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Fondi Comuni: costi e rendimenti

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I LIBRI SUI FONDI COMUNI

Tutto ha un costo. Anche quando vogliamo investire i nostri risparmi in strumenti finanziari.

Per quanto riguarda i fondi comuni (al 31/12/2016 la raccolta netta complessiva ha raggiunto quota 34 miliardi di euro), i costi complessivi comprendono quelli che gravano sul fondo e quelli direttamente imputati ai sottoscrittori (commissioni di ingresso e di uscita).

Un recente Paper della serie “Questioni di Economia e Finanza” pubblicato sul sito di Bankitalia, presenta una stima del costo complessivo (TSC) dell’investimento in fondi comuni, effettuata utilizzando le informazioni riportate dalle SGR nelle segnalazioni di vigilanza.

Le stime ottenute mostrano come nel periodo 2006-2016 il TSC sia stato in media pari all’1,58 per cento del patrimonio complessivo dei fondi (1,74 per cento a fine 2016); se si sottraggono i costi direttamente e indirettamente sostenuti dagli investitori il rendimento dei fondi comuni aperti si riduce in media dal 3,5 al 2 per cento. In base a risultati preliminari, la presenza di commissioni di sottoscrizione e vendita riduce l’elasticità delle sottoscrizioni e dei riscatti ai rendimenti.

Il suddetto Paper è stato preceduto dall’annuale indagine sui fondi e SICAV di diritto italiano, effettuata dall’ufficio studi di Mediobanca.

Nel solo 2016 la raccolta netta è stata positiva per circa 8 miliardi di euro. Il rendimento netto medio del patrimonio è valutabile all’1,3%, che ha beneficiato maggiormente della performance dei fondi bilanciati (1,8%), azionari (1,6%) e obbligazionari (1,5%), come pure dei fondi pensione, sia negoziali (2,6%) che aperti (2,2%); i fondi flessibili si sono fermati allo 0,5%, con i fondi di mercato monetario in pur lieve negativo (-0,2%). Due le segnalazioni “negative”: l’eccessiva rotazione del portafoglio (che incide sui costi) e il fatto che i rendimenti, in un’ottica di lungo periodo sono ancora insoddisfacenti.

Dice Mediobanca: chi avesse investito in tutti i fondi comuni aperti italiani negli ultimi 33 anni avrebbe subìto, rispetto ad un impiego annuale in BOT a 12 mesi, una perdita di poco inferiore a una volta il patrimonio iniziale.

Alessandro Gaetani

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Fondi comuni – L’indagine annuale Mediobanca

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I FONDI COMUNI D’INVESTIMENTO RESI SEMPLICI. La guida introduttiva ai fondi comuni e alle strategie d’investimento più efficaci nel campo del risparmio gestito.

In attesa che mi arrivi, la copia cartacea dell’indagine realizzata dal Centro Studi di Mediobanca, ho scaricato i materiali, in bozza, dal sito Ufficio Studi Mediobanca

I risultati dell’indagine (stavolta pubblicata a fine anno, rispetto alle precedenti edizioni estive) curata da Mediobanca, che ha riguardato 1003 fondi di diritto italiano, si basano sulla raccolta e l’elaborazione dei rendiconti annuali dei fondi, al fine di trarne statistiche aggregate.

Fonte Mediobanca Ufficio Studi
Fonte Mediobanca Ufficio Studi

Alla fine del 2015 vi era un patrimonio aggregato pari a 292 miliardi di euro.
Infatti, da una prima lettura, si conferma anche nel 2015 una raccolta netta positiva pari a circa 25 miliardi di euro.
Così per il terzo anno consecutivo le sottoscrizioni hanno superato i riscatti.

Vediamo qualche dato saliente:

Rendimenti
Ancora una volta, l’indagine fornisce una valutazione negativa, in termini di rendimenti dei fondi, nel lungo periodo. Infatti, questi sono ancora in perdita rispetto all’acquisto annuale dei BOT a 12 mesi, dall’esordio dei Fondi comuni d’investimento (1984): in parole povere se un risparmiatore avesse impiegato gli stessi soldi, sottoscrivendo e rinnovando anno per anno i Buoni ordinari del Tesoro, invece che impiegarli in tutti i fondi avrebbe guadagnato di più.

Costi di gestione
Il volume delle commissioni addebitate ai risparmiatori nel 2015 cresce rispetto al 2014 (3,5 miliardi di euro). Il raffronto con l’industria finanziaria USA conferma che i fondi italiani sono più costosi.

Rotazione
Come è noto una rotazione eccessiva del portafoglio si traduce in maggiori oneri di negoziazione che gravano sugli investitori attraverso riduzioni di rendimento. L’elevato turnover nella gestione nei fondi di diritto italiani è anomalo nel contesto internazionale (continua ad avvenire su visioni nel brevissimo periodo).

Di seguito la mia lezione sui Fondi Comuni

Alessandro Gaetani

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Le famiglie italiane e il canone RAI

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Ricevuta pagamento Canone TV
Ricevuta pagamento Canone TV

Il sistema radiotelevisivo pubblico e privato ed il suo finanziamento. Principi costituzionali, canone Rai, pubblicità, passaggio al digitale

La Rai ha il canone più basso fra i maggiori Paesi europei: nel 2014 è stato pari a 113,50 euro, contro i 133,00 euro in Francia, i 175,30 nel Regno Unito e i 215,80 euro in Germania. Rapportando il canone sul Pil pro-capite, l’indice risulta più alto in Germania, più basso in Italia e Francia, intermedio nel Regno Unito. Va comunque sottolineato che il tasso di evasione del canone in Italia ha il primato stimato del 30,50% nel 2014, mentre è di circa il 5% nel Regno Unito e praticamente assente in Francia e Germania (1%). In Italia, quindi, quasi una famiglia su tre non paga il canone Rai; il tasso di evasione è molto differenziato sul territorio nazionale: 26% nel Nord (minimo in Alto Adige, 18%, e in Friuli, 20%, ma a Milano s’impenna al 42%), 29 % nel Centro, 37% al Sud e 40% nelle Isole.”

Questo si legge nel Rapporto TV 2010-2015 (Analisi sui maggiori operatori del settore televisivo italiano) recentemente pubblicato da Mediobanca Ricerche e Studi.

Ma dal 2016, per le famiglie italiane sarà più difficile evadere: questo perché il pagamento della tassa, a regime, avverrà con addebito sulle fatture emesse dalle aziende di distribuzione di energia elettrica in 10 rate mensili da gennaio a ottobre. Per il 2016 avverrà dalla fattura successiva al 1° luglio, cumulando tutte le rate precedenti. L’onere della prova di non possesso di un apparecchio tv in casa sarà a carico delle stesse famiglie e dimostrabile con l’invio di una dichiarazione all’Agenzia delle Entrate (con una falsa dichiarazione si rischia una condanna penale). Altrimenti, l’esistenza di una utenza di energia elettrica, presuppone la detenzione di un apparecchio. Questo dice la Legge di stabilità 2016 che ha anche effettuato una riduzione del canone Rai a 100,00 euro (nel 2015 era di 113,50 euro).

Infine, si legge ancora nel suddetto rapporto, che ha calcolato il nuovo importo di 100 euro e un’evasione al 5% (come nel Regno Unito) rispetto all’attuale 30,50%: “L’introito del “nuovo” canone con l’addebito in bolletta elettrica avrebbe un incremento di circa 420 milioni rispetto ai 1.569 del 2014, facendo dell’azienda pubblica il primo gruppo per ricavi in Italia”.

Alessandro Gaetani

Per saperne di più:

Focus-TV-2015

Presentazione Rapporto 2015

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