Ad aprile 2026 l’inflazione in Italia risale al +2,8%* su base annua secondo le stime preliminari ISTAT. Un dato che potrebbe sembrare sotto controllo, ma che non racconta fino in fondo ciò che stanno vivendo le famiglie.
A crescere di più sono ancora una volta le voci essenziali: energia (+9,5%) e alimentari non lavorati (+6,0%). Ancora più significativo è l’aumento dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (+4,3%), quelli che incidono maggiormente sulla spesa quotidiana.
Il risultato è che l’inflazione percepita è spesso più alta di quella ufficiale. Non perché i dati siano sbagliati, ma perché riflettono una media che non rappresenta allo stesso modo tutte le famiglie.
Negli ultimi anni i prezzi sono aumentati rapidamente e oggi, anche con una crescita più contenuta, restano su livelli elevati. Questo cambia la struttura dei bilanci familiari: le spese incomprimibili assorbono una quota sempre maggiore del reddito, riducendo lo spazio per risparmio e consumi.
Le famiglie a reddito medio-basso sono le più esposte, perché destinano una parte più ampia del budget ai beni essenziali. Per loro, l’inflazione si traduce in una riduzione concreta del potere d’acquisto.
In questo scenario, l’educazione finanziaria diventa uno strumento sempre più importante per adattarsi a un costo della vita che, pur crescendo più lentamente, resta stabilmente alto.
Alessandro Gaetani
* Fonte https://www.istat.it/
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