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Il FinTech tra banca e cliente

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L’era del Fintech: La rivoluzione digitale nei servizi finanziari
Il Fintech, in altre parole “Financial Technology”, raggruppa tutti quei modelli di business basati sull’utilizzo di software innovativi che consentono agli utenti di compiere ogni tipo di operazione finanziaria. In genere si tratta di startup che utilizzano tecnologie avanzate per rendere il settore dei servizi finanziari più veloce, dinamico e proficuo.

“La maggioranza delle banche – preoccupata di perdere parte del proprio business a vantaggio delle nuove realtà FinTech, migliori interpreti dell’evoluzione delle esigenze del cliente – sta stringendo delle collaborazioni con questi player con l’obiettivo di migliorare i propri servizi. E a beneficiarne è soprattutto il consumatore.”

Ecco quanto risulta dallo studio Global FinTech Survey 2016 di Price Waterhouse Coopers. Le startup del Fintech svolgono in linea di massima le seguente operazioni: crowdfunding, ovvero la raccolta di piccoli capitali dal pubblico dei risparmiatori; peer-to-peer lending, finanziamenti concessi da privati a privati oppure ad aziende; roboadvisor, cioè algoritmi che forniscono soluzioni di asset management creando portafogli finanziari con gli strumenti più efficienti; gestione dei pagamenti online e con le app; credit scoring, sistemi di valutazione del rischio di credito.

In Italia, operano già realtà come MoneyFarm, AdviseOnly, etc. ma in generale, attorno alla realtà del Fintech, nel nostro Paese c’è ancora parecchio vuoto da colmare.

Infine, si legge ancora nello studio sopra citato: “Nel frattempo, le banche dovrebbero iniziare a semplificare prodotti e servizi per facilitare il confronto tra i player del mercato e mitigare la confusione del cliente. In parallelo, è cruciale da parte loro ideare dei prodotti basati sull’esperienza dell’utente, piuttosto che mantenere il solito approccio di “procedure secondo le linee guida”.

Le banche dovrebbero prestare ascolto al feedback dei clienti e tradurlo in un’offerta di servizio in maniera puntuale. Tutte azioni queste, che vanno intraprese a prescindere dalla rivoluzione avviata dal FinTech.”

Alessandro Gaetani

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Banca-Cliente: più web meno sportelli!

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Banca Rotta
Banca Rotta

Continua in Italia la razionalizzazione della rete sportelli bancari, in parallelo all’aumento dell’utilizzo dei canali di contatto banca-cliente a distanza (internet, mobile banking e banca telefonica).
Oltre la metà dei correntisti italiani (il 55%), pari a circa 16 milioni di cittadini, usa il web per operare con la propria banca, con un aumento del 9% rispetto a un anno fa.
Due operazioni su tre oggi sono effettuate online e non sono più solo i giovani a usare l’home banking: anche il 35% dei clienti di età compresa tra i 55 e i 75 anni, infatti, dialoga con la banca via web.

Banche: possiamo ancora fidarci?

È quanto emerge dall’indagine realizzata da ABI con GfK che è stata recentemente presentata a Roma alla decima edizione del convegno Dimensione Cliente.
E’ l’incontro annuale ABI sul mercato retail e sulla relazione tra banca e cliente. Al centro dei lavori dell’edizione 2016 sono stati trattati argomenti quali: i nuovi target, le necessità e i nuovi comportamenti della clientela in una situazione competitivo basato sull’innovazione.

La trasformazione digitale dei servizi finanziari ha aperto la strada a nuovi modelli di servizio e d’interazione con i clienti. A fine dicembre 2015 in Italia erano operativi 30.091 sportelli bancari, in diminuzione di 649 unità rispetto a dicembre 2014, con una variazione annua pari al -2,1%. Nei confronti del numero massimo di sportelli bancari, registrato a fine 2008, è in diminuzione di 4.048 unità, pari al -11,9%.

In Italia ogni 100.000 abitanti ci sono 49 sportelli bancari, valore non discosto da quello che si registra in Germania (44 sportelli a fine 2014). La media europea è di 36 sportelli ogni 100.000 abitanti.

E’ in diminuzione anche la frequenza di visite mensili presso lo sportello che passa da 1,5 volte al mese nel 2008 a 1,1 volte al mese nel 2015, mentre l’utilizzo del canale internet per le operazioni bancarie è in forte aumento e passa da 1,1 volte al mese del 2008 a 1,9 del 2015.

Alessandro Gaetani

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Patto Abi/Consumatori “Crediamoci!”

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Nell’ultimo numero di ABINews (la newsletter mensile dell’Associazione Bancaria Italiana) si riportano i dati salienti del protocollo d’intesa siglato tra la stessa Abi e le Associazioni dei Consumatori (Acu, Adiconsum, Adoc, Asso-Consum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, Casa del consumatore, Lega consumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino, Unione nazionale dei consumatori).

Reinventare i servizi finanziari. Cosa i consumatori si aspettano dalle banche e dalle assicurazioni del futuro

“Credito alle famiglie nel mercato bancario europeo: con ‘CREDIamoCI’ un nuovo impegno comune di ABI e delle Associazioni dei consumatori a fronte dell’attuale contesto economico e normativo Ue.”

È questa la piattaforma del suddetto protocollo che si propone di aumentare ulteriormente gli ambiti di collaborazione e dare nuove soluzioni, o consolidare iniziative in corso, per l’accesso al credito, il sostegno alle famiglie in difficoltà e la consapevolezza dei consumatori.

Interessanti sono gli argomenti trattati in relazione al sostegno alle famiglie utile a “Rafforzare gli strumenti esistenti per sostenere il pagamento delle rate dei finanziamenti nei momenti di difficoltà del mutuatario (es. iniziative di legge quali Fondo di solidarietà per i mutui per la prima casa); promuovere su tutto il territorio nazionale visure standard di sospensione dell’ammortamento in favore delle popolazioni colpite da eventi di natura calamitosa (es. terremoti, alluvioni, etc.) nell’ottica di intervenire tempestivamente nei casi di emergenza ed evitare interventi differenziati a livello regionale; promuovere misure di sostegno per le famiglie in difficoltà nel pagamento delle rate di alcune tipologie di credito al consumo. Si tratta di misure innovative non ancora sperimentate in questo mercato.”

Mutande di ghisa: Dalla banca al supermecato: come evitare i pessimi “consigli per gli acquisti” del nostro cervello (SAGGI ITALIANI)

Infine in merito alla consapevolezza del consumatore viene sottolineata la necessità di “Incrementare la consapevolezza del consumatore nella scelta dei prodotti di credito e/o servizi accessori in termini di costi complessivi, rischi assunti (ad es. di credito e di mercato), valorizzando trasparenza e semplicità.”

Segnalo che, è possibile iscriversi alla versione elettronica della newsletter dell’ABI, facendone richiesta a: abinewsonline@abi.it.

Alessandro Gaetani

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Migranti: in Italia sempre più bancarizzati

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Migrazioni e migranti

E’ stato presentato recentemente dall’ABI (l’Associazione Bancaria Italiana, il cui Presidente attuale è Antonio Patuelli, eletto per acclamazione nel 2013, dopo che Giuseppe Mussari aveva lasciato per le polemiche sullo scandalo derivati del Monte dei Paschi di Siena), l’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti.

Quest’ultimo è un progetto pluriennale nato dalla collaborazione tra l’ABI e il Ministero dell’Interno, e gestito dal CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale), che intende fornire uno strumento di analisi e monitoraggio costante e organico del fenomeno dell’inclusione finanziaria dei migranti. Quest’ultima va di pari passo con il processo di integrazione nel Paese.

L’ultima rilevazione Istat quantifica circa 5 milioni di immigrati residenti in Italia, per i quali alla graduale stabilizzazione dal punto di vista familiare, abitativo e lavorativa si accompagna l’evoluzione dei bisogni finanziari.

L’indagine presenta molti indici di “familiarità” con la banca. Ecco che allora ritroviamo oltre 2,5 milioni di conti correnti intestati a cittadini immigrati delle 21 nazionalità considerate nell’ultima indagine dell’Osservatorio (Dicembre 2013).

Se il conto corrente assume il ruolo di punto di accesso per il processo di inclusione finanziaria, secondo l’indagine, a riguardo dei migranti non titolari di conto corrente, risultano 1,1 milioni le carte con Iban e carte PostePay offerte da BancoPosta (a fine 2012 un cittadino immigrato su tre senza conto corrente era titolare di queste carte).

I provenienti dall’America Latina e a seguire di origine europea e africana, sono le comunità che mostrano una maggiore familiarità con la banca.
In generale il migrante, si dimostra un cliente “evoluto” poiché utilizza, circa sei prodotti bancari (custodia del risparmio, mezzi di pagamento, gestione attiva del proprio patrimonio, etc.).

Un immigrato su due utilizza libretti di risparmio (bancari e postali), mentre emerge una forte diffusione degli strumenti di pagamento (banco/postamat).

Grazie. Ecco perché senza gli immigrati saremmo perduti

Anche l’uso del web è diffuso, infatti, dal 2010 al 2013 è più che raddoppiata la percentuale di migranti bancarizzati che utilizza i servizi di internet banking.

Alessandro Gaetani

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In banca con lo smartphone

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Nielsen ha recentemente pubblicato il Mobile Consumer Report 2013, nel quale si evidenzia come gli smartphone siano preferiti dal 62% degli italiani.

Questo dato ci fornisce qualche buon motivo per la dichiarata diminuzione degli sportelli bancari sul territorio nazionale (BCE: in Italia dal 2009 al 2012 il numero di sportelli si è ridotto di 1.641 unità per un totale di 32.528 – trend comune a tutta l’Eurozona e la UE).

Infatti, una recente ricerca effettuata da Crif e Sda Bocconi (Come cambia ed evolve il retail banking in Italia, fattori critici di successo, canali e innovazione di prodotto per vincere la sfida dello sviluppo) ci dice che assistiamo a un vero e proprio boom dell’on-line con un aumento della percentuale di italiani che per accedere ai servizi bancari usa sempre più l’internet e phone banking (operando in mobilità quindi con smartphone e tablet).

Questo vale soprattutto per le banche medio/grandi. Si prevede che nel 2017 il 49% dei clienti sarà “mobile”.

Con l’avvento del web e la diffusione di “device mobile” è aumentata pure l’autonomia decisionale dei clienti, quando parliamo di acquisto di strumenti finanziari.

Pertanto i manager bancari intervistati si sono dichiarati convinti che le istituzioni finanziarie debbano dimostrarsi capaci di saper adeguare prodotti e servizi in una forma sempre più personalizzata.

Importante sarà la ristrutturazione del modello di retail banking, anche se la ricerca evidenzia l’indirizzarsi delle banche (a differenza di quanto dichiarato dai manager bancari) più sul modo di relazionarsi con i clienti piuttosto che nella revisione della gamma d’offerta di prodotti innovativi.

Infine riporto quanto detto in recenti interviste da amministratori bancari che, visto l’aumento delle transazioni finanziarie fuori dalle filiali, si sbilanciano nel dichiarare che nei prossimi anni si vogliono eliminare completamente le attività di backoffice puntando tutto sull’aspetto consulenziale.

Alessandro Gaetani

Puoi approfondire sul tema con i seguenti libri e e-book:

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Le Banche vi scrivono!

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Sarà capitato anche a voi di ricevere recentemente comunicazioni promozionali, con le quali le banche vi chiedono di aprire un nuovo conto corrente e/o di deposito.

Le proposte sono più o meno allettanti, con buoni tassi di rendimento, solitamente con vincolo temporale, o con omaggi vari (buoni vacanze, gadget tecnologici all’ultimo grido, azzeramento delle spese mantenimento conto, etc.).

La maggior parte delle banche ha un conto di deposito, ma molti di questi sono un mix di conti per aggiungere la possibilità di svolgere le classiche operazioni bancarie.

Nella maggior parte dei casi si tratta di conti con possibilità esclusiva, e non, di “operatività on line”, i quali permettono alle banche di risparmiare sui costi fissi e sul costo del lavoro perché inevitabilmente si riducono gli addetti.

Attenzione perché spesso scegliere il rapporto solo on line, prevede dei costi aggiuntivi se poi ci si deve recare allo sportello.

Per esempio, ai vecchi clienti con un conto tradizionale, per tagliare i costi, le banche suggeriscono di aumentare l’operatività on line e telefonica.

I banchieri sono divisi, alcuni ritengono che l’ideale è avere una banca che ti permetta di fare tutte le operazioni on line (internet/telefono) ma che offra anche la possibilità di avere un rapporto diretto con un operatore bancario, anche solo per un supporto per operazioni che il cliente non vuole o non sa fare on line o assistito telefonicamente.

Per scegliere una prima possibile scrematura da fare è sicuramente in base all’ISC (indicatore sintetico di costo) che racchiude tutti costi da pagare.

Il resto va a “sentiment”, alcuni avendo familiarità con le nuove tecnologie saranno spinti ad agire davanti al proprio computer risparmiando tempo, denaro e fastidi (si evitano spostamenti con mezzi di trasporto, code, etc.), gli altri conserveranno l’abitudine della stretta di mano con il bancario in filiale (e quindi rapporto umano, supporto fisico, etc.).

Alessandro Gaetani

Per approfondire vi consiglio la lettura dei seguenti libri e ebook:

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