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Italia: rimboccarsi le maniche per superare la crisi

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Si dice che in Italia ci sia la crisi.
Sicuramente c’è la crisi, ma qualche considerazione sul nostro Paese è necessario farla.

In prima battuta penso che le prime imprese che hanno chiuso siano state quelle che lavoravano male, quelle che non si sono innovate, etc.

Poi c’è la questione della burocrazia e della scarsa attenzione delle Istituzioni pubbliche (derivante soprattutto dal vecchio monopolio infrastrutturale nelle telecomunicazioni e l’energia, dalla burocrazia asfissiante a tutti i livelli, etc.) nei confronti di chi vuole investire, crearsi un autoimpiego e creare posti di lavoro, far “girare” in qualche modo l’economia.

Ho ascoltato per esempio la narrazione di diversi casi dove, per l’apertura di una lavanderia automatica piccoli potenziali imprenditori, hanno dovuto attendere fino a sei mesi per l’incremento della corrente elettrica, subendo i costi iniziali di finanziamento per l’acquisto delle macchine, affitto locale, etc., senza poter incassare un euro dalla loro attività che non poteva partire.

Diversi libri e inchieste ben raccontano le difficoltà che incontra chi vuol fare impresa nel nostro Paese:

Volevo solo vendere la pizza (Garzanti Narratori)

Giovani imprenditori. Fare Impresa in Italia: Potenzialità, Modelli Vincenti e Burocrazia. (Ebook Italiano – Anteprima Gratis)

Importante però porre l’accento anche sul fenomeno delle Imprese troppo piccole (nelle dimensioni, con “addetti tuttofare” con inevitabili poche competenze e quindi non pronte per esempio, a innovarsi investendo sui macchinari tecnologicamente avanzati), ma anche le Imprese “troppo e per troppo tempo” vincolate al finanziamento bancario (ci deve essere un momento in cui l’Azienda non ha più bisogno della “bombola dell’ossigeno”).

Come pure molte Imprese non hanno al loro interno le competenze necessarie a cogliere l’opportunità di reperire risorse attraverso la presentazione di progetti usando i Fondi Europei (quante volte si legge dei “soldi dell’Europa” che tornano indietro per mancanza di progetti da finanziare).

Poi c’è la questione Scuola/Lavoro (in maiuscolo per evidenziarne l’importanza). Ho già scritto e riscritto più volte del paradosso tutto italiano che vede da un lato percentuali di disoccupazione nel nostro Paese a doppia cifra, e dall’altro Aziende che faticano a trovare i profili a loro necessari per crescere.

Come pure la non conoscenza delle lingue in un mercato, ormai, sempre più internazionale, che vede perfino laureati italiani, anche con dottorati, totalmente incapaci di intrattenere una conversazione commerciale in una qualunque lingua estera.

E che dire poi dell’incertezza dimostrata da chi, alla ricerca di un posto di lavoro, a domande tipo: Cosa ti piacerebbe fare? Hai delle passioni, un settore di tuo interesse in cui ti piacerebbe operare? Rispondono genericamente “qualunque cosa trovo va bene”.

E allora le questioni sul tavolo sono tante ed evidenziano come ci sia la necessità per tutti (Istituzioni, Imprese, Cittadini) di rimboccarsi le maniche per superare la Crisi.

Alessandro Gaetani
Consigliere di Amministrazione
VCO Formazione Scarl
(Formazione ed Orientamento Professionale – Servizi al lavoro)

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Crisi bancarie: dal 2016 sarà di moda ballare il “Bail-in”

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Banca Rotta
Banca Rotta

La rivolta del correntista. Come difendersi dalle banche e non farsi fregare

In molti paesi europei le crisi bancarie degli ultimi anni sono state gestite con ingenti interventi pubblici, utili certamente a evitare danni all’intero sistema finanziario e all’economia reale, ma deleteri per i contribuenti/cittadini e per il debito pubblico degli stessi Paesi. La direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) ha introdotto in tutti i Paesi europei regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche e delle imprese d’investimento. Dunque a partire dal 2016 l’intervento pubblico sarà previsto solo in circostanze straordinarie per evitare che la crisi di una sola banca abbia gravi ripercussioni sul sistema finanziario nel suo complesso e, in ogni caso, dopo l’applicazione del BAIL-IN (letteralmente salvataggio interno). Esso è uno strumento che consente alle autorità di risoluzione di disporre al ricorrere delle condizioni di risoluzione la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti o la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in misura sufficiente a ripristinare un’adeguata capitalizzazione e a mantenere la fiducia del mercato.

Il Bail-in, si applica seguendo una gerarchia la cui logica prevede che, chi investe in strumenti finanziari più rischiosi sostenga prima degli altri le eventuali perdite o la conversione in azioni.

L’ordine di priorità è il seguente:

  • Gli Azionisti;

  • I detentori di altri titoli di capitale;

  • Gli altri creditori subordinati;

  • I creditori chirografari;

  • Le persone fisiche e le piccole imprese titolari di depositi per l’importo eccedente i 100mila euro;

  • Il fondo di garanzia dei depositi, che contribuisce al posto dei contribuenti protetti.

Infatti i depositi fino a 100mila euro, cioè quelli protetti dal Fondo di Garanzia dei depositi, sono espressamente esclusi dal Bail-in.

Nel nostro Paese la completa applicazione del Bail-in è prevista solo a partire dal 2016; tuttavia la svalutazione o la conversione delle azioni e dei crediti subordinati, fra cui gli strumenti di capitale, sarà applicabile già da quest’anno, quando essa sia necessaria per evitare un dissesto.

Pronti a scendere in pista?

Alessandro Gaetani

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Rapporto Caritas: crisi e famiglie

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Famiglie sospese. Quaderno di riflessione teologico-pastorale sulla famiglia in difficoltà nell’Italia delle false partenze

E’ stato recentemente pubblicato dalla Caritas, il rapporto di monitoraggio dell’impatto della crisi economica sulle famiglie “Crisis Monitoring Report 2015” con focus, tra gli altri paesi dell’Europa meridionale, sull’Italia.

In merito al mercato del lavoro, si legge della preoccupante esplosione dei NEET 15-24enni, con l’Italia che conquista il triste primato di paese dell’EU28 con il più elevato tasso di giovani che non lavorano, non studiano e non sono impegnati in attività di formazione (40%). Il tasso di disoccupazione nel 2013 era superiore alla media europea (12,2%). In merito alla povertà e al sostegno al reddito il 28,4% della popolazione italiana è a rischio di povertà o esclusione sociale.

A riguardo dei servizi pubblici, nel settore dell’assistenza socio-sanitaria, dal 2012 al 2013 in Italia vi è stato un forte declino della spesa sanitaria procapite (0,4%).Tale fenomeno si riflette nella domanda sociale che giunge alla Caritas: nel corso del 2013 il 10,5% degli utenti dei Centri di Ascolto ha richiesto una prestazione assistenziale di tipo sanitario, altrimenti erogabile dal servizio pubblico (+6% rispetto al 2012).

Nel rapporto si evidenzia come per le Caritas più strutturate e di più antica istituzione come l’Italia, l’azione di solidarietà materiale si accompagna ad attività di animazione pastorale, accompagnamento formativo, di studio e ricerca, sensibilizzazione, lobby e advocacy.

In Italia l’azione della Caritas si esplica attraverso 1.148 iniziative anticrisi (raddoppiate dal 2010 ad oggi).
Nel corso del 2013, si legge infine nel rapporto, Caritas italiana ha attivato un “fondo straordinario anticrisi”, rivolto a sostenere le Caritas diocesane nella realizzazione di interventi di contrasto alla crisi economica, nel settore dell’abitazione, del lavoro, delle spese di prima necessità, del sostegno al credito.
Da giugno a dicembre 2013, il 76% delle Caritas diocesane ha presentato richiesta di rimborso per tali attività, per un importo pari a cinque milioni e 650 mila euro.

Alessandro Gaetani

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La crescita economica affonda nell’obesità

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Uno degli ultimi rapporti McKinsey (Società di consulenza, che enumera fra i propri clienti le più grandi aziende, istituzioni e governi del mondo) “Overcoming obesity: An initial economic analysis”, ha trattato il tema dell’obesità mondiale e di come, insieme al sovrappeso incide sul Pil nei vari Paesi. (attualmente il 30% della popolazione mondiale è afflitta da questa vera e propria emergenza per l’economia di tutto il mondo).

Anche per il nostro Paese l’impatto economico è notevole (il 2,9% del Pil, pari a 48,6 miliardi di euro per cure e investimenti per ridurla). Il fenomeno è aumentato di poco in Italia negli ultimi dieci anni, rispetto ad altri paesi Ocse (fonte: Health Statistics 2014): da 8.6% nel 2000 a 10.4% nel 2012, percentuale calcolata in base ai dati di altezza e di peso auto-riferiti. L’aumento della prevalenza dell’obesità lascia prevedere un aumento di patologie croniche quali il diabete e le malattie cardiovascolari, con ripercussioni importanti sulla spesa sanitaria futura (nel 2014 era il 42% la percentuale di popolazione italiana tra obesi e in sovrappeso).

Come in molti altri paesi europei, la spesa sanitaria in Italia è diminuita negli ultimi anni, a seguito degli sforzi del governo per ridurre i disavanzi di bilancio nel contesto della crisi economica. In molti paesi OCSE, tra cui l’Italia, una riduzione della spesa farmaceutica ha contribuito alla riduzione complessiva della spesa sanitaria. In Italia, la spesa farmaceutica è diminuita ogni anno dal 2009, con una riduzione di oltre il 6% in termini reali nel 2012. Tra il 2008 e il 2012, la spesa per i farmaci è scesa del 14% in termini reali.

Si tratta quindi di esercitare campagne di sensibilizzazione sul tema, si legge nel rapporto McKinsey, che bisognerebbe cominciare da una più sana alimentazione, andando a limitare l’assunzione di quei cibi che, se assunti quotidianamente, risultano dannosi per l’organismo e aumentare per esempio le ore di educazione fisica nelle scuole, e il movimento in generale dei cittadini. Buona passeggiata!

Alessandro Gaetani

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Consumi e Risparmio nel Rapporto Coop 2014

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Hai il conto in rosso? Studia la Psicoeconomia:
La psicoeconomia di Charlie Brown: Strategie per una società più felice (Saggi italiani)
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E’ stato presentato recentemente il Rapporto Coop 2014 su consumi e distribuzione.

Dati cifre e tabelle che in periodo di crisi sono sempre più apprezzati per scorgere eventuali segnali positivi di uscita dalla stessa, per le famiglie italiane.

Parto dalle considerazioni del presidente di Coop Italia rilasciate nell’intervista pubblicata sul mensile dei Soci Coop Consumatori.

Dichiara il presidente Marco Pedroni: “dopo anni di crisi economica….come Coop pensiamo che il 2015 possa essere l’anno della inversione del trend negativo….a patto che le scelte del governo vadano verso il rafforzamento della domanda interna, sostenendo in particolare il potere d’acquisto delle classi più deboli….non si esce dalle difficoltà pensando che basti l’export“.

Da notare come ritornano i due grandi temi del momento, le difficoltà delle imprese nel mercato “domestico” che subiscono il crollo continuo dei consumi nel nostro Paese, e la dichiarata da più parti “tenuta” delle imprese che vivono di mercato estero (le organizzazioni imprenditoriali dichiarano il continuo aumento di acquirenti internazionali dei prodotti made in Italy).

Salvadanaio
Salvadanaio

Ecco che allora diventano interessanti i dati del Rapporto Coop, i quali mentre sul lato consumi evidenziano una leggera crescita dello 0,2% (dopo un triennio di cali), per il risparmio si evidenziano percentuali in aumento (+ 13,5% nel 2014) rispetto agli ultimi anni, che indicano come a fronte di prospettive future incerte, ci si tutela attraverso l’accantonamento di risorse.

I motivi di risparmio sono i soliti:

  • futuro dei figli
  • emergenze legate alla gestione della casa che si abita
  • paura di peggioramento della salute
  • paura della perdita del lavoro
  • futura integrazione della pensione.

Infine si legge sul Rapporto “E’ però chiaro che l’aumento del risparmio (dunque denaro che c’è) è strettamente legato anche alla dimensione psicologica e alla percezione della realtà esterna.
Il 91% delle famiglie giudica negativamente lo stato di salute dell’economia del Paese, ma solo il 49% giudica negativamente la propria condizione economica“.

Alessandro Gaetani

Non riesci a risparmiare? Congela la tua carta di credito, ma sul serio!:

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Il risparmio degli italiani in tempi di crisi

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Si è tenuta lo scorso 31 ottobre la 90° Giornata Mondiale del Risparmio.

L’argomento dell’edizione 2014 è stato “Il Risparmio nell’Unione Bancaria Europea”.

In Italia, è organizzata annualmente da ACRI, l’associazione che rappresenta collettivamente le fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio S.p.A. (queste nel passato regalavano i salvadanai agli alunni delle scuole).

Giornata Mondiale del Risparmio
Giornata mondiale del Risparmio

In quest’occasione, sono stati presentati i risultati di un’indagine di opinione, effettuata presso un campione rappresentativo di popolazione italiana adulta (ACRI esegue tale monitoraggio da quattordici anni), in collaborazione con Ipsos, attraverso interviste telefoniche.

Vediamo i risultati:

Il 46% degli italiani non vive tranquillo se non mette da parte dei risparmi.

Solo l’8% preferisce godersi la vita senza pensare a risparmiare

Il 61% ha visto diminuire le proprie riserve di denaro

Il 33% degli italiani dichiara che negli ultimi dodici mesi sono riusciti a risparmiare (con una crescita di quattro punti percentuali rispetto al 2013).

Ma gli anni di crisi hanno ridotto le riserve di denaro, infatti, una famiglia su quattro (il 25% in crescita rispetto al 2013) dice che non riuscirebbe a fronteggiare una spesa imprevista pari a 1000 euro con risorse proprie.

Se la spesa imprevista fosse maggiore, per esempio 10000 euro, potrebbe farvi fronte con le sole proprie forze poco più di una famiglia su tre, in crescita rispetto al 2013.

Sintetizzando, la tensione degli italiani al risparmio e la loro preoccupazione circa la possibilità di risparmiare in futuro danno come effetto la crescita del numero di coloro che sono riusciti a risparmiare (passati dal 29% al 33%) e il decremento delle famiglie in saldo negativo di risparmio.

Alessandro Gaetani

Su risparmio e crisi, segnalo le seguenti letture:

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Nonni vitali per le famiglie italiane

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Presentata recentemente la ricerca “Longevi e non autosufficienti: il piano della cultura sociale collettiva” realizzata dal Censis in collaborazione con Fondazione Generali.

Di seguito i dati estrapolati per raccontare l’importanza dei nonni nell’economia delle famiglie italiane:

Il secolo degli anziani: Come cambierà l’Italia (Prismi)

La ricchezza familiare netta delle famiglie anziane è cresciuta del 118% negli ultimi vent’anni.

Negli anni si è avuto un considerevole spostamento della ricchezza verso le fasce più anziane della popolazione e ai giovani per ora non resta che aspettare l’eredità. Il 79% delle famiglie anziane possiede almeno un immobile tra abitazione principale, seconda casa, cantina, box, etc. I risparmi accumulati nel tempo, redditi da investimenti nel mattone, ma anche redditi da lavoro consentono agli anziani di integrare le basse pensioni (Fonte INPS: il 41% delle pensioni è sotto i mille euro).

Gli anziani sono primattori del welfare “fai da te” quello che tiene insieme le nostre comunità e che ha ammortizzato gli impatti sociali della crisi, in primis prendendosi cura dei nipoti, contribuendo quindi al sostegno economico dei figli.

Nonni all'Università della Terza Età
Nonni all’Università della Terza Età

Anziani quindi sempre più motore dell’economia, infatti, nel nostro Paese vi sono oltre sette milioni di longevi che guidano ancora l’auto, 4,8 milioni che tentano la fortuna con i giochi (in primis lotto e superenalotto), e poi tanti anziani che si tengono in forma frequentando palestre, piscine e sale da ballo. Anche nelle loro vite è entrato il web, infatti, si stima che un milione e mezzo di anziani (65-80 anni) naviga abitualmente in rete.
Il segreto della vecchiaia Una stagione da scoprire


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I dati raccolti raccontano vite piene, gioiose, fatte di relazioni e impegni. Infatti, l’84,5% degli anziani valuta positivamente la propria vita, addirittura con sogni nel cassetto ancora da realizzare. Per il 58,6% fare un viaggio esotico, per il 27,9 imparare una lingua straniera per il 18,9% dedicarsi alla pittura e per il 18% pubblicare un romanzo.

Alessandro Gaetani

Per saperne di più:

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Il Manuale del Maker

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Il Manuale del Maker
La guida pratica e completa per diventare protagonisti della nuova rivoluzione industriale
Andrea Maietta e Paolo Aliverti
Edizioni FAG Milano

“………..In questo momento storico stiamo attraversando un grave periodo di crisi, specialmente in Italia dove nel 2013 la disoccupazione giovanile è intorno all’incredibile cifra del 40%.

Per cercare di far fronte a questa mancanza cronica di posti di lavoro si vede un continuo fiorire di start-up, tipicamente legate ad applicazioni web, perché grazie a internet la barriera economica all’ingresso è diventata praticamente nulla, anche se non si può dire altrettanto della burocrazia e del sistema di tassazione (almeno in Italia).

La fabbricazione personale potrebbe essere uno strumento molto importante per aiutare i giovani, e non solo a trovare una loro strada.

Oggi chiunque può cominciare il suo percorso di maker e la sua avventura di micro-imprenditore in casa, in box o in mansarda……………….Se il successo si ripete per diversi prodotti o servizi il maker può trasformarsi in un imprenditore di successo e creare un’azienda sempre più solida, riportando le competenze artigianali all’attenzione del pubblico che è attirato dai tempi più brevi e dai costi più bassi permessi dalle tecnologie digitali, andando così anche a creare posti di lavoro e aiutando l’economia locale a ripartire dal basso…..”

Alessandro Gaetani

Puoi acquistarlo grazie al mio programma di affiliazione Amazon:

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La sospensione del mutuo 1^ casa

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La crisi che stiamo vivendo dal 2007 possiamo dividerla, in ordine di comparsa, in tre parti: finanziaria, economica e occupazionale.

Quest’ultima è quella che vede le aziende in difficoltà costrette, a far ricorso, quando possibile, agli ammortizzatori sociali (es. cassa integrazione) e nei peggiori casi a licenziare e a chiudere del tutto l’attività. Così ci si ritrova con il lavoratore in disoccupazione.

Questo significa riduzione delle entrate in famiglia e contrazione delle uscite.

Per i lavoratori italiani l’uscita più importante è il mutuo con il quale si è acquistata la casa che si abita (la cosiddetta prima casa).

1^ Casa
1^ Casa

Qui entra in gioco la possibilità di sospendere, per un massimo di diciotto mesi, il pagamento dell’intera rata di mutuo grazie al “Fondo solidarietà mutui prima casa” che provvede al pagamento degli oneri finanziari, pari agli interessi maturati sul debito residuo durante il periodo di sospensione, escluso lo spread applicato dall’Istituto di credito erogante.

La sospensione è prevista per mutui erogati di importo non superiore a 250mila euro, pagato da almeno un anno, e con l’indicatore ISEE del titolare del mutuo non superiore ai 30mila euro.

Non sono previste commissioni e/o spese di istruttoria.

Si può richiedere la sospensione al verificarsi di uno dei tre casi previsti:

Cessazione del rapporto di lavoro subordinato;

Cessazione del rapporto di lavoro di cui all’art. 409, n.3 del codice di procedura civile;

Per morte o riconoscimento di grave handicap con invalidità civile non inferiore all’80 per cento.

In presenza di mutuo cointestato, tali eventi possono riferirsi anche ad uno solo dei mutuatari.

Le richieste di accesso al beneficio della sospensione vanno presentate presso la banca erogante che trasmette il tutto alla Consap (sul sito www.consap.it è possibile approfondire l’argomento e le limitazioni alla possibilità di sospensione), quest’ultima verificati i presupposti rilascia il “nulla osta” per la sospensione del pagamento delle rate di mutuo, che a sua volta la banca comunicherà all’interessato.

Alessandro Gaetani

Puoi saperne di più sui mutui, leggendo i seguenti libri:

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