A partire dal 1992 in Italia le pensioni hanno subito diverse riforme, facciamo una cronistoria in sintesi:

Nel 1992

La riforma Amato innalza l’età di pensione delle donne e degli uomini (da 55 a 60 nel primo caso e da 60 a 65 nel secondo).

Allarga il periodo di retribuzione utile per il calcolo della prestazione pensionistica.

Nel 1995

La riforma Dini introduce il sistema di calcolo contributivo. Introduce un’età minima da accompagnare ai 35 anni di contribuzione per avere la pensione di anzianità. Viene fatta la prima equiparazione tra pubblico e privato e va a disciplinare definitivamente la previdenza complementare (Fondi pensione).

Nel 1997

La riforma Prodi irrigidisce i criteri per ottenere la pensione d’anzianità. Fa la seconda equiparazione tra pubblico e privato ai fini dei pensionamenti anticipati.

Nel 2007

Arriva il meccanismo delle quote per l’ottenimento della pensione d’anzianità.

Nel 2009

Arriva il meccanismo che dal 2015 in poi aggancerà l’età di pensione alle aspettative di vita, da revisionare ogni tre anni.

Nel 2010

E’ rivisto il meccanismo delle finestre d’uscita per la pensione, pertanto dal primo gennaio 2011:

  • tutti i lavoratori dipendenti andranno in pensione 12 mesi dopo il raggiungimento dei requisiti pensionistici sia di vecchiaia sia di anzianità.
  • tutti i lavoratori autonomi e gestione separata, andranno in pensione 18 mesi dopo il raggiungimento dei requisiti pensionistici sia di vecchiaia sia di anzianità.
  • tutti i lavoratori in regime di totalizzazione, andranno in pensione 18 mesi dopo il raggiungimento dei requisiti pensionistici sia di vecchiaia sia di anzianità.

In pratica, con questo ulteriore differimento, la pensione di vecchiaia di un lavoratore autonomo sarà pagata a 66 anni e mezzo.

Le lavoratrici del pubblico impiego raggiungeranno i requisiti di pensionamento di vecchiaia a 65 anni di età a partire dal 2012.

Questi sono i provvedimenti di maggior rilievo all’interno di un quadro regolamentare in continua evoluzione e che vedrà i lavoratori andare in pensione sempre più tardi e con pensioni sempre più esigue.

Alessandro Gaetani

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