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Avete ancora le lire in casa?

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Se potessi avere....mille lire al mese!
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Sono state centonovantasette le operazioni di cambio lira euro eseguite dalla Banca D’Italia dal 22 gennaio 2016 al 1 luglio 2016 (Lire 3.738.614.770 pari a Euro 1.930.833,39).

Infatti, in attuazione della sentenza n. 216/2015 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima la norma (decreto Legge Governo Monti) che anticipava dal 28 febbraio 2012 al 6 dicembre 2011 il termine di conversione delle lire, lo scorso 22 gennaio sono iniziate presso le Filiali della Banca d’Italia, su istruzione del Ministero dell’Economia e delle Finanze datate 21 gennaio 2016, le operazioni di cambio. In origine c’era il termine di prescrizione per il cambio lira-euro, fissato per il 28 febbraio 2012. Oltre questa data il titolare del diritto al cambio lo perdeva.

Ma cosa succede oggi ai cittadini che hanno ancora le lire in casa?

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha esplicitamente previsto l’obbligo di dimostrare di aver presentato la richiesta di cambio tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012, specificandone l’importo. In base alla normativa vigente, la Banca d’Italia può pertanto procedere alla conversione delle lire solo se tale obbligo è rispettato.

È considerata idonea documentazione la richiesta scritta (cartacea con sottoscrizione, tramite PEC o semplici e-mail) ovvero la dichiarazione riguardante la mancata effettuazione del cambio da parte di una Filiale della Banca d’Italia, purché sottoscritta da parte del personale dell’Istituto, con data non successiva al 28 febbraio 2012.

Operazioni di cambio, avanzate da persone che non sono in grado di dimostrare di aver presentato una richiesta di conversione entro i termini originari, non sono previste nell’attuale quadro normativo e richiedono pertanto l’introduzione di uno specifico provvedimento legislativo.

Alessandro Gaetani

Puoi approfondire sulla lira e l’euro, con le seguenti letture:

L’Euro, genesi e crisi.: L’impatto sull’Italia e l’Europa.

Se Potessi Avere. Memorie Degli Italiani ai Tempi della Lira

L’euro in tasca, la lira nella mente e altre storie

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Obbligazioni: per alcune imprese è la prima volta!

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Come investire nel 2015: Dai Btp alle azioni, dalla casa alla pensione, dalla liquidità all’oro, all’arte: le mosse giuste per guadagnare nell’era dei tassi minimi.

Le obbligazioni corporate sono emesse da società private, essenzialmente banche e società industriali. Esse presentano due aspetti distintivi: espongono al rischio solvibilità dell’emittente e permettono all’investitore di costruire portafogli diversificati per rendimento correlato al merito di credito degli emittenti stessi (si ricorda che a maggiore rendimento corrisponde maggiore rischio).

L’interessante lavoro pubblicato recentemente nella collana “Questioni di Economia e Finanza” dal titolo “First-time corporate bond issuers in Italy”, descrive le caratteristiche delle imprese italiane che hanno emesso obbligazioni per la prima volta tra il 2002 e il 2013. I risultati di stime econometriche – si legge nel paper (scritto in inglese dagli autori Matteo Accornero, Paolo Finaldi Russo, Giovanni Guazzarotti e Valentina Nigro e scaricabile dal sito Bankitalia) – indicano che i nuovi emittenti sono di dimensioni maggiori e sono più frequentemente quotati sui mercati azionari rispetto ai non emittenti.


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L’analisi mostra che la decisione di emettere titoli per la prima volta è influenzata dalla necessità di finanziare un percorso di sviluppo, in particolare nel caso di scarse risorse interne, o di bilanciare squilibri tra la durata media delle passività e quella delle attività.

Le stime suggeriscono che il forte calo del numero di nuovi emittenti durante la crisi è in gran parte ascrivibile all’aumento dell’ostilità al rischio degli investitori.Sulla base dei risultati dell’analisi econometrica, si stima che tra le imprese non emittenti ve ne siano circa 450-650 che hanno caratteristiche molto simili a quelle delle imprese che hanno iniziato a emettere titoli nella scorsa decade.

Queste stime puntuali sono caratterizzate da una considerevole incertezza: l’effettivo numero di emittenti dipenderà dall’evoluzione del quadro macroeconomico e dagli effetti delle nuove regole sulle emissioni di mini-bond (in crescita con 100 emissioni negli ultimi 18 mesi, per un ammontare di 4,8 miliardi di euro, di cui 3,4 miliardi relativi a emissioni tra i 150 e i 500 milioni).

Alessandro Gaetani

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La vulnerabilità finanziaria delle famiglie italiane

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Tra il 2005 e il 2011 è aumentata la percentuale d’italiani che detenevano un debito di almeno 75 mila euro.
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Il motivo è dovuto principalmente al rallentamento del rimborso del debito.
Tale rallentamento è stato più accentuato per le famiglie appartenenti alle fasce di reddito medie e basse.
Gli autori del paper “La Vulnerabilità finanziaria: un’analisi per classi di reddito” pubblicato sul sito di Banca d’Italia, nella Collana Questioni di Economia e Finanza, hanno stimato che l’instabilità del reddito accresce l’insorgenza di difficoltà finanziarie.

Le difficoltà delle famiglie nel rimborsare il debito hanno conseguenze sia per i singoli sia a livello aggregato.
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Microcredito e inclusione. I prestiti alle famiglie e alle imprese non bancabili
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Infatti, se per i primi la sofferenza finanziaria può costargli la negazione futura di accesso al credito (vedi la segnalazione Centrale Rischi*), a livello aggregato (macroeconomico) può costituire un danno alla stabilità finanziaria generale (si pensi alla mancata restituzione del denaro ai prestatori).

Dai dati contenuti nel paper, si evince che quest’ultimo rischio è stato contenuto grazie all’elevata concentrazione del debito presso le classi di reddito più ricche, poiché i nuovi indebitati del periodo suddetto appartenevano ai decili di reddito più elevati.

Alessandro Gaetani

*La Centrale dei Rischi (CR) è un sistema informativo sull’indebitamento della clientela verso le banche e le società finanziarie (intermediari). Gli intermediari comunicano mensilmente alla Banca d’Italia il totale dei crediti verso i propri clienti: i crediti pari o superiori a 30.000 euro e i crediti in sofferenza di qualunque importo. La Banca d’Italia fornisce mensilmente agli intermediari le informazioni sul debito totale verso il sistema creditizio di ciascun cliente segnalato. I dati della CR sono riservati. Chi vuole conoscere la propria posizione presso la Centrale dei Rischi può rivolgersi alle Filiali della Banca d’Italia. Per la correzione di eventuali errori nelle segnalazioni, l’interessato deve rivolgersi direttamente all’intermediario (Fonte: Banca d’Italia).

Ottenere un prestito al consumo o in banca non è una cosa semplice e immediata, soprattutto perché il sistema creditizio ha alzato le barriere di accesso. Questa agevole guida finanziaria spiega quali errori evitare per veder accettata la propria richiesta senza tentennamenti. Scopri come presentare la tua richiesta e come difenderti dalle banche per ottenere un prestito che sia davvero adatto alle tue esigenze:

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La ricchezza delle famiglie piemontesi

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Sono stati pubblicati di recente da Bankitalia, i report economici 2014 (sui dati 2013) della Serie “Economie Regionali”, che hanno la finalità di presentare studi e documentazione sugli aspetti territoriali dell’economia italiana.

La serie comprende i rapporti annuali e gli aggiornamenti congiunturali sull’andamento dell’economia nelle regioni italiane.

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In questo caso ci occupiamo della Regione Piemonte, focalizzando l’attenzione sui dati economici riguardanti le famiglie piemontesi.

Sede Bankitalia
Sede Bankitalia

Di seguito i dati salienti estratti dal paper:

Nel 2013 si è intensificata la flessione del credito alle famiglie che di riflesso quindi ha generato una dinamica negativa sia dei mutui e sia del credito al consumo.

La qualità del credito alle famiglie è rimasta pressoché invariata su livelli contenuti.

Secondo l’indagine Eu-Silc, aggiornata al 2012 la diffusione delle famiglie indebitate in Piemonte è significativamente più bassa della media nazionale e del Nord-Ovest; anche le situazioni di potenziale vulnerabilità finanziaria rimangono attestate su valori più bassi rispetto al Paese.

I depositi bancari delle famiglie consumatrici sono ancora cresciuti, anche se a ritmi inferiori, rispetto al 2012, grazie alla ripresa dei conti correnti.

I titoli depositati presso le banche, hanno fatto registrare un’espansione più contenuta rispetto al 2012, trainata soprattutto dall’aumento dei Titoli di Stato (Bot, Btp, etc.).


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Nel complesso la ricchezza netta delle famiglie piemontesi, comprensiva della componente finanziaria e misurata a prezzi correnti, è calata tra il 2008 e il 2012 del 5,6% (era cresciuta di circa il 30% nel periodo 2002-2008).

Il negativo andamento degli ultimi anni è dovuto agli effetti della crisi, che ha inciso dapprima sul valore delle attività finanziarie e in seguito su quello della ricchezza immobiliare.

Alla fine del 2012 la ricchezza netta pro capite ammontava in Piemonte a poco più di 160mila euro, valore superiore di oltre il 10% alla media nazionale.

Alessandro Gaetani

Approfondisci su ricchezza e famiglie con le seguenti letture:

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La condizione economica delle famiglie italiane

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Pubblicati recentemente i risultati dell’indagine Bankitalia sui redditi e la ricchezza delle famiglie italiane al 2012.

Ricchezza familiare
Ricchezza familiare

Questi i dati estratti dal comunicato:

Il reddito equivalente (una misura pro-capite che tiene conto della dimensione e della struttura demografica della famiglia) è stato in media pari a circa 17.800 euro (1.500 euro al mese).

L’indicatore è superiore per gli individui laureati, i dirigenti e gli imprenditori, mentre gli operai i residenti al Sud e i nati all’estero presentano valori medi inferiori.

In posizione intermedia si collocano gli impiegati, gli altri lavoratori e i pensionati.

Tra il 2010 e il 2012 il deterioramento delle condizioni economiche, in termini di reddito equivalente fatta cento la media generale, è stato più accentuato per i lavoratori indipendenti rispetto a quelli dipendenti e delle persone in condizione non professionale.

Solo l’indice relativo ai pensionati è in salita, la flessione ha riguardato tutte le classi d’età tranne gli anziani.

Nell’arco del passato ventennio il reddito equivalente degli individui anziani è passato in termini relativi dal 95% al 114% della media generale.

La quota di individui poveri, convenzionalmente identificati da un reddito equivalente inferiore alla metà della mediana osservata in ciascun anno (povertà relativa) è risultata pari a circa il 14,1% con punte del 24,7% nelle regioni del Sud.

La ricchezza familiare netta, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie ( depositi, titoli di stato, azioni, etc.) al netto delle passività finanziarie (mutui ed altri debiti) presenta un valore mediano pari a 143.300 euro.

Il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% della ricchezza netta familiare totale (45,7% nel 2010).

La quota di famiglie con ricchezza negativa è aumentata al 4,1%, dal 2.8% del 2010.

L’indebitamento è più diffuso tra le famiglie a reddito medio alto, con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio.

Ci si indebita principalmente per l’acquisto e la ristrutturazione della casa.

Le condizioni di vulnerabilità finanziaria identificate dala presenza congiunta di una rata per il rimborso dei prestiti superiore al 30% del reddito e da un reddito monetario inferiore alla mediana riguardano circa il 13,2% dei nuclei indebitati e il 2,6% del totale delle famiglie. Il fenomeno appare in aumento rispetto al passato.

Alessandro Gaetani

Per approfondire segnalo le seguenti letture:


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Le nuove guide di Banca d’Italia

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All’indirizzo di seguito indicato http://www.bancaditalia.it/media/notizie/guide trovate le nuove guide sui contratti di conto corrente e di mutuo ipotecario, aggiornate ed adeguate al contesto normativo vigente e utili per migliorare le conoscenze finanziarie su due tra i prodotti bancari e finanziari più diffusi.

Potete trovarle anche presso gli intermediari finanziari (Banche, etc.), visto che gli stessi sono tenuti a stamparle e a renderle disponibili alla clientela.

Le guide sono state redatte in lingua italiana e in lingua tedesca.

Alessandro Gaetani

 

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