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Risparmio: consulenza, liquidità e pensioni

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Sono ancora pochi gli italiani che si rivolgono a un consulente finanziario.

Secondo un recente sondaggio condotto da Gfk solo nove italiani su 100 ricorrono ai consigli di un esperto, mentre il 37% si fidano di amici e conoscenti non professionisti. La maggior parte degli intervistati dichiara di tenere i propri risparmi sul conto corrente bancario.

Il sondaggio è stato eseguito tra giugno e luglio 2016, quindi in un momento in cui, gli interessi pagati sui conti correnti erano già bassi e/o nulli. Tutto ciò si scontra con un altro dato: il 57% degli italiani è preoccupato di non aver risparmiato abbastanza per far fronte alle proprie necessità quando andrà in pensione.

Qui entra in gioco una recente ricerca di Schroders global investors study condotta su un campione di 20.000 investitori, di cui solo 1.000 italiani, secondo la quale dove il 59% afferma di volersi confrontare con un consulente prima di eseguire il prossimo investimento. Sette italiani su dieci vorrebbero avere più libertà nella scelta su come investire i contributi pensionistici. Il 70% è conscio dei problemi che mettono alla prova i sistemi di welfare pubblici e pensionistici. Ma un 10% di italiani rimane convinto che, nonostante le difficoltà lo Stato sarà in grado di assolvere al proprio compito in materia di erogazione pensioni. In generale il 32% del campione investe con la finalità di integrare il reddito da pensione mentre un 45% indica l’obiettivo di ottenere un reddito aggiuntivo rispetto allo stipendio.

Il consulente finanziario della famiglia. Casa e mutui. Tasse. Investimenti. Pensioni

Evidente che, il ricorso a un professionista esperto, varia a secondo di quanto la figura del consulente finanziario sia diffusa nel Paese di residenza.

Alessandro Gaetani

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Pensioni INPS: Il rapporto Worldwide

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Come essere felici in pensione (in una seduta)

E’ stato recentemente presentato, dal Presidente dell’INPS Tito Boeri, il rapporto Worldwide INPS dal titolo “Tre verità su immigrazione, emigrazione e spesa sociale”.

Infatti, sono tre i temi trattati: gli immigrati che versano contributi in Italia e poi rientrano al paese d’origine senza farsi (o senza potersi far) liquidare pensioni dall’Inps, la fuga dei pensionati italiani e il pagamento dell’assistenza fuori dall’Italia.

Vediamo i contenuti salienti:

  1. le persone con cittadinanza non italiana nate prima del 1949 (ultra 66enni e tre mesi), con contribuzione Inps, che non hanno sin qui ricevuto (loro o superstiti) prestazioni previdenziali Inps e non hanno ricevuto rimborso della decontribuzione, sono 198.430 (su 927.448, quindi il 21%). Hanno versato contributi che, capitalizzati in base alle regole del contributivo, valgono oggi oltre tre miliardi di euro. E’ un fenomeno in crescita anche se per i nuovi iscritti dal 1996 non è più richiesta anzianità contributiva minima per accedere alla pensione di vecchiaia a sessantasei anni (più i mesi di adeguamento alla speranza di vita).
  2. Ogni anno aumenta il numero di pensionati italiani che emigrano e si fanno pagare la pensione all’estero. Dal 2003 al 2014 sono un totale di 36.578 persone. Questo fenomeno erode la base imponibile. Molti pensionati ottengono l’esenzione dalla tassazione diretta e non consumano in Italia (con effetti quindi anche sulla tassazione indiretta). Il fenomeno non è compensato da flussi in ingresso di pensionati INPS che rientrano (24.857 dal 2003 al 2014).
  3. Italia è uno dei pochi paesi a riconoscere la portabilità extra-UE della parte non-contributiva delle pensioni (nell’ambito dell’UE questa opzione non è più data in virtù dei regolamenti comunitari). Paghiamo così integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali a persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell’assistenza sociale in questi paesi. Mentre in Italia non abbiamo una rete di assistenza sociale di base.

Per approndire:

Il rapporto completo

La sintesi del rapporto

La presentazione del Presidente inps Tito Boeri

Alessandro Gaetani

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Nonni vitali per le famiglie italiane

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Presentata recentemente la ricerca “Longevi e non autosufficienti: il piano della cultura sociale collettiva” realizzata dal Censis in collaborazione con Fondazione Generali.

Di seguito i dati estrapolati per raccontare l’importanza dei nonni nell’economia delle famiglie italiane:

Il secolo degli anziani: Come cambierà l’Italia (Prismi)

La ricchezza familiare netta delle famiglie anziane è cresciuta del 118% negli ultimi vent’anni.

Negli anni si è avuto un considerevole spostamento della ricchezza verso le fasce più anziane della popolazione e ai giovani per ora non resta che aspettare l’eredità. Il 79% delle famiglie anziane possiede almeno un immobile tra abitazione principale, seconda casa, cantina, box, etc. I risparmi accumulati nel tempo, redditi da investimenti nel mattone, ma anche redditi da lavoro consentono agli anziani di integrare le basse pensioni (Fonte INPS: il 41% delle pensioni è sotto i mille euro).

Gli anziani sono primattori del welfare “fai da te” quello che tiene insieme le nostre comunità e che ha ammortizzato gli impatti sociali della crisi, in primis prendendosi cura dei nipoti, contribuendo quindi al sostegno economico dei figli.

Nonni all'Università della Terza Età
Nonni all’Università della Terza Età

Anziani quindi sempre più motore dell’economia, infatti, nel nostro Paese vi sono oltre sette milioni di longevi che guidano ancora l’auto, 4,8 milioni che tentano la fortuna con i giochi (in primis lotto e superenalotto), e poi tanti anziani che si tengono in forma frequentando palestre, piscine e sale da ballo. Anche nelle loro vite è entrato il web, infatti, si stima che un milione e mezzo di anziani (65-80 anni) naviga abitualmente in rete.
Il segreto della vecchiaia Una stagione da scoprire


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I dati raccolti raccontano vite piene, gioiose, fatte di relazioni e impegni. Infatti, l’84,5% degli anziani valuta positivamente la propria vita, addirittura con sogni nel cassetto ancora da realizzare. Per il 58,6% fare un viaggio esotico, per il 27,9 imparare una lingua straniera per il 18,9% dedicarsi alla pittura e per il 18% pubblicare un romanzo.

Alessandro Gaetani

Per saperne di più:

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Basse pensioni e reali condizioni di vita

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Recentemente abbiamo letto titoli sui giornali del tipo ”Meno di Mille euro per metà dei pensionati”.

Questo perché è stata pubblicata e presentata dal Presidente Mastrapasqua, la prima relazione annuale della Super INPS – nata dalla fusione con l’INPDAP (dipendenti pubblici) e l’ENPALS (sport e spettacolo).

I numeri della relazione ci dicono che ci sono sette milioni di pensionati su sedici che percepiscono meno di mille euro al mese. E di questi oltre due milioni ne percepiscono cinquecento.

Chiariamo subito, è assodato che ci sono pensionati italiani in difficoltà per via dello scarso reddito derivante dalle basse pensioni, ma è bene specificare che ciò è reale solo quando è l’unica entrata con la quale si vive e/o quando si aggiungono problemi di salute.

Come pure è vero che nel “Mondo Pensioni” molte sono le ingiustizie, alcune delle quali le troviamo ben dettagliate nel libro di Mario Giordano:

Sanguisughe. Le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche

e in quello di Salvatore Cannavò:

Altre sanguisughe. L’Italia derubata. Parassiti di stato, pensionati di lusso e i politici che non mancano mai

Ma sarebbe utile e corretto, andare ad approfondire i numeri presentati, magari “incrociandoli” con altre informazioni (a tal proposito quanti sono gli italiani favorevoli al cosiddetto “Fisco spione”?).

Già perché, dentro quei numeri ci sono le più diverse situazioni, che ci dicono che anche quando un pensionato percepisce una bassa pensione (dovuta nella maggior parte dei casi, semplicemente al fatto che durante la vita lavorativa si sono versati pochi contributi) non è detto che viva in condizioni di povertà.

Alcune domande sono lecite, e tante altre se ne potrebbero fare, per esempio: quanti di questi pensionati sono proprietari di prima casa e di altri immobili, magari affittati e quindi portatori di redditi aggiuntivi? Quanti di questi pensionati percepiscono cospicui interessi annuali da depositi bancari e/o postali, polizze vita, etc.?.

Infine, ecco qualche numero aggiuntivo tratto dalla suddetta relazione: sono 15,9 milioni i pensionati a carico dell’Inps, al nord prevalgono i pensionati di anzianità (64%) e di vecchiaia (53%), mentre al sud sono erogate più pensioni d’invalidità e assegni sociali.

Alessandro Gaetani

Di seguito trovi altri testi da leggere per approfondire e saperne di più:

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Le pensioni, problemi e soluzioni

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Nell’ultimo decennio si è assistito a una progressiva crisi del sistema pensionistico pubblico.

Le cause che hanno portato alla crisi sono da riscontrare nei seguenti attori:

l’evoluzione della piramide demografica “riduzione delle nascite”: la popolazione italiana è in fase di progressivo invecchiamento sia per l’innalzamento della vita media sia per un consistente calo di natalità;

l’evoluzione del mercato del lavoro “crisi occupazionale”: i tassi di disoccupazione e il lavoro precario sono in aumento, con una riduzione dei lavoratori in attività e quindi una contrazione del flusso contributivo;

il ruolo assistenziale dell’Inps: l’istituto nazionale ha fatto fronte a numerose spese, dai trattamenti di maternità, ai prepensionamenti per le aziende in crisi, ai trattamenti minimi di pensione, alle pensioni sociali e al finanziamento della Cassa integrazione;

la diminuzione dei lavoratori attivi e l’aumento dei pensionati: nel 2025 si prevede un pensionato Inps per ogni lavoratore (il cosiddetto momento di pareggio);

il sistema a ripartizione: tale meccanismo finanziario è improntato a un criterio di solidarietà intergenerazionale, per il quale i contributi versati dai lavoratori in attività finanziano il pagamento dei trattamenti di quiescenza ai pensionati. Esso è efficiente fino a quando i contributi versati sono superiori alle pensioni erogate.

A fronte di questa situazione quali sono state le soluzioni adottate?

Il nostro sistema previdenziale è stato caratterizzato a partire dagli anni Novanta da una lunga serie di riforme e progressivi aggiustamenti non ancora giunti a conclusione (dalla legge Amato a oggi si contano ventuno interventi sulla previdenza).

Le riforme che si sono susseguite si sono sviluppate seguendo le seguenti linee guida:

l’introduzione graduale del sistema di calcolo delle prestazioni “contributivo” (a oggi per tutti), rispetto a quello “retributivo”;

l’innalzamento progressivo dell’età pensionabile;

l’introduzione delle forme pensionistiche complementari che si affiancano, su base volontaria, alla previdenza di base (Inps, Casse di Previdenza, etc.) con l’obiettivo di favorire il mantenimento del tenore di vita post pensionamento;

il sistema fiscale incentivante per l’adesione a forme di previdenza complementare.

Alessandro Gaetani

Approfondisci l’argomento con i seguenti libri:

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Giornata Nazionale della Previdenza 2013

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GNP 2013
GNP 2013

L’evento, organizzato da Itinerari Previdenziali e Prometeia, che si terrà a Milano c/o il Palazzo della Borsa Italiana (Piazza degli Affari, 6), il prossimo 16-17-18 Maggio 2013, è l’appuntamento annuale di tre giorni dedicati al mondo delle Pensioni, del Welfare, dell’Assistenza sanitaria integrativa.

Nella seconda giornata (17 Maggio 2013), sarò presente ai seguenti incontri:

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Ore 10.00-11.20
Le parole d’ordine del welfare dopo la crisi: integrazione, sinergia, sviluppo
Organizzato da Assoprevidenza

Ore 11.50-13.10
Educazione Finanziaria ed Educazione Previdenziale
Organizzato da FeBAF (Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza)

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Inoltre visiterò la Mostra GNP2013, che avrà un occhio di riguardo all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e che si focalizzerà su quattro aree tematiche: Ricerca del lavoro, Previdenza, Assistenza Sanitaria e Welfare aziendale.

Come per gli altri eventi vi relazionerò e pubblicherò articoli, foto, etc., sul mio sito www.economiafamiliare.it e nei miei profili sui social network.

Alessandro Gaetani

Potete approfondire gli argomenti trattati alla Giornata Nazionale della Previdenza, con i seguenti libri:

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Pensioni: le raccomandazioni della Commissione Europea

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Vi riporto un breve sunto tratto dal Libro Bianco della Commissione Europea: “Un’Agenda dedicata a pensioni, sicure e sostenibili” – 2012.

Le pensioni, tema sempre sulla bocca di tutti (Istituzioni e Cittadini), rappresentano la parte più ampia e sempre in crescita della “Spesa Pubblica Europea”, in media al 2012 è pari a oltre il 10% del PIL e si prevede arrivi al 12,5% nel 2060.

In Italia la spesa per le pensioni pubbliche è più alta della media e si attesta al 15% circa.

Le Pensioni pubbliche sono la principale fonte di reddito per gli anziani europei, sempre più in aumento.

In futuro le pensioni pubbliche saranno sempre d’importo inferiore, tra i rimedi suggeriti dalla Commissione vi sono:

A) L’aumento del risparmio individuale finalizzato all’età di pensione – qui diversi sono gli strumenti adottabili, uno di questi è senz’altro il prestito ipotecario vitalizio, in un’Europa con sempre alta percentuale di proprietari di casa. Strumento quest’ultimo che permette di convertire l’abitazione in redditi da pensione;

B) L’allungamento della vita attiva – presuppone serie politiche europee per far restare donne e uomini anziani nel mercato del lavoro.

Infine le raccomandazioni della Commissione ai Paesi Europei, in merito alla necessità di riformare le pensioni:

(A) allineare l’età pensionabile all’aumento della speranza di vita;

(B) limitare l’accesso ai regimi di prepensionamento e altri percorsi di uscita anticipata;

(C) incentivare il prolungamento della vita lavorativa migliorando l’accesso all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, adeguando i posti di lavoro a una manodopera più differenziata, creando opportunità di lavoro per lavoratori anziani e favorendo un invecchiamento attivo e sano;

(D) equiparare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini;

(E) sostenere lo sviluppo del risparmio a fini di pensioni complementari per migliorare i redditi dei pensionati.

Il nostro Paese con le diverse riforme degli ultimi anni, da ultima la Monti-Fornero, sembrerebbe essersi incamminato fortemente verso gli obiettivi posti dalla Commissione Europea.

Alessandro Gaetani

Per approfondire consiglio la lettura dei seguenti libri:

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Fondi Pensione: Idee per nuove possibili modalità di adesione

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Tra le novità degli ultimi 18 mesi, per la previdenza complementare, vi è stata la variazione della modalità di adesione al Fondo Pensione Prevedi - Fondo Pensione Complementare per i Lavoratori delle Imprese Industriali ed Artigiane Edili ed Affini-.

La possibilità di aderire al Fondo Pensione, senza conferirvi il TFR, è stata introdotta con modifica statutaria, approvata dalla Covip (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) nel mese di settembre dello scorso anno.

Il conferimento del TFR al Fondo Pensione può essere effettuato in qualsiasi momento successivo all’adesione, tramite richiesta scritta al proprio datore di lavoro (a tal fine è disponibile apposita modulistica predisposta dal Fondo Pensione).

Operativamente è stata introdotta nella domanda di adesione l’opzione C (Opzione contributiva con solo contributo a carico dell’azienda e del dipendente).

Dopo le modifiche per la pensione pubblica appena approvate dal Governo Monti, con l’inizio del nuovo anno, tutti gli attori coinvolti sulla materia torneranno a ragionare di previdenza complementare (Governo, Aziende, Sindacati, etc).

Ecco che Prevedi, può essere un esempio valido, per una generale modifica dell’ adesione dei lavoratori dipendenti ai fondi pensione.

Insomma si facciano diventare i Fondi Pensione dei veri e propri “Salvadanai previdenziali”, finalizzati all’accumulo di denaro per l’età post-lavorativa, lasciando intatto il TFR - così come disciplinato dall’art. 2120 del Codice Civile - a disposizione delle Aziende (durante l’attività quotidiana, quale forma di “finanziamento” delle stesse) e dei Lavoratori (alla fine del periodo lavorativo e/o cessazione dello stesso) con l’impostazione che quanto versa il Lavoratore, tanto versa, a sua volta, il Datore di lavoro.

In fondo l’obiettivo del lavoratore che aderisce alla previdenza complementare è quello di aumentare il montante finale per integrare la pensione pubblica, pertanto è indifferente da dove arrivano i conferimenti nella fase di accumulo, come pure valida è la proposta che arriva da più parti (Ania in primis) di eliminare l’irreversibilità della scelta di adesione ai fondi pensione.

Ecco che allora, se la motivazione che ha indotto la Covip ad accettare la modifica statutaria del Prevedi, è stata quella del frequente cambio di azienda del lavoratore, la stessa motivazione può valere, in un momento di grande flessibilità dei contratti di lavoro, anche per il resto dei lavoratori privati italiani.

Spetterà poi ad ogni singolo lavoratore responsabilizzarsi in tal senso, possibilmente, per le generazioni future, dopo aver ricevuto fin dalla scuola dell’obbligo, una buona educazione al risparmio e al consumo.

Alessandro Gaetani

Per approfondire, sui motivi che rendono necessario il risparmio finalizzato all'età di pensione, consiglio la lettura di questi libri:

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Senza Pensioni

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Senza Pensioni
Autori: Walter Passerini e Ignazio Marino
Editore Chiarelettere
Pag. 192

Avremo mai la nostra Pensione?

Sì la prenderemo ma, a leggere il libro di Walter Passerini e Ignazio Marino, rischiamo seriamente di prendere tutti la pensione minima.

Secondo gli autori, infatti, è tutto da rifare, scrivono: prima che scoppi uno scontro generazionale-sociale in vista del crac del sistema delle pensioni previsto per il decennio 2035 – 2045, quando in pratica si ritireranno i figli del baby-boom italiano, per intenderci gli attuali trenta-quarantenni.

La soluzione per i due autori è investire sui giovani così da permettere un ingresso anticipato nel mondo del lavoro, per cominciare subito a versare i contributi pensionistici, ed eliminare le iniquità tra lavoratori dipendenti e autonomi.

Tra i dati riportati sul libro c’è la percentuale di spesa pubblica che oggi se ne va per pagare le pensioni: il 40% (la Banca centrale europea chiede di tagliarla per ridurre il debito italiano).

Questo, e tanti altri dati e informazioni trovate nel libro che ha come sottotitolo: tutto quello che dovete sapere sul vostro futuro e che nessuno osa raccontarvi.

Alessandro Gaetani

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