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Carta di credito clonata

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Leggevo ieri su un quotidiano l’ennesima lettera di lamentela per la clonazione di una carta prepagata (in questo caso la Postepay di Poste Italiane, tra le più diffuse).

Truffe.com. Cellulari, internet, bancomat e carte di credito: come difendersi dalle frodi telematiche

Vi riporto quindi un estratto del mio articolo “Pillole operative” pubblicato qualche tempo fa, sull’uso delle carte di credito in genere:

“E per l’uso delle carte di credito e/o bancomat:

  • Mai perderla di vista al momento del pagamento negli esercizi commerciali (al ristorante quella cattiva abitudine di consegnare la carta al cameriere);
  • Controllare sempre l’estratto conto, magari conservando gli scontrini dei pagamenti effettuati nel mese precedente;
  • Nel caso di addebiti impropri o se ci si è accorti della clonazione è bene fare subito la denuncia alle forze dell’ordine indicando le spese che non si riconoscono;
  • Se si usa per acquisti su internet verificare la sicurezza del sito: appare nella pagina un lucchetto sulla parte inferiore dello schermo;
  • Attenzione anche alle mail che si ricevono con link a siti che richiedono di digitare codici e pin su fantomatici siti di banche.”

Proprio quest’ultimo è il cosiddetto phishing, così definito sul Rapporto Clusit 2018: un fenomeno che attraverso tecniche di Ingegneria Sociale (Social Engineering), quindi imitando per aspetto e contenuti messaggi legittimi di fornitori di servizi, richiede di fornire informazioni riservate come il numero della carta di credito o le credenziali d’accesso.
Il livello di verosimiglianza dei messaggi che vengono inviati è così elevato che sta diventando sempre più difficile per l’utente medio notare la differenza tra le mail mandate in una campagna di Phishing e le e-mail inviate legittimamente dai comuni servizi on-line.

Ricordate quindi che, le banche, le poste e gli intermediari finanziari in genere non chiedono mai, via mail, dati, codici e credenziali sui rapporti con essi intrattenuti.

Alessandro Gaetani

Approfondite con le seguenti letture:

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Migranti: in Italia sempre più bancarizzati

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Migrazioni e migranti

E’ stato presentato recentemente dall’ABI (l’Associazione Bancaria Italiana, il cui Presidente attuale è Antonio Patuelli, eletto per acclamazione nel 2013, dopo che Giuseppe Mussari aveva lasciato per le polemiche sullo scandalo derivati del Monte dei Paschi di Siena), l’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti.

Quest’ultimo è un progetto pluriennale nato dalla collaborazione tra l’ABI e il Ministero dell’Interno, e gestito dal CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale), che intende fornire uno strumento di analisi e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei migranti. Quest’ultima va di pari passo con il processo di integrazione nel Paese.

L’ultima rilevazione Istat quantifica circa 5 milioni di immigrati residenti in Italia, per i quali alla graduale stabilizzazione dal punto di vista familiare, abitativo e lavorativa si accompagna l’evoluzione dei bisogni finanziari.

L’indagine presenta molti indici di “familiarità” con la banca. Ecco che allora ritroviamo oltre 2,5 milioni di conti correnti intestati a cittadini immigrati delle 21 nazionalità considerate nell’ultima indagine dell’Osservatorio (Dicembre 2013).

Se il conto corrente assume il ruolo di punto di accesso per il processo di inclusione finanziaria, secondo l’indagine, a riguardo dei migranti non titolari di conto corrente, risultano 1,1 milioni le carte con Iban e carte PostePay offerte da BancoPosta (a fine 2012 un cittadino immigrato su tre senza conto corrente era titolare di queste carte).

I provenienti dall’America Latina e a seguire di origine europea e africana, sono le comunità che mostrano una maggiore familiarità con la banca.
In generale il migrante, si dimostra un cliente “evoluto” poiché utilizza, circa sei prodotti bancari (custodia del risparmio, mezzi di pagamento, gestione attiva del proprio patrimonio, etc.).

Un immigrato su due utilizza libretti di risparmio (bancari e postali), mentre emerge una forte diffusione degli strumenti di pagamento (banco/postamat).

Grazie. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti

Anche l’uso del web è diffuso, infatti, dal 2010 al 2013 è più che raddoppiata la percentuale di migranti bancarizzati che utilizza i servizi di internet banking.

Alessandro Gaetani

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