintech: La rivoluzione digitale nei servizi finanziari
Il Fintech, in altre parole “Financial Technology”, raggruppa tutti quei modelli di business basati sull’utilizzo di software innovativi che consentono agli utenti di compiere ogni tipo di operazione finanziaria. In genere si tratta di startup che utilizzano tecnologie avanzate per rendere il settore dei servizi finanziari più veloce, dinamico e proficuo.

“La maggioranza delle banche – preoccupata di perdere parte del proprio business a vantaggio delle nuove realtà FinTech, migliori interpreti dell’evoluzione delle esigenze del cliente – sta stringendo delle collaborazioni con questi player con l’obiettivo di migliorare i propri servizi. E a beneficiarne è soprattutto il consumatore.”

Ecco quanto risulta dallo studio Global FinTech Survey 2016 di Price Waterhouse Coopers. Le startup del Fintech svolgono in linea di massima le seguente operazioni: crowdfunding, ovvero la raccolta di piccoli capitali dal pubblico dei risparmiatori; peer-to-peer lending, finanziamenti concessi da privati a privati oppure ad aziende; roboadvisor, cioè algoritmi che forniscono soluzioni di asset management creando portafogli finanziari con gli strumenti più efficienti; gestione dei pagamenti online e con le app; credit scoring, sistemi di valutazione del rischio di credito.

In Italia, operano già realtà come MoneyFarm, AdviseOnly, etc. ma in generale, attorno alla realtà del Fintech, nel nostro Paese c’è ancora parecchio vuoto da colmare.

Infine, si legge ancora nello studio sopra citato: “Nel frattempo, le banche dovrebbero iniziare a semplificare prodotti e servizi per facilitare il confronto tra i player del mercato e mitigare la confusione del cliente. In parallelo, è cruciale da parte loro ideare dei prodotti basati sull’esperienza dell’utente, piuttosto che mantenere il solito approccio di “procedure secondo le linee guida”.

Le banche dovrebbero prestare ascolto al feedback dei clienti e tradurlo in un’offerta di servizio in maniera puntuale. Tutte azioni queste, che vanno intraprese a prescindere dalla rivoluzione avviata dal FinTech.”

Alessandro Gaetani

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Risparmio: consulenza, liquidità e pensioni

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Sono ancora pochi gli italiani che si rivolgono a un consulente finanziario.

Secondo un recente sondaggio condotto da Gfk solo nove italiani su 100 ricorrono ai consigli di un esperto, mentre il 37% si fidano di amici e conoscenti non professionisti. La maggior parte degli intervistati dichiara di tenere i propri risparmi sul conto corrente bancario.

Il sondaggio è stato eseguito tra giugno e luglio 2016, quindi in un momento in cui, gli interessi pagati sui conti correnti erano già bassi e/o nulli. Tutto ciò si scontra con un altro dato: il 57% degli italiani è preoccupato di non aver risparmiato abbastanza per far fronte alle proprie necessità quando andrà in pensione.

Qui entra in gioco una recente ricerca di Schroders global investors study condotta su un campione di 20.000 investitori, di cui solo 1.000 italiani, secondo la quale dove il 59% afferma di volersi confrontare con un consulente prima di eseguire il prossimo investimento. Sette italiani su dieci vorrebbero avere più libertà nella scelta su come investire i contributi pensionistici. Il 70% è conscio dei problemi che mettono alla prova i sistemi di welfare pubblici e pensionistici. Ma un 10% di italiani rimane convinto che, nonostante le difficoltà lo Stato sarà in grado di assolvere al proprio compito in materia di erogazione pensioni. In generale il 32% del campione investe con la finalità di integrare il reddito da pensione mentre un 45% indica l’obiettivo di ottenere un reddito aggiuntivo rispetto allo stipendio.

Il consulente finanziario della famiglia. Casa e mutui. Tasse. Investimenti. Pensioni

Evidente che, il ricorso a un professionista esperto, varia a secondo di quanto la figura del consulente finanziario sia diffusa nel Paese di residenza.

Alessandro Gaetani

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Servizi Bancari e Strumenti di pagamento

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Definisco di seguito i servizi bancari e gli strumenti di pagamento più comuni

Bonifico e giroconto

E’ un’operazione di pagamento che permette il trasferimento di una somma di denaro da un cliente (ordinante) ad un altro cliente (beneficiario).Per l’esecuzione di un bonifico, è necessario il codice IBAN per bonifici a banche in Italia, e il codice BIC della banca destinataria per i bonifici diretti a banche all’estero.

Ri.ba. (Ricevuta bancaria)

E’ un documento, non riconducibile alla categoria dei titoli di credito, con cui il creditore dichiara di avere ricevuto una somma di denaro versata a mezzo banca, a saldo di una determinata fattura, e costituisce lo strumento attraverso il quale la banca procede alla riscossione dell’importo indicato secondo le istruzioni impartite dal cliente.

Mav – Rav

Il Mav è un servizio di incasso di crediti mediante avviso al debitore, esente dall’imposta di bollo e utilizzabile per pagamenti di importo e scadenza predeterminati, non preventivamente domiciliati presso una banca. Su istruzione dell’azienda creditrice, la banca assuntrice predispone i bollettini di versamento, che vengono inviati al debitore, il quale può effettuare il pagamento presso qualsiasi sportello bancario o ufficio postale esibendo il documento ricevuto. All’atto del pagamento, al debitore viene consegnata la parte di modulo di sua spettanza, opportunamente quietanzata. La banca assuntrice, su richiesta del cedente, potrà sollecitare le partite rimaste insolute mediante l’invio di un nuovo bollettino di versamento.

R.I.D. (Rapporti interbancari diretti)

Il Rid è un servizio di incasso crediti, basato su un’autorizzazione continuativa, conferita dal debitore alla propria banca, di accettare gli ordini di addebito provenienti da un creditore individuato.

Carta di debito e carta prepagata

La carta di debito è uno strumento di pagamento che consente al titolare di effettuare in Italia e all’Estero (se la carta è collegata a circuiti internazionali) prelievi di contante da sportelli automatici di qualunque banca aderente al circuito e pagamenti presso gli esercenti dotati di apparecchiature elettroniche, senza utilizzare il denaro contante.

Nel caso di approvvigionamento di denaro contante presso gli sportelli automatici della banca emittente della carta, i limiti di prelievo sono fissati in autonomia dalla medesima banca e in base al profilo del cliente. Le operazioni di prelievo di denaro contante e di pagamento con carte di debito sono addebitate sul conto corrente del titolare contestualmente alle transazioni effettuate. Per effettuare tali operazioni il titolare della carta deve digitare un codice segreto numerico associato alla carta adottando le precauzioni di sicurezza. Le Banche, infatti, consigliano sempre di tenere separati la carta di debito dal numero di codice. La carta prepagata incorpora un potere d’acquisto pagato in via anticipata dal portatore della carta all’emittente, senza altro requisito di solvibilità e di detenzione di conti correnti. Il potere d’acquisto caricato sulla carta è spendibile presso: l’emittente stesso (che fornisce in proprio beni o servizi) o una molteplicità di esercenti.

Carta di credito

La carta di credito consente di acquistare beni e servizi in Italia e all’Estero presso gli esercizi convenzionati con la banca o la società che ha emesso la carta senza pagare contestualmente il relativo prezzo in contanti. La carta può essere usata indipendentemente dalla disponibilità di fondi nel conto corrente nel momento in cui la spesa viene effettuata; i fondi necessari per la copertura delle spese effettuate devono essere presenti nel momento in cui avviene l’addebito delle somme dovute. Per effettuare operazioni di acquisto il titolare in genere appone la firma sullo scontrino di pagamento; tale firma deve essere conforme a quella che ha apposto sul retro della carta nel momento in cui l’ha ricevuta (è consigliabile apporre la propria firma sul retro della carta non appena se ne entra in possesso). La carta permette anche di prelevare contanti sia in Italia sia all’Estero tramite sportelli bancari convenzionati o sportelli automatici purché aderenti a un marchio internazionale; in quest’ultimo caso andrà digitato un codice segreto numerico assegnato alla carta al momento della sua emissione. A differenza della carta di debito nel caso di prelievo di contante con la carta di credito il relativo addebito nell’estratto conto è posticipato come nel caso di pagamento di acquisti: per questo motivo tale operazione viene definita “anticipo” anziché prelievo di contante. Le operazioni di “anticipo” sono soggette al pagamento di una commissione (fissa o in percentuale dell’importo utilizzato) stabilita dalla Banca o dalla Società che ha emesso la carta.

Alessandro Gaetani

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La payvolution in famiglia

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Bancari in corteo
Bancari in corteo

L’era del Fintech: La rivoluzione digitale nei servizi finanziari

Il futuro non va indovinato, va immaginato. Ed è fatto di strade che ci vengono incontro. Ma non sono sentieri già battuti, ma varchi che si aprono, forme che si tracciano, dati disseminati su pattern che s’intrecciano col presente e ancora tutti da rintracciare. E come diceva Goethe, la cosa più difficile di tutte è quella di vedere con gli occhi ciò che davanti agli occhi sta.”

Così scrive Stefano Quintarelli nel suo libro Costruire il domani. Uomo di scienza e imprenditore, ora è parlamentare e presidente del Comitato d’indirizzo dell’Agenzia per l’Italia Digitale. Una parte del libro è dedicata ai cambiamenti in corso nei rapporti tra banca e cliente e più in generale alla sempre più veloce digitalizzazione in corso.

Quanti clienti bancari non si recano più nella propria filiale? (Sempre che esista ancora, visto che l’Abi dichiara che, dal 1° gennaio 2015 a oggi, sono stati chiusi oltre millecinquecento sportelli bancari). Infatti, oggi al bancomat si possono compiere la maggior parte delle operazioni che prima si facevano allo sportello. Per non parlare della possibilità di operare con i propri “device” in mobilità. Bonifici, pagamenti bollettini, addebiti bancari, etc.

Sempre Abi ci dice che nel 2015 è avvenuto il sorpasso delle connessioni in mobilità degli Italiani, rispetto a quelle con Personal computer, a dimostrazione di come, con la forte diffusione di smartphone e tablet, la vita digitale degli italiani si sia spostata sempre di più sui dispositivi mobili.

Inoltre, tra i servizi più usati dai clienti di mobile banking troviamo il pagamento dei bollettini, i trasferimenti di denaro tra persone e i prelievi da sportelli automatici senza l’utilizzo della carta che, stando alle previsioni delle banche, fra tre anni saranno presenti su più di otto realtà su dieci.

E’ solo l’inizio della diffusione dei pagamenti digitali che sempre più velocemente entreranno a far parte della vita dei cittadini.

Alessandro Gaetani

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