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Aumenta la pressione fiscale sulle famiglie

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imposte e famiglie
Le imposte gravanti sulle famiglie, c’è poco da ridere!

Sulla base dei dati Istat-MEF e di stime effettuate dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, tenendo conto dell’andamento del gettito tributario mensile, il gettito delle principali imposte che gravano sulle famiglie risulta ancora in crescita nel 2017 (+0,3%), mentre in rapporto al Pil si registra per la prima volta un calo di circa 0,2 punti percentuali.

Tra il 2013, anno in cui si rileva il record storico di pressione fiscale in Italia (43,6%), e il 2017, contrariamente al trend generale di riduzione della pressione fiscale, le famiglie hanno subito un incremento di carico fiscale pari a circa 0,2 punti di Pil. Ciò è dovuto, molto probabilmente al peso dei tributi locali e delle tasse sugli immobili.

Infatti, nella pressione fiscale delle famiglie pesano, in particolare, le addizionali Irpef comunali e regionali e le imposte sulla casa.

In particolare, tra il 2013 e il 2017, a fronte di un aumento del Pil nominale del 7%:

il gettito Irpef – l’imposta sul reddito delle persone fisiche, abbreviata con l’acronimo IRPEF, è un’imposta diretta, personale, progressiva e generale – è aumentato del 5,9%
il gettito delle addizionali Irpef – l’addizionale Regionale all’Irpef, in Italia, è una quota tributaria aggiuntiva all’IRPEF, introdotta dall’art. 50 del d.lgs. 15 dicembre 1997 n. 446, è dovuta dal 1998 alla Regione in cui il cittadino italiano lavoratore dipendente abbia il domicilio fiscale al 31 dicembre dell’anno fiscale di riferimento – è cresciuto del 12%
l’ Imu – è un’imposta diretta di tipo patrimoniale, essendo applicata sulla componente immobiliare del patrimonio – e la Tasi – il Tributo per i Servizi Indivisibili Riguarda i servizi comunali indivisibili, cioè quelli rivolti omogeneamente a tutta la collettività che ne beneficia indistintamente – sono cresciute del 21%.

Il documento, scaricabile gratuitamente, passa in rassegna i principali dati economici diffusi dall’Istat nel corso del 2017 riguardanti le famiglie italiane.

Alessandro Gaetani

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Fumo tassato!

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Come in due sole settimane sono sceso da 50 a 0 sigarette al giorno. Un metodo facile ed economico per smettere di fumare

L’Istat ci dice che, nel nostro Paese il tabagismo non è più in declino, specie tra i giovani. La consuetudine del fumo, afferma l’Istituto di statistica, è più diffusa tra i 25 e i 34 anni (26,3%), soprattutto tra gli uomini.

I prodotti da fumo dal tabacco alla sigaretta elettronica. Merceologia, tutela della salute e fiscalità

L’attività di controllo sulla produzione, distribuzione e vendita dei tabacchi lavorati è svolta dall’Agenzia Dogane e Monopoli che ha mantenuto funzioni di organo di controllo della riscossione e del versamento delle imposte gravanti sui tabacchi lavorati in qualità di Organo del Ministero dell’Economia (D.M. 67/1999).
Sul sito della stessa Agenzia si trova la composizione del prezzo finale (quello in tabaccheria per intenderci) a carico del fumatore. Le sigarette, come gli altri prodotti che vanno sotto la dicitura di “tabacchi lavorati”, sono gravate da diverse imposte.

  • L’IVA, che è pari al 22% del prezzo di vendita al pubblico al netto dell’IVA stessa;
  • L’accisa, correlata al prezzo di vendita al pubblico;
  • Il dazio, che si applica solo qualora i prodotti provengano da paesi terzi, cioè non appartenenti all’Unione Europea.

Il prezzo finale di vendita al pubblico delle sigarette, risulta dalla somma di più elementi, quelle fiscali sopraccitate alle quali si aggiunge l’aggio del rivenditore, nella misura fissa del 10% del prezzo, e la quota di spettanza del produttore che è residuale rispetto al prezzo scelto dal produttore medesimo.

Come si può evincere lo Stato interviene in modo deciso sui tabacchi lavorati con una tassazione che sfiora il 75% del prezzo finale.

A titolo di esempio, scorrendo le voci della tabella dei prezzi al pubblico delle sigarette in commercio sul territorio nazionale, si legge che, questi ultimi, vanno da un minimo di 2 euro a oltre 5 euro (gli astucci solitamente sono confezionati da 10 e da 20 pezzi).

Alessandro Gaetani

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E’ arrivata la stagione delle tasse statali e locali

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E se l’estate alle porte si spera sia calda così da amarla, la stagione delle tasse statali e locali in arrivo sarà lunga, complicata e odiosa ai più. Ci vengono incontro le guide del Corriere della Sera, utili per affrontare le due delle imposte meno amate da noi italiani (probabilmente perchè riguardano la tanto amata casa)

I due balzelli si chiamano IMU (Imposta municipale sugli immobili) e TASI (Tassa sui servizi indivisibili dei comuni), e andranno versati entro il 16 giugno.

Tasse e Casa

E queste sono le due guide che ci accompagnano per mano in modo da pagare il giusto e non incorrere in errori di calcolo, acquistabili in versione cartacea e ebook:

Alessandro Gaetani

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Confedilizia: tasse casa + 171%

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Le nuove tasse sulla casa: Dall’Imu alla Tasi: così cambiano le imposte comunali Le novità per chi compra o ristruttura un immobile

E’ stato recentemente pubblicato un dossier di Confedilizia dedicato all’immobiliare italiano.

La Confederazione Italiana Proprietà Edilizia (www.confedilizia.it) si legge sul sito, è un’Associazione di secondo grado ricostituita nel 1945 da tutte le Associazioni territoriali dei proprietari di casa, diretta erede – caduto l’ordinamento corporativo – della Federazione Associazioni dei proprietari di casa, costituita fra organizzazioni con primi nuclei associativi sorti nel 1883. La Confedilizia è articolata sull’intero territorio nazionale in oltre 200 sedi.

Alla Confedilizia aderiscono proprietari (anche della sola casa di abitazione), condominii, condòmini singoli e investitori istituzionali quali compagnie di assicurazione, banche, casse pensioni, istituti previdenziali e società immobiliari di rilevanza nazionale.

Improntato sul carico del fisco sulla casa, nel dossier si dichiara che le tasse locali sugli immobili hanno visto un notevole aumento dal 2011 al 2014 (dai 9,2 miliardi ai 25 miliardi).

“Ad aumentare vertiginosamente………è stata una specifica componente della tassazione sugli immobili, quella di natura patrimoniale. Quella……che colpisce gli immobili al di là di qualsiasi reddito”.



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Questi i dati principali elencati nello studio dell’Associazione:

  • Nel 2014, il gettito di IMU e TASI è stato di circa venticinque miliardi di euro;
  • fino al 2011 il gettito dell’ICI era stato di circa 9 miliardi di euro;
    le imposte locali sugli immobili si sono quasi triplicate rispetto al 2011;
  • fra il 2012 e il 2014 proprietà immobiliare ha versato complessivamente circa 69 miliardi di euro di imposte di natura patrimoniale;
  • dal 2012 i proprietari versano ai comuni 15/16 miliardi di euro in più ogni anno;
  • il carico fiscale sugli immobili del 2014, dato da IMU e Tasi è stato di oltre 1 miliardo superiore rispetto a quello dell’IMU 2012.

Il dossier, oltre alla pubblicazione delle tabelle di raffronto tassazione locale 2011-2014, con specifico caso concreto del calcolo del peso fiscale per l’affitto di un immobile non abitativo, termina con la dichiarazione confederale che “è dal fisco che bisogna ripartire per dare vita a una grande “operazione fiducia” per il settore immobiliare”.

Alessandro Gaetani

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La prima Casa e le Tasse locali

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Le nuove tasse sulla casa: Dall’Imu alla Tasi: così cambiano le imposte comunali Le novità per chi compra o ristruttura un immobile

Le tasse sulla casa che si abita (la cosiddetta prima Casa) sono sempre mal digerite dagli Italiani.

Peggio, se si è continuamente bombardati dai media con gli acronimi che, negli ultimi anni si sono succeduti (IUC, IMU, TASI, TARI, etc.) e che generano non poca confusione tra proprietari di casa (Fonte Eurostat: la percentuale di famiglie proprietarie dell’abitazione principale in Italia nel 2013, era pari al 73%, quasi 7 punti percentuali in più rispetto alla media dell’area dell’euro).

1^ Casa
1^ Casa

Un recente lavoro realizzato per Banca d’Italia (www.bancaditalia.it – serie Questioni di Economia e Finanza), da Giovanna Messina e Marco Savegnago, si è concentrato proprio sull’evoluzione della fiscalità immobiliare nel nostro Paese. Vediamone in sintesi i dati salienti.

Il prelievo immobiliare è stato analizzato nel suo duplice ruolo di fonte privilegiata di finanziamento degli enti locali, e di strumento utile a tassare il patrimonio familiare.

I due ricercatori, utilizzando dati aggregati e informazioni di microeconomia, hanno evidenziato una significativa riduzione della componente legata alla proprietà dell’abitazione fra il 2012 e il 2014, nell’ordine di un quinto dell’imposta pagata nel 2012 (ricordiamo che l’introduzione dell’IMU, proprio nel 2012, ha portato il gettito delle imposte ricorrenti* sulla casa in linea con la media europea), e considerando i tributi destinati al servizio dei rifiuti, l’onere fiscale complessivo è rimasto sostanzialmente invariato.

Tuttavia si evidenzia una maggiore incidenza del prelievo sulle famiglie a basso reddito, a causa del minore impatto delle detrazioni.

Il paper si conclude con alcuni suggerimenti dei due autori, circa l’aumento della visibilità (rendere visibili le scelte di tassazione degli amministratori locali agli occhi dei contribuenti/elettori) e l’equità del prelievo (il completamento della riforma del catasto, offrirà uno strumento per accrescere, a parità di gettito, l’equità del prelievo sull’abitazione di residenza).

Alessandro Gaetani

*le imposte ricorrenti sono i prelievi effettuati annualmente sugli immobili, a differenza di quelli che si manifestano all’atto del trasferimento o in occasione di eventi straordinari.

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L’aumento IVA e le Famiglie

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Dallo scorso 1° ottobre è scattato l’aumento dal 21% al 22% dell’Iva (Imposta sul Valore Aggiunto).

Una recente analisi di Confcommercio ne ha analizzato l’impatto sull’economia nazionale in generale (consumi, prezzi, gettito fiscale, produzione, occupazione e redditi) e nello specifico sui redditi delle famiglie italiane.

L’Ufficio Studi dell’Associazione che ha svolto l’indagine, segnala l’inasprimento della già drammatica situazione dei consumi che hanno chiuso il 2012 con un segno negativo pari al -4,3%, e la previsione per la fine dell’anno in corso di un ulteriore risultato negativo pari al -2,4%.

L’indagine denuncia sostanzialmente il ripetersi dell’errore fatto a fine del 2011 con il passaggio dell’aliquota iva dal 20% al 21%, che ha fatto si che, in termini di caduta dei consumi, il 2012 è stato l’anno peggiore della storia della Repubblica.

Per quanto riguarda l’impatto sui prezzi, per fine anno si prevede un incremento inflazionistico dello 0,4%, mentre per l’impatto sul gettito fiscale, si legge nell’analisi, la contrazione della domanda porterebbe a una riduzione del gettito Iva atteso.

Per lo stesso motivo si avrebbe in previsione una perdita approssimativa di 10 mila posti di lavoro, e il rischio chiusura per molte attività, già vessate da un alto costo del lavoro e dal mancato pagamento dei debiti da parte della Pubblica Amministrazione.

Per le famiglie a basso reddito la pressione Iva (rapporto tra Iva pagata e reddito) genererà una forte penalizzazione. Basta pensare ai dati Istat, relativi al 2012 e diffusi recentemente, circa il calo del reddito disponibile delle famiglie con una diminuzione del 4,7%. Si tratta del calo peggiore dall’inizio della serie storica presa a riferimento dall’Istituto di ricerca (1990).

Calo che, conseguentemente ha visto calare la propensione al risparmio nello stesso anno all’8,4% dall’8,8% del 2011.

Alessandro Gaetani

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Le Famiglie italiane e il Redditest

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Vi siete già cimentati con il Redditest?

Provate ad effettuarlo in maniera anonima per verificare eventuali distonie tra il reddito che avete dichiarato e il vostro tenore di vita (la cosiddetta coerenza tra spese e redditi).

Da qualche mese, infatti, è diventato operativo nel nostro Paese questo software di autodiagnosi per consentire alle famiglie una preventiva verifica della coerenza tra il reddito familiare prodotto e le spese sostenute nell’anno.

Sostanzialmente identifica un indice di coerenza tra le entrate della famiglia e lo stile di vita della stessa evidenziata da oltre 10 voci di spesa divise in sette categorie: abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, attività sportive e ricreative e cura della persona, altre spese significative, investimenti immobiliari e mobiliari netti.

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Puoi approfondire gli argomenti trattati nell’articolo con i libri acquistabili su:

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Il Redditest, è stato costruito secondo tecniche statistiche e considera, in forma sia diretta che indiretta tutte le spese e i risparmi delle famiglie, per dare una risposta all’equazione: Consumi + Risparmi = Reddito.

Inoltre le famiglie sono state suddivise in undici categorie differenti, secondo la composizione del nucleo familiare e delle cinque aree territoriali in cui è stato diviso il Paese (nord-est, nord-ovest, sud, centro, isole).

Lo strumento di autodiagnosi è scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate (unitamente alla normativa di accertamento sintetico – Articolo 38 del D.p.r. 600/1973 modificato dal D.l. 78/2010). Quest’ultima porterà avanti le verifiche attraverso il Redditometro.

In una recente intervista il direttore dell’Agenzia Attilio Befera ha confermato che il nuovo Redditometro non può e non deve essere individuato come uno strumento di accertamento automatico, ma di uno strumento valido per selezionare per l’accertamento i contribuenti che evidenziano per l’anno delle spese e risparmi familiari di molto superiori ai redditi dichiarati ovvero anche non dichiarati affatto dalla stessa famiglia.

Alessandro Gaetani

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