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La digital health insurance

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Qui trovi gli strumenti di autocheckup per la tua salute e per risparmiare sulle coperture assicurative!

Esemplare smartwatch
Esemplare smartwatch

Il messaggio pubblicitario dice: “Elegante e facile da usare, lo smartwatch da indossare in tutte le occasioni, dall’ufficio allo yoga, dalla passeggiata al monitoraggio dell’attività cardiaca, diventa un amico da consultare al polso, a metà tra il medico e il personal trainer”.

E’ un esempio di strumento di auto-checkup, facente parte della cosiddetta e-health che indica il complesso di soluzioni e tecnologie informatiche applicate alla salute e alla sanità attraverso il supporto di strumenti informatici, personale specializzato e nuove tecniche di comunicazione medico-paziente.

Oltre al suddetto auto checkup, tre sono i principali settori di sviluppo di queste applicazioni:

  • La telemedicina (l’insieme di tecniche mediche ed informatiche che permettono l’erogazione di servizi sanitari per la cura di un paziente a distanza);
  • il telecontrollo (l’insieme di soluzioni informatiche collegate ad apparati con sensori per l’assistenza in remoto);
  • Il wellness tracking (è il comparto che racchiude strumenti di monitoraggio delle attività fisiche e di allenamento).

E’ avvalendosi di questi strumenti e tecnologie che si sta sviluppando, anche nel nostro Paese, la digital health insurance attraverso soluzioni assicurative innovative e servizi integrati digital oriented.

Alcune Compagnie di assicurazioni hanno lanciato recentemente dei programmi assicurativi, aventi la finalità di premiare chi si tiene in forma attraverso il monitoraggio del movimento, con strumenti tecnologici e tutoring personalizzati.

Per esempio l’assicurato, recandosi in una delle agenzie delle compagnie promotrici, può usufruire di sconti sul premio da pagare sulla polizza salute, abbinandovi un braccialetto elettronico (in omaggio), realizzato da una società specializzata nello sviluppo di queste tecnologie, che consente il monitoraggio di alcuni parametri di benessere.

In altri casi con l’acquisto di dispositivi wireless innovativi (quali ad esempio misuratore di pressione), è possibile usufruire gratuitamente per la durata di 3 anni, della polizza sanitaria individuale base (che copre spese per grandi interventi chirurgici, prestazioni dentistiche, visite specialistiche ecc.).

Alessandro Gaetani

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Il FinTech tra banca e cliente

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L’era del Fintech: La rivoluzione digitale nei servizi finanziari
Il Fintech, in altre parole “Financial Technology”, raggruppa tutti quei modelli di business basati sull’utilizzo di software innovativi che consentono agli utenti di compiere ogni tipo di operazione finanziaria. In genere si tratta di startup che utilizzano tecnologie avanzate per rendere il settore dei servizi finanziari più veloce, dinamico e proficuo.

“La maggioranza delle banche – preoccupata di perdere parte del proprio business a vantaggio delle nuove realtà FinTech, migliori interpreti dell’evoluzione delle esigenze del cliente – sta stringendo delle collaborazioni con questi player con l’obiettivo di migliorare i propri servizi. E a beneficiarne è soprattutto il consumatore.”

Ecco quanto risulta dallo studio Global FinTech Survey 2016 di Price Waterhouse Coopers. Le startup del Fintech svolgono in linea di massima le seguente operazioni: crowdfunding, ovvero la raccolta di piccoli capitali dal pubblico dei risparmiatori; peer-to-peer lending, finanziamenti concessi da privati a privati oppure ad aziende; roboadvisor, cioè algoritmi che forniscono soluzioni di asset management creando portafogli finanziari con gli strumenti più efficienti; gestione dei pagamenti online e con le app; credit scoring, sistemi di valutazione del rischio di credito.

In Italia, operano già realtà come MoneyFarm, AdviseOnly, etc. ma in generale, attorno alla realtà del Fintech, nel nostro Paese c’è ancora parecchio vuoto da colmare.

Infine, si legge ancora nello studio sopra citato: “Nel frattempo, le banche dovrebbero iniziare a semplificare prodotti e servizi per facilitare il confronto tra i player del mercato e mitigare la confusione del cliente. In parallelo, è cruciale da parte loro ideare dei prodotti basati sull’esperienza dell’utente, piuttosto che mantenere il solito approccio di “procedure secondo le linee guida”.

Le banche dovrebbero prestare ascolto al feedback dei clienti e tradurlo in un’offerta di servizio in maniera puntuale. Tutte azioni queste, che vanno intraprese a prescindere dalla rivoluzione avviata dal FinTech.”

Alessandro Gaetani

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Istat: sul sistema produttivo italiano

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E’ stato recentemente pubblicato, da parte dell’Istat, il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi italiani.

Il Rapporto, giunto alla sua quinta edizione, presenta annualmente approfondimenti informativi e analitici finalizzati alla valutazione delle dinamiche strutturali e congiunturali del sistema produttivo italiano.

L’edizione 2017 del Rapporto si articola in tre parti.
La prima è dedicata all’analisi delle dinamiche macroeconomiche e della competitività del sistema produttivo italiano a confronto con quelle delle principali economie europee.
La seconda è finalizzata al monitoraggio delle tendenze recenti dei settori economici, lette sia attraverso l’utilizzo di consolidati indicatori sintetici di competitività, sia tramite il ricorso a indagini statistiche ad hoc sulla percezione imprenditoriale circa aspetti rilevanti della performance congiunturale delle imprese, i loro orientamenti strategici e le loro prospettive nel breve termine.
La terza parte, infine, adotta una linea di analisi a livello d’impresa per approfondire le fondamenta microeconomiche delle dinamiche rilevate nelle prime due sezioni, concentrandosi su temi di rilievo per la valutazione della capacità competitiva e del potenziale di crescita dell’apparato produttivo italiano.

Il fascicolo, circa ottanta pagine piene di dati aggiornati alla fine del 2016 su manifattura, servizi, etc., riporta ombre (ad esempio per la crescita del Pil, dopo la Grecia, siamo i peggiori in Europa), ma anche qualche luce (una su tutte, nel 2015 e nel 2016 abbiamo migliorato la nostra posizione sull’export mondiale), derivante dalle circa 216mila imprese internazionalizzate e dunque capaci di agganciarsi alla domanda estera.

Ne consiglio la lettura per conoscere l’andamento dell’economia italiana.

Il documento è scaricabile gratuitamente al sito Istat.

Alessandro Gaetani

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Messaggio: sei stato licenziato

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WhatsApp

Il termine SMS (Short Message Service, in italiano servizio messaggi brevi) indica un servizio di telefonia mobile per inviare brevi messaggi di testo da un cellulare a un altro, ed è per estensione comunemente usato in italiano per indicare ogni singolo messaggio inviato con tale servizio.
Negli ultimi anni, hanno perso il loro appeal, in favore dei servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp, utili per inviare testo, foto, video, etc.

WhatsApp è al secondo posto tra i marchi più influenti in Italia. The most Influential Brands 2017 – Indagine Ipsos

Il licenziamento, nel diritto del lavoro italiano è l’atto con il quale il datore di lavoro recede unilateralmente, e per iscritto, dal contratto di lavoro con un suo lavoratore dipendente. In questo caso si parla di licenziamento individuale perché riguarda un singolo lavoratore dipendente, mentre in caso di licenziamento di più lavoratori si parla invece di licenziamento collettivo.

E’ recente la notizia, balzata agli onori della cronaca italica sui diversi media, del licenziamento “intimato su Whatsapp” ritenuto corretto dal Tribunale di Catania (ordinanza 27/06/2017). Infatti, il giudice Mario Fiorentino ha ritenuto appunto che il licenziamento appaia “assolvere l’onere della forma scritta, trattandosi di un documento informatico”, con tanto di prova di avvenuta ricezione.

Ma c’è un precedente anche fuori dai confini nazionali. Infatti nel mese di maggio del 2003 a Manchester (United Kingdom) è bastato un sms per un licenziamento di gruppo. BBC – Licenziamento tramite sms. Infatti, migliaia di impiegati (circa 2500) hanno subito un licenziamento improvviso mediante sms e casella vocale.

Si trattava della Compagnia di assicurazioni Accident Group. Il messaggio in casella vocale recitava: “Tutto il personale da mantenere in organico sarà contattato entro oggi. Chi non sarà chiamato deve considerarsi in soprannumero e quindi licenziato con effetto immediato. Sfortunatamente non ci sono proprio i fondi per pagare gli stipendi di maggio”.

Quindi, da adesso in poi, il consiglio per i lavoratori, è quello di controllare il proprio smartphone, concentrandosi soprattutto sul contenuto dei messaggi ricevuti, e di seguire gli sviluppi futuri in materia di licenziamenti “innovativi”.

Alessandro Gaetani

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Alla larga dai derivati

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I derivati godono ancora oggi di troppa libertà e di poca regolamentazione.

Sarà ormai noto a tutti che si tratta di contratti, aventi a oggetto attività finanziarie, il cui valore varia con la loro quotazione di mercato: ad esempio, azioni, obbligazioni, tassi di interesse, valute, e persino indici su tali attività. Peccato che, i derivati, da strumenti di copertura del rischio (termine assicurativo) si siano trasformati in un gioco da casinò.

Sì proprio quello di roulette e fiche!

Infatti, i derivati, grazie alla tecnologia e al fatto che sono diventati delle vere e proprie “scommesse” hanno generato una massa enorme di denaro “virtuale” contagiando l’intero mondo. Il loro valore attuale è superiore di varie volte al Pil terrestre (si stima che nel mondo la massa dei derivati in circolazione ammonti a 300 miliardi di dollari), estromettendo di fatto l’economia reale. Infatti i derivati, sono arrivati anche ai prodotti alimentari (caffè, mais, olio, etc.) alterando, di fatto, i prezzi finali di prodotti cibari che arrivano sulle nostre tavole.

Leggevo qualche giorno fa un documento della Fao, che ormai da diversi anni a questa parte mette in guardia dalle conseguenze che questi hanno sulla fame nel mondo, dove i banchieri si sostituiscono agli agricoltori nel determinare i prezzi degli alimenti.

L’investimento in derivati è, non a caso, ancora oggi oggetto delle cronache finanziarie, che riportano come persino molti enti territoriali (Regioni, Comuni, Province) abbiano, forse inconsapevolmente, investito in derivati, essendo così incorsi – a seguito dell’andamento negativo dei mercati – in un’esposizione finanziaria gravissima.

Warren Buffet

In una recente intervista al Financial Times, Warren Buffet (Investitore di maggiore successo del XX secolo. Seconda persona più ricca degli Stati Uniti. Guru numero uno della finanza mondiale), ancora una volta ha definito i derivati “armi finanziarie di distruzione di massa”.

Per i risparmiatori è bene starne alla larga, anche quando si trovino in altri prodotti finanziari “strutturati” (polizze index linked, obbligazioni strutturate, etc.).

Alessandro Gaetani

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Ivass: le Assicurazioni per lo sviluppo del Paese

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Assicurarsi è trasferire un rischio in capo a una Compagnia di Assicurazioni.
Nella polizza di Responsabilità Civile, per esempio, vuol dire farsi “aiutare” dalla Compagnia a sopportare la perdita che si subisce (patrimoniale, etc.), al fine di riconoscere il danno economico alla controparte danneggiata.

In un recente intervento Salvatore Rossi, presidente dell’Ivass l’Organo di Vigilanza delle Compagnie Assicurative ha affermato l’importanza delle Assicurazioni per lo sviluppo italiano “Le Assicurazioni sono fondamentali per l’economia del Paese: aiutano famiglie e operatori economici a pensare al futuro, a tutelarsi, a ridurre i rischi. Le imprese assicurative devono evolvere insieme con la tecnologia e i bisogni degli assicurati. Devono sapere correttamente comunicare al pubblico i loro cambiamenti.”
Nello specifico si è focalizzato su tre aree:

Salute: “Si deve pensare a formule assicurative che partano dall’età lavorativa: ad esempio includendo l’assicurazione del rischio di non autosufficienza fra le materie oggetto di contrattazione collettiva”.

Vecchiaia: “Ciascuno di noi deve acquisire consapevolezza circa la pensione pubblica che prenderà un giorno. In qualche caso, soprattutto per disoccupazione o precariato prolungati, questa potrebbe essere molto bassa, simile alla pensione sociale. Tutti devono sapere che tocca ora anche a loro essere previdenti sulla propria vecchiaia, non è più solo un compito dello Stato”.

Disastri naturali: “Una soluzione possibile prevede un sussidio statale a investimenti obbligatori per tutti in prevenzione, cioè in dotazioni anti-sismiche e anti-alluvionali, che consenta di abbassare i premi sulle assicurazioni. Grazie alla riduzione dei premi, gli abitanti delle zone più sicure ne pagherebbero uno molto basso sulla loro assicurazione obbligatoria e quelli delle zone meno sicure ne pagherebbero uno abbordabile, in cambio di una molto maggior sicurezza. Lo Stato coglierebbe il suo obiettivo sociale e le compagnie potrebbero ridurre i premi senza rimetterci, e anzi guadagnando dall’allargamento del mercato”.

Certo, se mai avviene un sinistro, sembrano soldi buttati.
E’ l’imprevedibilità della vita (probabilità, caso, etc.).

Alessandro Gaetani

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“Accorciare il mutuo e pagare meno interessi” Il cortometraggio

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Da un diplomato geometra con studi in materie economiche, che mastica di costruzione immobili dall’età di 8 anni, in quanto figlio di un carpentiere edile che ha costruito le strutture portanti di case, palazzi e alberghi, non ci si poteva aspettare che un approfondimento sui mutui. Nel caso specifico sulla surroga del mutuo.

La locandina

Infatti, i dieci anni della Legge 40/2007 hanno “sbloccato” nel nostro Paese il mercato della portabilità del mutuo per i cittadini mutuatari (la surroga era prevista già dal nostro Codice Civile all’art.1202).

E’ una delle cosidette “lenzuolate di liberalizzazioni” messe in atto dall’allora Ministro alle Attività produttive Pierluigi Bersani, che ha dato la possibilità di surrogare il proprio mutuo senza affrontarne i costi (notaio, perizia immobiliare, etc.) trasformando i sottoscrittori di mutuo in una sorta di “speculatori” finanziari alla ricerca di un guadagno economico.

Ma non tutti i potenziali beneficiari, hanno approfittato di tale opportunità.

Infatti alcuni lettori del mio blog Economiafamiliare.it mi dicono che, per pigrizia, per mancanza di tempo e/o voglia di “darsi da fare”, hanno perso denaro, nel decennio che ha visto i tassi d’interesse scendere, forse come non mai!

Stiamo parlando della riduzione della durata del mutuo, del pagamento di meno “quota” interessi, anche grazie al ricalcolo sul debito residuo che, nel frattempo, è visibilmente diminuito.

Allora, anche per quest’ultimi ho voluto “celebrare” il decennale della legge 40/2007 raccontando in un cortometraggio (unico in Italia ad averlo fatto) la storia che mi ha riferito un lettore del mio blog, per il quale ho usato il nome di fantasia Alfonso, (come pure di fantasia e il nome di Chiara l’addetta dell’ufficio mutui e della Banca Italiana Mutui, che non esiste.

Clicca qui per vedere il cortometraggio: “Accorciare il mutuo e pagare meno interessi”

In questo caso specifico le tempistiche bancarie, previste dalla suddetta legge sono state rispettate.

E’ andata per le lunghe solo la parte preliminare (da qui il riferimento al darsi da fare) che non ha comunque scoraggiato Alfonso.

Mi auguro quindi che, la storia di Alfonso alle prese con la seconda surroga del suo mutuo, sia utile, che spinga tutti a condividerla con altre persone interessate, affinchè possano essere stimolate a darsi da fare per averne un guadagno economico. I dialoghi e la narrazione sono stati molto semplificati, proprio per dimostrare la facilità di accesso alla surroga del mutuo.

Le parole chiave del cortometraggio sono:

Storia, Condivisione, Facilità, Emozione, Visibilità, Informazione

Buona Visione!

Alessandro Gaetani

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Debito pubblico e Ricchezza privata

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L’Italia è un Paese ricco in uno Stato povero” (citazione).

Probabile che, chi ha detto questa frase, si riferisse non tanto all’enorme debito pubblico, arrivato a oltre 2.250,40 miliardi (gennaio 2017), ma al fatto che la ricchezza privata delle famiglie italiane è superiore allo stesso debito pubblico.

Quest’ultimo è così definito su Wikipedia: “il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ e altri) destinati a coprire il fabbisogno di cassa statale, nonché l’eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato”.

Secondo la Banca d’Italia, dato il rapporto tra la ricchezza netta (somma delle attività reali e finanziarie al netto dei debiti – alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro) e il reddito lordo disponibile delle famiglie, il nostro Paese è tra i più ricchi del mondo. Questo perché, rispetto ad altri Paesi le famiglie italiane sono poco indebitate (alla fine del 2014 era indebitato il 23 per cento delle famiglie italiane per un ammontare medio di poco più di 44.000 euro) e hanno ricchezza derivante da voci di economia reale (case, terreni, etc.).

Basti pensare che l’Agenzia del Territorio evidenzia che, solo il patrimonio immobiliare privato, vale oltre 6 trilioni di euro. Più del triplo del debito pubblico.

Detto patrimonio oltre ad avere questo valore nominale è anche uno strumento di garanzia per l’accesso al credito. In parole povere, un finanziatore davanti alla possibilità di ipotecare l’immobile, a fronte di una perizia terza, concede somme di denaro, a testimonianza del fatto che l’immobile è leva principale per qualunque attività economica (creazione di reddito, imprese, posti di lavoro, etc.).

Paese ricco in uno Stato povero, per quanto tempo potrà restare in questa condizione?

Alessandro Gaetani

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Fumo tassato!

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Come in due sole settimane sono sceso da 50 a 0 sigarette al giorno. Un metodo facile ed economico per smettere di fumare

L’Istat ci dice che, nel nostro Paese il tabagismo non è più in declino, specie tra i giovani. La consuetudine del fumo, afferma l’Istituto di statistica, è più diffusa tra i 25 e i 34 anni (26,3%), soprattutto tra gli uomini.

I prodotti da fumo dal tabacco alla sigaretta elettronica. Merceologia, tutela della salute e fiscalità

L’attività di controllo sulla produzione, distribuzione e vendita dei tabacchi lavorati è svolta dall’Agenzia Dogane e Monopoli che ha mantenuto funzioni di organo di controllo della riscossione e del versamento delle imposte gravanti sui tabacchi lavorati in qualità di Organo del Ministero dell’Economia (D.M. 67/1999).
Sul sito della stessa Agenzia si trova la composizione del prezzo finale (quello in tabaccheria per intenderci) a carico del fumatore. Le sigarette, come gli altri prodotti che vanno sotto la dicitura di “tabacchi lavorati”, sono gravate da diverse imposte.

  • L’IVA, che è pari al 22% del prezzo di vendita al pubblico al netto dell’IVA stessa;
  • L’accisa, correlata al prezzo di vendita al pubblico;
  • Il dazio, che si applica solo qualora i prodotti provengano da paesi terzi, cioè non appartenenti all’Unione Europea.

Il prezzo finale di vendita al pubblico delle sigarette, risulta dalla somma di più elementi, quelle fiscali sopraccitate alle quali si aggiunge l’aggio del rivenditore, nella misura fissa del 10% del prezzo, e la quota di spettanza del produttore che è residuale rispetto al prezzo scelto dal produttore medesimo.

Come si può evincere lo Stato interviene in modo deciso sui tabacchi lavorati con una tassazione che sfiora il 75% del prezzo finale.

A titolo di esempio, scorrendo le voci della tabella dei prezzi al pubblico delle sigarette in commercio sul territorio nazionale, si legge che, questi ultimi, vanno da un minimo di 2 euro a oltre 5 euro (gli astucci solitamente sono confezionati da 10 e da 20 pezzi).

Alessandro Gaetani

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Quasi un romanzo. L’economia spiegata a chi non la capisce

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Con questo libro, il giornalista economico Leonardo Martinelli, ci spiega l’economia trattando i temi più attuali (seppure il libro sia di qualche anno fa), utilizzando i film e i libri che storicamente, hanno dato tanto materiale cui far riferimento per capirla.

Pubblicato dall’editore Bompiani, sono 282 le scorrevolissime pagine, con sottotitolo “l’economia raccontata a chi non la capisce”.

Obbligazioni, spread, azioni, investimenti, sono alcune delle diverse parole chiave che si possono trovare, ben spiegate, sul libro.

Riferimenti diretti a un libro o a un film. Tra le testimonianze Tom Wolf, Emile Zolà, Francis Scott Fitzgerald, Primo Levi, Oliver Stone, e altri, che con le loro opere letterarie e/o cinematografiche ci raccontano uno spaccato attualissimo sui fenomeni economici che viviamo tutti i giorni.

Un paio di anticipazioni.

  • Una prettamente italiana come il film Il Maestro di Vigevano del 1963, che, interpretato da Alberto Sordi, racconta la storia di un maestro di scuola elementare che seguendo le intuizioni della moglie lascia la scuola e con la sua liquidazione gli fa aprire l’aziendina di scarpe. E qui di stretta attualità c’è la “furbizia” del far soldi ritenendo lo Stato un carrozzone da “fregare” con l’evasione fiscale e il lavoro in nero, ma anche lo scontro tra le persone di cultura (il maestro) e l’operaio che diventa piccolo imprenditore e che fa i soldi. Passano gli anni ma non cambiano i comportamenti.

  • L’altra rappresenta il sempre sottile filo che lega i correntisti alle banche. Nel film Mary Poppins è interessante la scena in banca quando per un frainteso urlo di blocco del denaro in cassa, si scatena il panico con i correntisti che vogliono ritirare i loro soldi e il direttore che ordina ai cassieri di chiudere. Quanto c’è di attuale anche qui, è girato nel 1964 e nel film di Walt Disney già s’intravedono i meccanismi dell’unione bancaria dei giorni nostri.

Alessandro Gaetani

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