Sembrerebbe di si, vista la passione degli italiani per il gioco (Poker on line, Gratta e vinci, Lotto, Scommesse, Totocalcio, etc.), dimostrata dalle ultime statistiche utili che ci ricordano il valore del mercato legale dei giochi giunto nel 2011 a circa 80 miliardi di euro, cui possiamo aggiungere una somma stimata quasi uguale del settore “illegale”.

fate il vostro gioco!

Questi dati confermano la ricerca di arricchimento delle famiglie italiane attraverso giochi e lotterie varie.

Tuttavia i dati relativi alle vincite (importi premi più alti, distribuzione delle vincite ai giocatori abituali, etc.) nel complesso ci confermano che la partecipazione a giochi e lotterie varie è una fonte di arricchimento che può essere considerata trascurabile.

Se poi consideriamo che in media, circa il 30% delle somme giocate è introitato dallo Stato in tasse (fonte: AAMS – Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato), se ne deduce che forse il gioco è più frequentemente una fonte d’impoverimento più che di arricchimento.

Publio Cornelio Tacito affermava che “la speranza di diventare ricchi è una delle più diffuse cause di povertà”.

La massima è confermata anche da ricerche d’oltreoceano che sostengono che negli USA un Homeless su cinque (Barbun, come cantava il compianto Enzo Jannacci nella sua canzone dialettale di successo El portava i scarp de tennis), attribuisce la sua condizione al gioco d’azzardo.

Vietato l'ingresso ai minori di anni 18

Nel frattempo, una recente ricerca nazionale sulle abitudini di gioco degli italiani del 2011, curata dall’Associazione “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII”, e coordinata dal CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo) volta ad indagare le abitudini al gioco d’azzardo, sostiene che in Italia vi sono 1 milione e 720 mila giocatori a rischio dipendenza e ben 708.225 giocatori adulti patologici, ai quali occorre sommare l’11% dei giocatori patologici minorenni e quelli a rischio.

Pertanto non solo non sì ci arricchisce, ma si rischia fortemente di impoverirsi ed ammalarsi.

Alessandro Gaetani

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