Archivi categoria: Risparmio e Finanza

Acquisti in famiglia: sfida tra negozio, web e tv

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Scriveva Enzo Biagi: “c’è la tv verità, la tv strappalacrime, la tv di piazza e poi la tv che fa spettacolo e infine, o anche in principio, la tv spazzatura: quella che urla, attacca, polemizza, lancia insulti e anche spruzzi di acqua minerale”.

Comunque sia guardare la tv è un’abitudine consolidata fra la popolazione italiana di 3 anni e più: il 92,2% delle persone la guarda e l’86,7% di queste lo fa con frequenza giornaliera.

Anche per effettuare acquisti! Avete presente le televendite?

L’osservatorio di QVC Italia, il retail multimediale dello shopping e dell’intrattenimento ha effettuato una ricerca “Negozio, online o Tv? I comportamenti dei consumatori italiani“ con l’obiettivo di valutare le esperienze d’acquisto in negozio, online e in televisione.


Basata su un campione di 2.014 individui, intervistati online, che corrisponde a un segmento di 31,8 milioni di italiani, la ricerca riporta un resoconto dettagliato di quelle che sono le abitudini dei consumatori connessi.

Dalla ricerca emerge che il canale più utilizzato per lo shopping è ancora il retail fisico con una quota dell’80,9%; il web è utilizzato dal 55,2% del campione e nella maggioranza dei casi si sovrappone agli altri canali; la Tv rappresenta il 5,5%.

Nel confronto tra i canali, l’indagine dimostra che fra esperienza d’acquisto in Tv e online, il 95% dei consumatori preferisce l’ecommerce per le offerte e le promozioni, anche se l’acquisto in Tv è apprezzato per l’interazione fra retailer e consumatore, soprattutto nell’assistenza post-vendita. Inaspettatamente, nel paragone fra televisione e negozio fisico, il 61% preferisce la prima.

Concludendo, la ricerca dimostra come l’esperienza d’acquisto, valutata nella sua complessità, trovi la maggiore soddisfazione nell’online e in Tv, anche se il punto vendita tradizionale continua a rappresentare l’abitudine più diffusa.

Alessandro Gaetani

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Porte girevoli tra Istituzioni e Banche

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Porte girevoli

Le revolving door o porte girevoli rappresentano generalmente il passaggio dal mondo delle istituzioni al mondo del business e viceversa, passaggio attraverso il quale le persone coinvolte portano con sé un inestimabile bagaglio di contatti conoscenze, esperienze che possono essere messe a disposizione dei nuovi datori di lavoro.

Allo stesso modo, anche se meno frequente avviene il meccanismo inverso cioè di manager privati, magari con il ruolo di interlocutori per le relazioni istituzionali, che nel corso della loro carriera mettono la loro professionalità a servizio delle istituzioni.

In Italia se ne è fatto un gran parlare recentemente per via di passaggi da Istituzioni di vigilanza agli organi amministrativi di banche.

Qui la Banca d’Italia dice la sua sui tanti articoli pubblicati dai media sulle porte girevoli nelle banche italiane.

Nel rispetto delle leggi (limite temporale di divieto passaggio a mercato del lavoro privato, ecc.), se da un lato la risorsa di provenienza istituzionale avrebbe potuto presentare benefici per le banche (maggiore attenzione al rispetto di leggi e norme, ecc.) dall’altro sollevava potenziali conflitti di interesse con i quali era necessario confrontarsi, in modo da non compromettere l’integrità di chi ha operato nelle istituzioni e soprattutto la fiducia nelle banche destinatarie, da parte di risparmiatori e investitori.

In particolare i maggiori rischi sono legati a:

Informazioni: l’ex istituzionale può avere accesso a informazioni riservate che ha acquisito durante il suo mandato e può utilizzarle per assicurare un indebito vantaggio per il nuovo datore di lavoro;
Indipendenza: è possibile che l’ex istituzionale possa favorire l’adozione di un determinato regolamento in modo da contrattare così un impiego con un futuro datore di lavoro;
Accesso: l’ex istituzionale in virtù del suo passato all’interno dell’istituzione ha creato un network di contatti con i suoi ex colleghi che possono essere utilizzati per ottenere ingiustificati benefici personali e vantaggi indebiti.

clicca qui per i libri sull’argomento

Per adesso nella relazione di chiusura del proprio operato la Commissione Banche ha proposto il divieto di passaggio da una posizione di controllore a controllato.

Alla prossima legislatura spetta il compito di legiferare per cercare di regolamentare lo scambio di esperienza tra istituzioni e banche.


Alessandro Gaetani

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Le novità 2018 per banche e risparmiatori

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MIFID 2

Mifid II

La direttiva sugli obblighi di comunicazione e di valutazione del rischio personale del portafoglio da parte degli intermediari finanziari ai risparmiatori.
Siete stati informati? La vostra banca vi ha contattato?
Vi hanno sottoposto il nuovo questionario di adeguatezza da compilare?

Tra le novità c’è la necessità di rispondere a domande “comportamentali” per valutare la propensione al rischio e la capacità di assorbire eventuali perdite al fine di stabilire l’adeguatezza. Sono domande psicologiche!

D’altra parte proprio nel 2017 Richard Thaler ha vinto il Premio Nobel per l’economia per le sue ricerche e studi sul comportamento dei risparmiatori nelle faccende economico/finanziarie

D’altra parte proprio nel 2017 Richard Thaler ha vinto il Premio Nobel per l’economia per le sue ricerche e studi sul comportamento dei risparmiatori nelle faccende economico/finanziarie

L’importante è rispondere alle domande con sincerità perché determineranno le possibilità che avrà l’operatore di fronte di proporvi la sottoscrizione o meno di determinati titoli, prodotti finanziari, ecc.

Emotività, prevenzione, protezione, tutela, istinto e razionalità, saranno le parole chiave per la corretta profilazione sull’orientamento psicologico nei confronti del rischio e non per accertare la competenza tecnica sugli strumenti.
Nessuno potrà più dire “mi sono fidato!”

Psd2

Psd 2

La direttiva sui sistemi di pagamento che introduce la possibilità di accedere ai dati dei conti correnti che abbiamo presso le banche con cui lavoriamo. Rendere trasparente il rapporto con queste ultime grazie ai dati che vengono messi a disposizione dei correntisti.

Trasforma i vari prodotti sottoscritti, mutui, conti di deposito, carte di credito, assicurazioni, ecc. in qualcosa di molto più comparabile tra di loro e usarli per ottenere condizioni migliori.

Alessandro Gaetani

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In banca il vademecum per acquistare con sicurezza in Rete

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1° Salone dei Pagamenti
Pagamenti digitali sicuri

L’Associazione bancaria italiana (Abi) in collaborazione con ABI Lab, Polizia di Stato, CERTFin e Feduf, promuove l’uso responsabile della tecnologia e degli strumenti di pagamento con una guida che illustra le regole base per concludere senza rischi transazioni di commercio elettronico, usare con attenzione le carte e accedere in sicurezza da pc o cellulare ai canali digitali delle banche.

La guida cartacea è organizzata in sei sezioni: ognuna propone tre messaggi chiave per agire in sicurezza, accompagnata da due pillole informative che traducono e spiegano il significato di termini tecnici di utilizzo sempre più diffuso come phishing, 3DSecure, CVV o malware.

A seguire tre ulteriori messaggi finali sulla gestione delle transazioni commerciali, con particolare riferimento ai rischi rappresentati dalla condivisione via cellulare o posta elettronica delle immagini di strumenti di pagamento (ad esempio foto di assegni, circolari o bancari) oppure alla comunicazione di dati sensibili agli esercenti commerciali.

A chiudere, un utile glossario di parole e concetti chiave.

Prevista anche una versione digitale in forma di infografica destinata ai canali Social e ai siti Web, pubblicata sul sito di Abi Servizi.

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Le banche locali e la soft information

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Insegna Banca

La funzione base di una banca tradizionale è fare intermediazione
finanziaria (raccolta del risparmio e destinazione di quest’ultimo alle imprese e privati). Il guadagno deriva dal margine sull’interesse (per esempio se remunero al 2% il denaro delle famiglie, chiedo alle imprese il 5%).

Se però la banca è locale si aggiunge il legame con il territorio che genera una funzione-obiettivo che considera esplicitamente i benefici per le diverse categorie di stakeholder (soci, clienti e comunità locale).

Le banche locali, rispetto alle altre banche, si caratterizzano per processi di erogazione del credito maggiormente basati sulla conoscenza diretta della clientela e sull’informazione non strutturata, la cd. soft information, e pertanto più flessibili.

I vantaggi e gli svantaggi derivanti da un utilizzo intenso della
soft information nelle decisioni creditizie sono stati ampiamente studiati dalla produzione letteraria sul relationship lending.

Infatti, i medesimi fattori tipici delle banche locali le espongono a rischi di “cattura” da parte della comunità locale, alle ripercussioni negative (sulla qualità del credito, sugli equilibri di bilancio) di una scarsa diversificazione del portafoglio, alle difficoltà di valutare il merito di credito della clientela quando questa opera in ambiti meno tradizionali per tali banche.

Ecco perchè anche nel nuovo anno appena iniziato si parlerà
di richiesta da parte della Bce di processi di aggregazione,
di bilanci preoccupanti, ecc.

et qui vivunt, videbis.

Alessandro Gaetani


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Fintech: l’indagine di Bankitalia

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Indagine Fintech Bankitalia

Il Fintech  investe il mercato del credito, dei servizi di pagamento e delle tecnologie a supporto dei servizi bancari e finanziari; modifica la struttura dei mercati finanziari per l’ingresso di start-up tecnologiche, dei “giganti” della tecnologia informatica e dei social media e richiede una risposta strategica da parte delle imprese già presenti.

La Banca d’Italia ha svolto un’indagine conoscitiva nel corso del 2017 su un campione di intermediari selezionati sulla base della loro rappresentatività nel sistema finanziario italiano.

L’indagine ha coinvolto 93 intermediari tra cui:

– i 13 maggiori gruppi bancari italiani;

– 53 gruppi bancari meno rilevanti;

– 23 intermediari non bancari (istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, società di gestione del risparmio e imprese di investimento).

Il 92,4 per cento degli intermediari ha fornito le informazioni richieste.

Si legge nel paper: “Nonostante la dichiarata attenzione e il numero non trascurabile di iniziative censite (283), la limitata portata degli investimenti programmati (135 milioni di euro) testimonia la rilevanza ancora comparativamente modesta del settore in Italia”.

E ancora: “I maggiori vincoli allo sviluppo di Fintech, secondo le istituzioni intervistate, sono riconducibili alla significativa onerosità degli investimenti a cui corrispondono profitti attesi ritenuti al momento incerti in ragione sia del potenziale sviluppo del mercato, la cui domanda non è considerata ancora sufficientemente matura, sia dell’incertezza sull’evoluzione futura del quadro regolamentare”.

Alessandro Gaetani

Ne ho parlato qui

Progetti di investimento fintech
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I Piani Individuali di Risparmio

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Leggendo sui pir


Tra le tante sigle di strumenti di risparmio, in questo periodo i risparmiatori italiani incrociano spesso i PIR (tramite la pubblicità sui media, i contatti telefonici degli operatori bancari, etc.).

esempio di mail che invita a sottoscrivere un Pir

Sono i Piani Individuali di Risparmio

Il depliant di Focus Risparmio

Presenti sul mercato italiano dall’inizio del 2017, hanno l’obiettivo di raccogliere il risparmio delle famiglie (Bankitalia dice che, circa 1.300 miliardi dei 4.000 miliardi di euro della ricchezza totale delle famiglie, sono parcheggiati su conti correnti e depositi) e convogliarlo alle piccole e medie imprese.
Infatti, vi è un vincolo di investimenti al 70% a favore delle PMI italiane ed EU con stabile organizzazione sul territorio nazionale.
Mentre il restante 30% può essere investito in altri strumenti finanziari.
Inoltre di quel 70% suddetto, almeno il 30% dovrà essere investito in strumenti finanziari emessi da imprese diverse da quelle inserite nell’indice di borsa FTSE Mib (Borsa Italiana) o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati.

Sostanzialmente, per le piccole e medie imprese è un canale alternativo a quello bancario, per finanziarsi, che potenzialmente può gettare le basi per uno sviluppo strutturato e solido del sistema produttivo italiano.

Destinati ai privati, questi ultimi possono investirvi fino a un massimo di 30.000 annui e non oltre il tetto di 150.000 euro per tutta la durata dell’investimento. Se mantenuti almeno 5 anni in portafoglio i guadagni da essi derivanti sono esentasse. Inoltre i PIR non sono soggetti a imposte di successione e donazione.

Per i risparmiatori i soliti consigli per approcciare lo strumento PIR con consapevolezza.
E’ utile inserirli in una corretta diversificazione degli investimenti, sapendo che ai PIR non vi è agganciata nessuna garanzia specifica di rendimento.
Quest’ultimo, infatti, dipende dal mercato e dalla bravura del gestore.
Infine, è importante farsi ben evidenziare, i costi e le commissioni applicate (di gestione, di risultato e performance, etc.).

Alessandro Gaetani

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Fondi Comuni: costi e rendimenti

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I LIBRI SUI FONDI COMUNI

Tutto ha un costo. Anche quando vogliamo investire i nostri risparmi in strumenti finanziari.

Per quanto riguarda i fondi comuni (al 31/12/2016 la raccolta netta complessiva ha raggiunto quota 34 miliardi di euro), i costi complessivi comprendono quelli che gravano sul fondo e quelli direttamente imputati ai sottoscrittori (commissioni di ingresso e di uscita).

Un recente Paper della serie “Questioni di Economia e Finanza” pubblicato sul sito di Bankitalia, presenta una stima del costo complessivo (TSC) dell’investimento in fondi comuni, effettuata utilizzando le informazioni riportate dalle SGR nelle segnalazioni di vigilanza.

Le stime ottenute mostrano come nel periodo 2006-2016 il TSC sia stato in media pari all’1,58 per cento del patrimonio complessivo dei fondi (1,74 per cento a fine 2016); se si sottraggono i costi direttamente e indirettamente sostenuti dagli investitori il rendimento dei fondi comuni aperti si riduce in media dal 3,5 al 2 per cento. In base a risultati preliminari, la presenza di commissioni di sottoscrizione e vendita riduce l’elasticità delle sottoscrizioni e dei riscatti ai rendimenti.

Il suddetto Paper è stato preceduto dall’annuale indagine sui fondi e SICAV di diritto italiano, effettuata dall’ufficio studi di Mediobanca.

Nel solo 2016 la raccolta netta è stata positiva per circa 8 miliardi di euro. Il rendimento netto medio del patrimonio è valutabile all’1,3%, che ha beneficiato maggiormente della performance dei fondi bilanciati (1,8%), azionari (1,6%) e obbligazionari (1,5%), come pure dei fondi pensione, sia negoziali (2,6%) che aperti (2,2%); i fondi flessibili si sono fermati allo 0,5%, con i fondi di mercato monetario in pur lieve negativo (-0,2%). Due le segnalazioni “negative”: l’eccessiva rotazione del portafoglio (che incide sui costi) e il fatto che i rendimenti, in un’ottica di lungo periodo sono ancora insoddisfacenti.

Dice Mediobanca: chi avesse investito in tutti i fondi comuni aperti italiani negli ultimi 33 anni avrebbe subìto, rispetto ad un impiego annuale in BOT a 12 mesi, una perdita di poco inferiore a una volta il patrimonio iniziale.

Alessandro Gaetani

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Crescono i ricorsi all’Arbitro Bancario Finanziario

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clicca qui per i libri utili a saperne di più sull’arbitro bancario finanziario
 
Chi è e cosa fa l’Arbitro Bancario Finanziario?

E’ un sistema stragiudiziale, attivo dal 15 ottobre 2009, che offre un’alternativa più semplice, rapida ed economica rispetto al ricorso al giudice

L’ Arbitro è un organismo indipendente e imparziale che decide – in pochi mesi – chi ha ragione e chi torto.

La Banca d’Italia fornisce i mezzi per il suo funzionamento.

Il cliente, può rivolgersi all’Arbitro dopo aver tentato di risolvere il problema direttamente con la banca o l’intermediario.

Le decisioni non sono vincolanti, come quelle del giudice, ma se l’intermediario non le rispetta, il suo inadempimento è reso pubblico.

Se il cliente non rimane soddisfatto delle decisioni dell’Arbitro può comunque rivolgersi al giudice.

Su cosa può decidere l’Arbitro Bancario Finanziario?

Tutte le controversie che riguardano operazioni e servizi bancari e finanziari, come ad esempio i conti correnti i mutui i prestiti personali:

  1.  Fino a 100.000 euro, se il cliente chiede una somma di denaro;
  2.  Senza limiti di importo, in tutti gli altri casi.

Su cosa non può decidere?

  • Controversie che riguardano servizi e attività di investimento quali compravendita di azioni o obbligazioni ovvero le operazioni in strumenti finanziari derivati, che sono di competenza del sistema di conciliazione e arbitrato della Consob;
  • Controversie già all’esame di un giudice di un arbitro o di un conciliatore.Il ricorso all’arbitro Bancario Finanziario è tuttavia possibile se una procedura di conciliazione non va a buon fine;
  • Controversie relative a operazioni o comportamenti anteriori al 1 gennaio 2007.

Elenco dei 7 collegi territoriali operativi:

  • Milano
  • Roma
  • Napoli
  • Bari
  • Bologna
  • Palermo
  • Torino

Per le informazioni su come ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario, a quale collegio scrivere, dove trovare la guida pratica visitare il sito Arbitro Bancario Finanziario

Alessandro Gaetani

Nell’infografica i dati aggiornati al 2016 (Fonte Periodico Costozero)

 

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Come risparmiare con la PEC

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Risparmi

Il singolo cittadino, nelle faccende economiche quotidiane, va incontro anche alla necessità di spedire documenti.

Recandosi oggi in un ufficio postale per chiedere il costo base (peso 20 gr.) di una Raccomandata A.R., si scopre che bisogna pagare 5,95 euro.

Ma oggi sempre più siamo catapultati nel mondo digitale, e allora si scopre facilmente che è possibile eseguire spedizioni sicure anche con la PEC.

Tecnicamente si definisce come un sistema di posta elettronica che fornisce al mittente documentazione elettronica, con valenza legale, attestante l’invio e la consegna del messaggio di posta e degli eventuali allegati, nonché delle identità del mittente e del destinatario della PEC (il suo valore legale, può essere garantito solo se utilizzata, sia dal mittente sia dal destinatario della comunicazione).

Per la pubblica amministrazione, ma anche per altri soggetti (Professionisti, Aziende e Partite iva) la PEC rappresenta soprattutto un’occasione di formidabile risparmio.

Permette, infatti, un consistente abbattimento dei costi delle comunicazioni cartacee, con notevole impatto su diverse parti della spesa: dai costi di generazione e imbustamento dei documenti, alle spese per stampe e fotocopie, agli oneri legati ai servizi di spedizione tradizionali, nonché ai costi legati agli spazi di archiviazione.

Ma il vantaggio per il suddetto cittadino?

Semplice, attraverso uno dei soggetti denominati “gestori”, preventivamente autorizzati e iscritti in un apposito elenco Ministeriale, è possibile crearsi la propria casella di posta elettronica certificata, con un costo annuale che parte da 5 euro (costi inferiori alla suddetta raccomandata e per n volte, unitamente a un risparmio notevole di tempo).
Il costo garantisce 1 Gb di spazio, più che sufficiente per l’uso privato familiare.

Eccone alcuni esempi:

  • l’invio di documenti alla P.A.;
  • l’invio e la ricezione delle comunicazioni per le riunioni di condominio;
  • le comunicazioni con le banche e gli istituti finanziari;
  • la prenotazione di visite mediche e ritiro dei relativi referti.

Alessandro Gaetani

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