
“No alle tasse sul contante, fuga dai Bot, investimenti per la realizzazione di infrastrutture considerati utili e rischiosi, ma il 35% dei più ricchi investirebbe in opere strategiche per il futuro del Paese”
Questi i punti chiave descritti nel recente Rapporto Aipb-Censis «Gli italiani e la ricchezza. Affidarsi al futuro, ripartire dalle infrastrutture», realizzato dal Censis per Aipb (Associazione Italiana Private Banking) e giunto alla 2^ edizione.
Vediamo di approfondirli leggendo il comunicato stampa del Censis, Centro Studi Investimenti Sociali (istituto di ricerca socio-economica fondato nel 1964).
La ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie italiane alla fine del 2018 ammontava a 4.218 miliardi di euro. Nella composizione del portafoglio delle attività finanziarie degli italiani vince la voce contante e depositi bancari, con 1.390 miliardi di euro, pari al 33% del totale e una crescita del 13,7% rispetto a dieci anni fa.
Tra i risparmiatori vince poi una crescente diffidenza verso lo Stato: il 61,2% degli italiani non utilizzerebbe i propri risparmi per acquistare Bot, Btp o altri titoli del debito pubblico.
Nella percezione delle persone più ricche esiste un rischio-Paese per l’Italia. Per il 53,4% di loro pensare al futuro del Paese desta preoccupazione, per il 23,4% curiosità e solo nell’8,3% suscita un senso di sfida.
Emerge una percentuale importante di clienti “Private” (quelli con oltre mezzo milione di euro di risparmi affidati al private banking) interessata a investire in infrastrutture e opere pubbliche in Italia.
Per l’89,3% degli italiani si tratta di investimenti strategici.
Per il 50,7% bisogna investire nella messa in sicurezza del territorio contro frane, inondazioni e terremoti, per il 39,3% nelle energie alternative, per il 33,2% nella ristrutturazione di monumenti, chiese, opere d’arte, siti archeologici, per il 22,5% nelle ferrovie e nei treni locali, per il 22% in collegamenti stradali e ferroviari tra il Tirreno e l’Adriatico, per il 20,8% nella connessione internet veloce ovunque e per il 20% nei trasporti pubblici delle grandi città.
Alessandro Gaetani