
“Introdotti nel 2020, i PIR alternativi sono stati pensati per indirizzare il risparmio privato verso piccole e medie imprese non quotate particolarmente esposte alle conseguenze della pandemia da Covid-19.
Possono essere detenuti da uno stesso risparmiatore in aggiunta ad un PIR tradizionale; sono prodotti finanziari con soglie di investimento più elevate e vincoli di investimento diversi rispetto a quelli tradizionali, con i quali hanno in comune l’esenzione fiscale sui rendimenti finanziari (sempre purché l’investimento sia mantenuto per almeno cinque anni).“
Questo si legge, tra gli altri contenuti informativi, sulla nuova Guida sui Piani Individuali di Risparmio messa appunto da ABI in collaborazione con le banche e le Associazioni dei consumatori che aderiscono al Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU).
Si tratta di un’infografica realizzata con l’obiettivo di favorire i cittadini nella comprensione di questa importante forma di investimento a medio-lungo termine, pensata in particolare per sostenere le piccole e medie imprese.
Nel frattempo, proprio per i “giovani” (perché nati solo lo scorso anno) e “ricchi” (perché destinati a chi può investire somme elevate*) PIR alternativi, con la nuova legge di bilancio arriva un credito fiscale fino al 20% delle somme investite nel corrente anno, nel caso di minusvalenze realizzate al momento del disinvestimento (non prima di 5 anni) che sarà compensato in 10 quote annuali.
Per i risparmiatori la consueta raccomandazione: non farsi ingolosire dalle sole agevolazioni fiscali e inserire lo strumento finanziario in una corretta diversificazione dei propri risparmi.
Alessandro Gaetani
*Nei PIR alternativi è possibile investire fino a 300.000 euro ogni anno fino al raggiungimento del tetto di 1,5 milioni di euro.
Leggi gli altri articoli che ho scritto sui PIR:
2020 È l’anno dei PIR 3.0
2019 Nuovi PIR, vedranno mai la luce?
2017 I Piani Individuali di Risparmio