L’ultima relazione Covip sulla previdenza complementare (dati aggiornati a settembre 2019), secondo pilastro privato del sistema previdenziale italiano – il primo pubblico e a ripartizione, il terzo qualunque prodotto di accumulo a sottoscrizione individuale – riporta il numero di adesioni alla stessa.

Nella relazione si legge inoltre che “i fondi pensione negoziali restano i più convenienti: infatti, da un ISC (indicatore sintetico di costo) medio dell’1,07% su due anni di partecipazione si scende allo 0,26% su 35 anni. Mentre per fondi aperti e Pip, l’ISC calcolato sui medesimi orizzonti temporali passa, rispettivamente, dal 2,37% all’1,24% e dal 3,87% all’1,83%”.

E poi che: “La maggiore onerosità e il collocamento di prodotti solo di natura individuale sui quali non confluiscono, di fatto, contributi datoriali non ha impedito ai PIP di raccogliere un numero rilevante di adesioni oltre che di lavoratori autonomi anche tra i lavoratori dipendenti”. Ma è nel confronto a 10 anni (2008-2018) che l’incidenza dei costi è ancora più evidente.

Come evidenziato infine nella Relazione Covip, “i costi erodono i rendimenti in modo rilevante”, pertanto sarà interessante vedere se, anche nel 2020, sarà “l’opera capillare delle reti di vendita sul territorio, remunerate in base a sistemi di incentivo”, a fare scegliere ai lavoratori dipendenti le forme di risparmio previdenziale più costose.

Qui per leggere l’andamento dei rendimenti dei PIP.
Qui per farti un’idea su come scegliere la forma pensionistica integrativa più adeguata alle proprie esigenze?

Alessandro Gaetani

Tabelle estratte dalla Relazione Covip

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