Dovete fare un visita medica specialistica? Un esame specifico? Un intervento chirurgico? Vi recate presso la struttura sanitaria pubblica più vicina, al nord, al centro o al sud è indifferente, e vi sentite rispondere: “Si la mettiamo in lista d’attesa, la chiameremo tra qualche mese”.
Ecco il motivo principale per il quale una recente ricerca Fondazione Censis, ha dichiarato che oltre il 38% degli italiani negli ultimi due anni si è rivolto alla sanità privata.
Scorrendo i dati della ricerca, con percentuali inferiori, si trovano gli altri motivi che hanno favorito tale scelta: La segnalazione da parte di amici e/o parenti, La scelta del medico da cui farsi curare e il non avere strutture sanitarie pubbliche nella mia zona di residenza.
Anche l’Istat, con la sua indagine su “La cura e il ricorso ai servizi sanitari” rileva periodicamente i tempi di attesa distinti per tipo di specialista (privato accreditato, privato a pagamento intero, pubblico e pubblico a pagamento intero) e ci dice che complessivamente per una visita di tipo specialistico la maggior parte delle persone ha aspettato più di due settimane, ma che le percentuali schizzano all’insù, visto che le persone che si rivolgono al settore pubblico aspettano mediamente di più.
Urge allora una riorganizzazione della sanità/welfare in generale (pensate per esempio al peso sostanziale dell’assistenza ai malati cronici che ricade essenzialmente sulle famiglie con esiti e pesi insostenibili) con la necessaria integrazione pubblico/privato.
Ai tecnici e agli esperti la scelta della soluzione migliore, l’importante è che vi sia una pronta risposta da parte delle Istituzioni preposte, tenendo conto che allo Stato compete il compito etico di garantire a tutti i cittadini l’accesso universale alle prestazioni essenziali, indipendentemente dalla loro possibilità di reddito, il cosiddetto “diritto di tutela della salute” sancito dalla legge 833/78, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale.
Alessandro Gaetani
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