Botta e risposta tra Abi e CGIA di Mestre

Da una parte l’Ufficio studi della CGIA che, elaborando i dati della Banca d’Italia, segnala che è in frenata la contrazione dei presti bancari alle imprese.

Infatti si legge nel rapporto che “nell’ultimo anno gli impieghi vivi [1] (prestiti al netto delle sofferenze) sono scesi di 4,9 miliardi di euro (-0,7 per cento). Nulla a che vedere, comunque, con quanto è accaduto negli ultimi 7 anni. Dal novembre 2011 (anno di picco massimo delle erogazioni bancarie alle imprese) allo stesso mese del 2018, la diminuzione è stata del 27 per cento: in termini assoluti si conta una riduzione di impieghi vivi per 252,8 miliardi di euro. Nell’ultimo anno, tuttavia, in alcune regioni, come la Lombardia e il Piemonte, i prestiti sono tornati con il segno positivo. E questo lascia presagire che il peggio, probabilmente, è alle nostre spalle.”

“E’ vero – continua il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – che la domanda di credito da parte delle imprese è diminuita sia in termini di qualità che di quantità. Inoltre, non va nemmeno dimenticato che le sofferenze bancarie hanno assunto dimensioni preoccupanti, inducendo molte banche a chiudere i rubinetti del credito o a concedere i prestiti a condizioni più rigide. Tuttavia, la contrazione registrata in questi ultimi anni è stata eccessiva, soprattutto nei confronti delle piccole realtà produttive che, tradizionalmente più solvibili delle altre imprese, sono state, invece, le più penalizzate”.


Dall’altra parte, l’Abi attraverso il Vicedirettore generale, Gianfranco Torriero dichiara che “I dati resi noti oggi dalla CGIA di Mestre sull’andamento degli impieghi alle imprese non rappresentano correttamente il fenomeno del supporto dato dalle banche alle imprese. Lo dichiara, sottolineando che, in particolare, la CGIA di Mestre considera solo i cosiddetti impieghi vivi, cioè non tiene conto dei prestiti ricevuti dalle imprese e successivamente non rimborsati, cioè non tiene conto delle sofferenze, che sono comunque prestiti erogati alle imprese.

Tale osservazione – prosegue Torriero – assume ancora più rilevanza se i confronti vengono effettuati, come fa la CGIA di Mestre, prendendo a riferimento non solo l’andamento dell’ultimo anno ma anche il confronto rispetto al 2011, proprio l’anno in cui i prestiti hanno iniziato a trasformarsi in misura significativa in sofferenze. Pertanto non tenere conto delle sofferenze e delle sofferenze cedute o cartolarizzate inficia qualsiasi confronto intertemporale.

Secondo i dati ufficiali di Banca d’Italia – conclude – a novembre 2018, i prestiti alle imprese sono aumentati su base annua dell’1,1% e non diminuiti come invece indicato dalla CGIA di Mestre.

Alessandro Gaetani

[1] Essendo prestiti in bonis, allo stato attuale questi impieghi non producono cartolarizzazioni, cessioni e conseguenti cancellazioni dai bilanci bancari.

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