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“Accorciare il mutuo e pagare meno interessi” Il cortometraggio

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Da un diplomato geometra con studi in materie economiche, che mastica di costruzione immobili dall’età di 8 anni, in quanto figlio di un carpentiere edile che ha costruito le strutture portanti di case, palazzi e alberghi, non ci si poteva aspettare che un approfondimento sui mutui. Nel caso specifico sulla surroga del mutuo.

La locandina

Infatti, i dieci anni della Legge 40/2007 hanno “sbloccato” nel nostro Paese il mercato della portabilità del mutuo per i cittadini mutuatari (la surroga era prevista già dal nostro Codice Civile all’art.1202).

E’ una delle cosidette “lenzuolate di liberalizzazioni” messe in atto dall’allora Ministro alle Attività produttive Pierluigi Bersani, che ha dato la possibilità di surrogare il proprio mutuo senza affrontarne i costi (notaio, perizia immobiliare, etc.) trasformando i sottoscrittori di mutuo in una sorta di “speculatori” finanziari alla ricerca di un guadagno economico.

Ma non tutti i potenziali beneficiari, hanno approfittato di tale opportunità.

Infatti alcuni lettori del mio blog Economiafamiliare.it mi dicono che, per pigrizia, per mancanza di tempo e/o voglia di “darsi da fare”, hanno perso denaro, nel decennio che ha visto i tassi d’interesse scendere, forse come non mai!

Stiamo parlando della riduzione della durata del mutuo, del pagamento di meno “quota” interessi, anche grazie al ricalcolo sul debito residuo che, nel frattempo, è visibilmente diminuito.

Allora, anche per quest’ultimi ho voluto “celebrare” il decennale della legge 40/2007 raccontando in un cortometraggio (unico in Italia ad averlo fatto) la storia che mi ha riferito un lettore del mio blog, per il quale ho usato il nome di fantasia Alfonso, (come pure di fantasia e il nome di Chiara l’addetta dell’ufficio mutui e della Banca Italiana Mutui, che non esiste.

Clicca qui per vedere il cortometraggio: “Accorciare il mutuo e pagare meno interessi”

In questo caso specifico le tempistiche bancarie, previste dalla suddetta legge sono state rispettate.

E’ andata per le lunghe solo la parte preliminare (da qui il riferimento al darsi da fare) che non ha comunque scoraggiato Alfonso.

Mi auguro quindi che, la storia di Alfonso alle prese con la seconda surroga del suo mutuo, sia utile, che spinga tutti a condividerla con altre persone interessate, affinchè possano essere stimolate a darsi da fare per averne un guadagno economico. I dialoghi e la narrazione sono stati molto semplificati, proprio per dimostrare la facilità di accesso alla surroga del mutuo.

Le parole chiave del cortometraggio sono:

Storia, Condivisione, Facilità, Emozione, Visibilità, Informazione

Buona Visione!

Alessandro Gaetani

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Debito pubblico e Ricchezza privata

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L’Italia è un Paese ricco in uno Stato povero” (citazione).

Probabile che, chi ha detto questa frase, si riferisse non tanto all’enorme debito pubblico, arrivato a oltre 2.250,40 miliardi (gennaio 2017), ma al fatto che la ricchezza privata delle famiglie italiane è superiore allo stesso debito pubblico.

Quest’ultimo è così definito su Wikipedia: “il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri quali individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in Italia BOT, BTP, CCT, CTZ e altri) destinati a coprire il fabbisogno di cassa statale, nonché l’eventuale deficit pubblico nel bilancio dello Stato”.

Secondo la Banca d’Italia, dato il rapporto tra la ricchezza netta (somma delle attività reali e finanziarie al netto dei debiti – alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro) e il reddito lordo disponibile delle famiglie, il nostro Paese è tra i più ricchi del mondo. Questo perché, rispetto ad altri Paesi le famiglie italiane sono poco indebitate (alla fine del 2014 era indebitato il 23 per cento delle famiglie italiane per un ammontare medio di poco più di 44.000 euro) e hanno ricchezza derivante da voci di economia reale (case, terreni, etc.).

Basti pensare che l’Agenzia del Territorio evidenzia che, solo il patrimonio immobiliare privato, vale oltre 6 trilioni di euro. Più del triplo del debito pubblico.

Detto patrimonio oltre ad avere questo valore nominale è anche uno strumento di garanzia per l’accesso al credito. In parole povere, un finanziatore davanti alla possibilità di ipotecare l’immobile, a fronte di una perizia terza, concede somme di denaro, a testimonianza del fatto che l’immobile è leva principale per qualunque attività economica (creazione di reddito, imprese, posti di lavoro, etc.).

Paese ricco in uno Stato povero, per quanto tempo potrà restare in questa condizione?

Alessandro Gaetani

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Fumo tassato!

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Come in due sole settimane sono sceso da 50 a 0 sigarette al giorno. Un metodo facile ed economico per smettere di fumare

L’Istat ci dice che, nel nostro Paese il tabagismo non è più in declino, specie tra i giovani. La consuetudine del fumo, afferma l’Istituto di statistica, è più diffusa tra i 25 e i 34 anni (26,3%), soprattutto tra gli uomini.

I prodotti da fumo dal tabacco alla sigaretta elettronica. Merceologia, tutela della salute e fiscalità

L’attività di controllo sulla produzione, distribuzione e vendita dei tabacchi lavorati è svolta dall’Agenzia Dogane e Monopoli che ha mantenuto funzioni di organo di controllo della riscossione e del versamento delle imposte gravanti sui tabacchi lavorati in qualità di Organo del Ministero dell’Economia (D.M. 67/1999).
Sul sito della stessa Agenzia si trova la composizione del prezzo finale (quello in tabaccheria per intenderci) a carico del fumatore. Le sigarette, come gli altri prodotti che vanno sotto la dicitura di “tabacchi lavorati”, sono gravate da diverse imposte.

  • L’IVA, che è pari al 22% del prezzo di vendita al pubblico al netto dell’IVA stessa;
  • L’accisa, correlata al prezzo di vendita al pubblico;
  • Il dazio, che si applica solo qualora i prodotti provengano da paesi terzi, cioè non appartenenti all’Unione Europea.

Il prezzo finale di vendita al pubblico delle sigarette, risulta dalla somma di più elementi, quelle fiscali sopraccitate alle quali si aggiunge l’aggio del rivenditore, nella misura fissa del 10% del prezzo, e la quota di spettanza del produttore che è residuale rispetto al prezzo scelto dal produttore medesimo.

Come si può evincere lo Stato interviene in modo deciso sui tabacchi lavorati con una tassazione che sfiora il 75% del prezzo finale.

A titolo di esempio, scorrendo le voci della tabella dei prezzi al pubblico delle sigarette in commercio sul territorio nazionale, si legge che, questi ultimi, vanno da un minimo di 2 euro a oltre 5 euro (gli astucci solitamente sono confezionati da 10 e da 20 pezzi).

Alessandro Gaetani

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Quasi un romanzo. L’economia spiegata a chi non la capisce

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Con questo libro, il giornalista economico Leonardo Martinelli, ci spiega l’economia trattando i temi più attuali (seppure il libro sia di qualche anno fa), utilizzando i film e i libri che storicamente, hanno dato tanto materiale cui far riferimento per capirla.

Pubblicato dall’editore Bompiani, sono 282 le scorrevolissime pagine, con sottotitolo “l’economia raccontata a chi non la capisce”.

Obbligazioni, spread, azioni, investimenti, sono alcune delle diverse parole chiave che si possono trovare, ben spiegate, sul libro.

Riferimenti diretti a un libro o a un film. Tra le testimonianze Tom Wolf, Emile Zolà, Francis Scott Fitzgerald, Primo Levi, Oliver Stone, e altri, che con le loro opere letterarie e/o cinematografiche ci raccontano uno spaccato attualissimo sui fenomeni economici che viviamo tutti i giorni.

Un paio di anticipazioni.

  • Una prettamente italiana come il film Il Maestro di Vigevano del 1963, che, interpretato da Alberto Sordi, racconta la storia di un maestro di scuola elementare che seguendo le intuizioni della moglie lascia la scuola e con la sua liquidazione gli fa aprire l’aziendina di scarpe. E qui di stretta attualità c’è la “furbizia” del far soldi ritenendo lo Stato un carrozzone da “fregare” con l’evasione fiscale e il lavoro in nero, ma anche lo scontro tra le persone di cultura (il maestro) e l’operaio che diventa piccolo imprenditore e che fa i soldi. Passano gli anni ma non cambiano i comportamenti.

  • L’altra rappresenta il sempre sottile filo che lega i correntisti alle banche. Nel film Mary Poppins è interessante la scena in banca quando per un frainteso urlo di blocco del denaro in cassa, si scatena il panico con i correntisti che vogliono ritirare i loro soldi e il direttore che ordina ai cassieri di chiudere. Quanto c’è di attuale anche qui, è girato nel 1964 e nel film di Walt Disney già s’intravedono i meccanismi dell’unione bancaria dei giorni nostri.

Alessandro Gaetani

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I dati CNEL sul mercato del lavoro in Italia

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Visto l’esito del Referendum Costituzionale dello scorso 4 dicembre 2016 (che ha visto la vittoria del No), sembrerebbe che il CNEL resti al suo posto.

Anzi in diverse interviste ai media, successive all’ultimo appuntamento elettorale del 2016, il vicepresidente Gualaccini ha dichiarato che “è giunto il momento di dimostrare l’utilità del nostro Ente pubblico”, aggiungo io il più “chiacchierato” Ente pubblico del nostro Paese (dagli organi di stampa, dai cittadini al bar, etc.).

Tra le sue attività vi è quella di compiere annualmente un rapporto sul mercato del lavoro italiano. Vediamone qualche dato:

  • Per quanto riguarda le differenze di genere il tasso di attività femminile è di circa venti punti percentuali inferiore a quello maschile (75% contro il 55% rilevato ad agosto 2016);
  • Aumentano i lavoratori stranieri operanti sul territorio nazionale a fronte di una diminuzione dei lavoratori italiani (+ 63% i primi – 7,5% i secondi);
  • Aumentano i posti di lavoro per diplomati e laureati ma diminuiscono gli occupati con titolo di studio sotto la terza media inferiore.

Inoltre sull’attualissimo tema dei voucher, sul rapporto si legge che “L’utilizzo dei voucher per il lavoro occasionale e accessorio nel periodo dal 2008 al 2015 evidenzia (dati INPS e Ministero del lavoro) una crescita ininterrotta e asimmetrica: il valore dei voucher venduti è cresciuto di 200 volte, ma l’incremento di quelli utilizzati è sensibilmente inferiore. Il rapporto sottolinea l’esigenza (accolta dal Governo) di misure correttive delle modalità di applicazione di tale tipologia occupazionale, a cominciare da quella sulla completa tracciabilità dei voucher”.

Il rapporto segnala infine la necessità che, “in un Paese connotato da marcate differenze nel territorio e da frammentazione degli strumenti di tutela, la contrattazione di tutti i livelli assuma il compito di corrispondere alle dinamiche locali della produttività e alle specifiche condizioni di lavoro, ma anche di tendere al progressivo superamento delle disparità, come – tra l’altro – prevede la nostra Costituzione”.

Alessandro Gaetani

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Conto quanto mi costi?

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Il conto corrente, dove corre? Breve guida per fermare il conto corrente prima che svuoti le nostre tasche

Il conto corrente è uno contratto, regolato dal codice civile, utile alla gestione di alcune operazioni tra correntista e banca: ricevere l’accredito dello stipendio, l’addebito delle utenze domestiche, etc.

La Banca d’Italia (giornalisticamente Bankitalia) svolge con cadenza annuale un’indagine sull’onerosità dei conti correnti delle famiglie; questa indagine tiene conto degli oneri e delle commissioni effettivamente addebitati alla clientela nel corso dell’anno.

Così scopriamo che nel 2015, la spesa di gestione dei conti correnti è stata in media pari a 76,5 euro con una riduzione di 5,8 euro rispetto all’anno precedente. Sono diminuite sia le spese fisse (3,9 euro), trainate dai minori canoni di base, sia quelle variabili (1,9 euro); sulla diminuzione di queste ultime hanno influito le minori commissioni unitarie che hanno più che compensato la crescita del numero di operazioni effettuate (da 140,4 a 143,8 unità); a parità di operazioni, le spese variabili sarebbero diminuite di 2,1 euro per effetto delle minori commissioni unitarie.

Ricchezza familiare

I contratti di più recente apertura, probabilmente anche per effetto delle politiche commerciali praticate dalle banche nei confronti della nuova clientela, hanno condizioni economiche generalmente più favorevoli rispetto ai contratti con maggiore anzianità: i clienti con conti aperti da un anno spendono 27,6 euro in meno rispetto al valore medio; i clienti con conti accesi da almeno dieci anni spendono 16,7 euro in più rispetto alla media.

Io so e ho le prove: Confessioni di un ex manager bancario……….per scoprire i costi del tuo conto!

Il risultato della corrente rilevazione si inquadra in una fase di progressiva riduzione della spesa: nel periodo 2010 – 2015 la spesa di gestione dei conti è diminuita in media del 3,4 per cento annuo, con una variazione complessiva di 14,6 euro (era pari a 91,1 euro nel 2010).

Resta valido, l’utilizzo dei siti comparatori, alla ricerca del conto corrente ideale.

Alessandro Gaetani

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La digital health insurance

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Qui trovi gli strumenti di autocheckup per la tua salute e per risparmiare sulle coperture assicurative!

Esemplare smartwatch
Esemplare smartwatch

Il messaggio pubblicitario dice: “Elegante e facile da usare, lo smartwatch da indossare in tutte le occasioni, dall’ufficio allo yoga, dalla passeggiata al monitoraggio dell’attività cardiaca, diventa un amico da consultare al polso, a metà tra il medico e il personal trainer”.

E’ un esempio di strumento di auto-checkup, facente parte della cosiddetta e-health che indica il complesso di soluzioni e tecnologie informatiche applicate alla salute e alla sanità attraverso il supporto di strumenti informatici, personale specializzato e nuove tecniche di comunicazione medico-paziente.

Oltre al suddetto auto checkup, tre sono i principali settori di sviluppo di queste applicazioni:

  • La telemedicina (l’insieme di tecniche mediche ed informatiche che permettono l’erogazione di servizi sanitari per la cura di un paziente a distanza);
  • il telecontrollo (l’insieme di soluzioni informatiche collegate ad apparati con sensori per l’assistenza in remoto);
  • Il wellness tracking (è il comparto che racchiude strumenti di monitoraggio delle attività fisiche e di allenamento).

E’ avvalendosi di questi strumenti e tecnologie che si sta sviluppando, anche nel nostro Paese, la digital health insurance attraverso soluzioni assicurative innovative e servizi integrati digital oriented.

Alcune Compagnie di assicurazioni hanno lanciato recentemente dei programmi assicurativi, aventi la finalità di premiare chi si tiene in forma attraverso il monitoraggio del movimento, con strumenti tecnologici e tutoring personalizzati.

Per esempio l’assicurato, recandosi in una delle agenzie delle compagnie promotrici, può usufruire di sconti sul premio da pagare sulla polizza salute, abbinandovi un braccialetto elettronico (in omaggio), realizzato da una società specializzata nello sviluppo di queste tecnologie, che consente il monitoraggio di alcuni parametri di benessere.

In altri casi con l’acquisto di dispositivi wireless innovativi (quali ad esempio misuratore di pressione), è possibile usufruire gratuitamente per la durata di 3 anni, della polizza sanitaria individuale base (che copre spese per grandi interventi chirurgici, prestazioni dentistiche, visite specialistiche ecc.).

Alessandro Gaetani

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Fondi comuni – L’indagine annuale Mediobanca

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I FONDI COMUNI D’INVESTIMENTO RESI SEMPLICI. La guida introduttiva ai fondi comuni e alle strategie d’investimento più efficaci nel campo del risparmio gestito.

In attesa che mi arrivi, la copia cartacea dell’indagine realizzata dal Centro Studi di Mediobanca, ho scaricato i materiali, in bozza, dal sito Ufficio Studi Mediobanca

I risultati dell’indagine (stavolta pubblicata a fine anno, rispetto alle precedenti edizioni estive) curata da Mediobanca, che ha riguardato 1003 fondi di diritto italiano, si basano sulla raccolta e l’elaborazione dei rendiconti annuali dei fondi, al fine di trarne statistiche aggregate.

Fonte Mediobanca Ufficio Studi
Fonte Mediobanca Ufficio Studi

Alla fine del 2015 vi era un patrimonio aggregato pari a 292 miliardi di euro.
Infatti, da una prima lettura, si conferma anche nel 2015 una raccolta netta positiva pari a circa 25 miliardi di euro.
Così per il terzo anno consecutivo le sottoscrizioni hanno superato i riscatti.

Vediamo qualche dato saliente:

Rendimenti
Ancora una volta, l’indagine fornisce una valutazione negativa, in termini di rendimenti dei fondi, nel lungo periodo. Infatti, questi sono ancora in perdita rispetto all’acquisto annuale dei BOT a 12 mesi, dall’esordio dei Fondi comuni d’investimento (1984): in parole povere se un risparmiatore avesse impiegato gli stessi soldi, sottoscrivendo e rinnovando anno per anno i Buoni ordinari del Tesoro, invece che impiegarli in tutti i fondi avrebbe guadagnato di più.

Costi di gestione
Il volume delle commissioni addebitate ai risparmiatori nel 2015 cresce rispetto al 2014 (3,5 miliardi di euro). Il raffronto con l’industria finanziaria USA conferma che i fondi italiani sono più costosi.

Rotazione
Come è noto una rotazione eccessiva del portafoglio si traduce in maggiori oneri di negoziazione che gravano sugli investitori attraverso riduzioni di rendimento. L’elevato turnover nella gestione nei fondi di diritto italiani è anomalo nel contesto internazionale (continua ad avvenire su visioni nel brevissimo periodo).

Di seguito la mia lezione sui Fondi Comuni

Alessandro Gaetani

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La sanità italiana in evoluzione

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sanità

Sanità a pagamento e sanità negata sono due facce della stessa crisi sanitaria del nostro Paese, alle prese con una domanda crescente di sanità da parte di cittadini che invecchiano e che sono sempre più affetti da cronicità” è il quadro che emerge dalla fotografia sull’evoluzione della sanità italiana effettuata nel 2016 dal Centro studi investimenti sociali (Censis).

La mangiatoia: Perché la sanità è diventata il più grande affare d’Italia

In Italia, nel 2015, la spesa sanitaria privata è salita a 34,5 miliardi di euro con un aumento reale di +3,2% rispetto al 2013 ed è cresciuto ulteriormente il numero di italiani che ha dovuto rinunciare o rinviare prestazioni sanitarie in un anno: erano 9 milioni nel 2012, sono diventati oltre 11 milioni nel 2016 (+2 milioni).

Competizione, sostenibilità e qualità: Quale futuro per il welfare sanitario italiano?

Dall’analisi emergono alcune tendenze che connotano il rapporto degli italiani con la sanità in conseguenza dei cambiamenti sui servizi sanitari pubblici: erosione della qualità del Servizio sanitario nella sua componente pubblica e convenzionata; lunghe liste di attesa; ricorso all’intramoenia; ticket sanitari meno convenienti; crescente ruolo della sanità privata.

In estrema sintesi si può dire che l’incubo delle liste di attesa troppo lunghe è il perno esplicativo dei comportamenti sanitari degli italiani di questi ultimi anni; esse obbligano i cittadini a usare il privato e l’intramoenia come porta di accesso accelerato alla cura. È in crescita la domanda di strumenti sanitari integrativi; basti pensare che nel 2014, selezionando un campione di famiglie italiane, si è stimato che 5 milioni di persone sarebbero interessate a conoscere meglio questi strumenti ed eventualmente a sottoscriverli.

Il 5,7% delle famiglie intervistate è già in possesso di un’assicurazione sanitaria privata mentre il 4,6% intende acquistarla in futuro.
Nella graduatoria tra i fattori rilevanti di scelta, da parte dei sottoscrittori di polizza o potenziali tali, figurano in ordine di importanza: rimborso di prestazioni sanitarie effettuate in strutture private; copertura assicurativa dell’intero nucleo familiare; possibilità di tagliare i tempi per le prestazioni; accesso a strutture convenzionate; possibilità di scelta di un ampio ventaglio di strutture di cura.

Alessandro Gaetani

Leggi anche:

La necessita di risistemare i fondi sanitari

Fondi sanitari: cosa succede se perdi il lavoro

La sanità non è uguale per tutti

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Università: crescono le immatricolazioni

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Sappiamo ormai tutti che, in Italia, vi è la percentuale più bassa di popolazione laureata (me compreso con Cfu riconosciuti, ma senza aver mai raggiunto il “pezzo di carta”). Pertanto, una seppur lieve crescita delle immatricolazioni universitarie (+ 1,6% per l’anno accademico 2015/2016 sul 2014/2015) è una buona notizia. Questo ci dice un recente studio pubblicato dalla Banca d’Italia “Immatricolazioni e mobilità degli studenti”, che confronta l’Italia e i Paesi Ocse.
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Riportiamone qualche dato. Nella fascia d’età tra i
30 e i 40 anni la quota di laureati in Italia è del 24%, mentre la media europea è del 38%. Per la strategia “Europa 2020” l’obiettivo italiano è raggiungere il 26% e quello europeo il 40%.
Due gli elementi che vi concorrono. Da una parte la minor probabilità di acceso agli studi universitari e dall’altra le minori risorse a disposizione delle famiglie e degli studenti per portarli a termine. Infatti, in Italia la probabilità di
accedere al sistema universitario è pari al 41%, mentre la media dei Paesi Ocse è al 60%. Il tasso di completamento nel Belpaese è al 58% e la media Ocse arriva al 70%. (qui lo studio evidenzia come serve un reale sostegno alle famiglie più povere della popolazione).

Ma ritornando alla buona notizia, lo studio di Bankitalia evidenza che, nell’ultimo biennio le immatricolazioni sono cresciute, ma si aggiunge pure che sono diminuiti i tassi di abbandono tra il primo e il secondo anno, mentre è cresciuta anche la quota di studenti che terminano il primo anno di corso con oltre 40 crediti formativi universitari. 275 mila sono gli studenti immatricolati nell’anno accademico 2015/2016 di cui 242 mila con età minore o uguale ai 20 anni.

In termini di profitto i risultati migliori sono conseguiti al Nord, a seguire Centro e Sud. Tenendo conto però, anche della mobilità degli studenti che scelgono gli atenei del nord dell’Italia.

Alessandro Gaetani

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