Sport che vale oro per lo Stato

Quando si parla di sport, il pensiero va quasi sempre al tempo libero, al benessere personale, alla forma fisica. Raramente lo si collega ai conti pubblici, alle pensioni o alla sostenibilità dello Stato. Eppure è proprio qui che si sta aprendo una riflessione nuova.

Il Presidente dell'INPS Gabriele Fava ha dichiarato che una Società più attiva è una Società più solida
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Il presidente dell’INPS, Gabriele Fava, in un suo recente intervento sulla rivista Formiche, lo ha detto in modo molto chiaro.

L’attività fisica deve entrare stabilmente nella cultura del welfare. Non come slogan, ma come leva concreta di sostenibilità.

Il costo invisibile della sedentarietà

C’è un dato da cui partire: non fare sport costa. E costa molto. Secondo analisi di Organizzazione Mondiale della Sanità e Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’inattività fisica è destinata a generare miliardi di euro di spesa sanitaria nei prossimi decenni. Non è difficile capirne il motivo.

Una popolazione sedentaria è più esposta a malattie croniche come il diabete di tipo 2 o le malattie cardiovascolari. Sono patologie che non solo incidono sulla qualità della vita, ma richiedono cure lunghe, costose e continuative. In Italia vuol dire una pressione crescente sul Servizio Sanitario Nazionale. E questa è solo la prima parte del problema.

Dalla salute al lavoro: l’effetto a catena

Il vero salto di qualità nel ragionamento arriva quando si esce dalla sanità e si guarda al lavoro. Una persona in salute lavora di più, meglio e più a lungo. Si ammala meno, si assenta meno, mantiene più a lungo la propria autonomia.

Al contrario, chi sviluppa patologie croniche tende a uscire prima dal mercato del lavoro o a ridurre la propria capacità produttiva. Questo ha un effetto diretto sui conti pubblici. Da un lato si riducono i contributi versati, dall’altro aumentano le prestazioni da pagare.

Perché lo sport interessa davvero all’INPS

Quando si parla di previdenza, si pensa subito alle pensioni. Ma il sistema è molto più ampio: comprende invalidità, sostegni al reddito, misure assistenziali. In questo contesto, la salute della popolazione diventa una variabile economica fondamentale.

Se le persone stanno meglio lavorano più a lungo, vanno meno frequentemente in invalidità e accedono più tardi (o meno) a forme di pensionamento anticipato. Questo significa, in termini semplici, più entrate e meno uscite per il sistema.

È proprio questo il senso dell’intervento del Presidente Fava.

Lo sport non è solo una questione individuale, ma un fattore che incide sulla sostenibilità complessiva del welfare.

Un cambio di paradigma: dal welfare passivo al welfare attivo

La vera novità sta nel modo di interpretare il welfare. Per anni il modello è stato prevalentemente “passivo”: lo Stato interviene quando il problema si manifesta, pagando cure, pensioni o sussidi. L’idea che emerge oggi è diversa. Investire nello sport significa agire prima, riducendo i problemi alla radice. In altre parole, spendere oggi per risparmiare domani.

In questa prospettiva, fare attività fisica assume un ruolo simile a quello della prevenzione sanitaria o delle vaccinazioni. Non è più soltanto una scelta privata, ma una componente di politica pubblica.

Il limite da non ignorare

A questo punto è importante evitare facili entusiasmi. Dire che lo sport “salva le casse dello Stato” è efficace, ma rischia di essere fuorviante se preso alla lettera. I benefici economici esistono, ma sono graduali, distribuiti nel tempo e dipendono da molti fattori.

C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato: dal Nord al Sud del Paese non tutti hanno le stesse possibilità di fare sport. Differenze di reddito, territorio, età e accesso alle strutture rendono il quadro molto diseguale. Senza politiche pubbliche mirate, il rischio è che il tema resti confinato a una responsabilità individuale, senza produrre effetti sistemici.

La vera sfida per l’Italia

Se si vuole davvero trasformare lo sport in uno strumento di sostenibilità economica, serve un salto di qualità. Significa rendere l’attività fisica accessibile, diffusa e integrata con scuola, lavoro e sanità. Significa, in sostanza, trattarla come una vera infrastruttura sociale.

L’idea che lo sport possa contribuire alla tenuta dei conti pubblici non è una provocazione, ma una direzione strategica. Non risolverà da solo i problemi della spesa pubblica italiana, né quelli della previdenza.

Ma può incidere, in modo silenzioso e progressivo, su uno dei fattori più importanti: la salute della popolazione. E in un Paese che invecchia rapidamente, questo potrebbe fare una differenza molto più grande di quanto siamo abituati a pensare.

Alessandro Gaetani

Approfondimenti:

Sull’importanza dell’attività fisica

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